Non solo Calvin Klein, Rick Owens e più recentemente J.W. Anderson: il superamento del confine maschile/femminile è un’ossessione che la moda cavalca da sempre, e oggi più che mai.

Lufthansa, nell’ambito della campagna di comunicazione All Colors on Board, in occasione della Milano Fashion Week 2024, ci porta in tutto il mondo per scoprire alcuni designer che abbattono il binarismo e gli stereotipi di genere con le loro creazioni super-queer.

Marco Rambaldi

Fondato nel 2017, Marco Rambaldi ha Milano nel cuore, la città che rappresenta la sua fusione tra tradizione e innovazione. Le sue collezioni rievocano gli anni ’70, parlano di artigianalità senza tempo, intrecciano uncinetti nostalgici e silhouette moderne, come in un sogno febbrile. Ogni capo è un richiamo alla fluidità non solo di genere. Il superamento dei binarismo in Rambaldi abbatte il confine tra giusto e sbagliato, tra passato e futuro e trasforma i suoi show in un viaggio tra ricordi e nuove visioni, tra femmina e mala-femmina.

Viaggio tra i fashion designer queer che abbattono i confini del binarismo (non solo di genere) - Rambaldi - Gay.it

 

Willy Chavarria

Nel 2015, tra le strade pulsanti di New York, Willy Chavarria ha dato vita alla sua sartoria streetwear che da subito si è rivelata una tempesta culturale. Willy decostruisce, con lentezza, quasi ossessivamente, quella mascolinità che per troppo tempo è stata confinata in regole strette. Lo fa con silhouette oversize che sembrano abbracciare il corpo e lo spirito, e farci marciare vero una pacifica rivoluzione. Ogni sfilata diventa un incontro tra ribellione e intimità, una storia d’amore tra minimalismo e cultura latina, tra appartenenza e lotta. Per scrivere nuovi capitoli espressivi tra le crepe della modernità.

Viaggio tra i fashion designer queer che abbattono i confini del binarismo (non solo di genere) - Chavarria - Gay.it

Neil Grotzinger NIHL

Nel 2018 a New York il designer Neil Grotzinger ha iniziato la sua sfida a tutto ciò che viene considerato maschile e ha dato vita al brand NIHL. Le sue collezioni hanno subito squarciato il cielo dell’ossessiva curiosità dell’industria fashion, come lampi di sensualità traslucida che vibrano di tensione, di desiderio di rottura e di aspirazione a nuovi canoni di bellezza. I suoi show costruiscono giochi di specchi nei quali tessuti trasparenti e perline parlano di quella vulnerabilità che ha sempre trovato rifugio nelle ombre, e che ora viene esposta in piena luce, esaltata, celebrata. Grotzinger svela una mascolinità che non si nasconde, ma che si mostra nella sua forma più cruda, più autentica, più provocatoria.

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Garbage Core

Dall’intuizione di Giuditta Tanzi, nel 2020 a Londra prende forma un progetto fashion-disruptive e concretamente antagonista: Garbage Core. Nulla è convenzionale, tutto è riciclato, reinventato, come un grido di resistenza contro l’omologazione. Il brand sfida la tradizione, smonta e rimonta, scompone e ricompone ogni cosa, ogni regola, ogni codice, in una danza disordinata ma necessaria. La fluidità di genere non come idea astratta, ma esperienza tangibile, materica, resa viva da tessuti riciclati e forme punk che gridano al mondo l’urgenza di riscrivere regole, cicli produttivi, stilemi creativi. È una moda che non sfila, ma marcia  contro l’establishment fashion conformista. E lo fa con inarrestabile e rabbiosa sensualità.

Palomo Spain

In Spagna nel 2015, con il suo brand Palomo Spain, Alejandro Gómez Palomo mette in scena la sua visione opulenta della moda, una fusione tra maschile e femminile che trasforma le passerelle di Parigi e New York in un teatro barocco di sensualità ridondante, sfacciata e fieramente fluida. I corpi escono quasi scolpiti dall’ossessione per un’identità sfuggente e insieme carnale, avvolti in pizzi e sete, in ruches e dettagli dorati che fluttuano tra passato e futuro, tra sogno e realtà. Ogni look è una dichiarazione d’intenti, una celebrazione della bellezza queer.

Viaggio tra i fashion designer queer che abbattono i confini del binarismo (non solo di genere) - Palomo - Gay.it

 

Harris Reed

Nel 2020, Harris Reed, a Londra, ha preso la moda e l’ha trasformata in una performance, una celebrazione teatrale della fluidità di genere, e di un glamour che sfida le definizioni. Ogni sfilata è un momento sospeso tra sogno e realtà, con drappeggi monumentali e silhouette scultoree che portano in scena un’estetica audace, quasi drammatica, in bilico sul confine tra maschile e femminile. Lo stile di Harris esplora la teatralità della moda, il suo è un atto liberatorio, un invito a riscrivere il proprio corpo e la propria identità.

Ludovic de Saint Sernin

Fondato nel 2017 a Parigi, Ludovic de Saint Sernin scolpisce il corpo maschile con spietata delicatezza. L’insieme delle sue collezioni, sempre sfacciate e coerenti, risuonano come un’ode alla vulnerabilità e al desiderio, dove la nudità, mai esposta ma sempre suggerita, si prende il centro della scena. Creazioni che giocano con la trasparenza, tessuti che sfiorano il corpo come una carezza, una fluidità sottile e pungente negli scintillanti dettagli metallici e una narrazione intimista quanto provocatoria, fanno di Ludovic de Saint Sernin un algido guerriero della guerra agli stereotipi di genere e alle convenzioni.

Viaggio tra i fashion designer queer che abbattono i confini del binarismo (non solo di genere) - LdSS - Gay.it

Bad Binch TongTong

Bad Binch TongTong, fondato a New York, non può essere confinato. Dal 2020 il suo approccio alla fluidità è sfacciato, esuberante, senza compromessi. Nei suoi show i colori esplodono, le forme sfidano la gravità e i confini tra maschile e femminile si dissolvono in una danza vertiginosa, disegnando volumi e forme a tratti visionari. Abiti strutturati, teatrali, dettagli che flirtano con il kitsch, Bad Binch TongTong è un urlo visivo, una rivendicazione di identità che va oltre il genere, oltre le categorie e le definizioni. Nulla è mai quieto, nulla ordinario, ogni sua creazione suggerisce un’esperienza sensoriale, ma anche un atto di disobbedienza, in sintonia con il caos dei nostri giorni, a metà tra Nord, Sud, Est e Ovest.

All Colors On Board di Lufthansa

All Colors On Board è la campagna che Lufthansa, la nota compagnia aerea tedesca, ha recentemente lanciato in Italia, Francia e Spagna. In occasione della Settimana della Moda in Europa, la campagna unisce l’impegno sociale alla moda. La moda svolge un ruolo significativo nella vita della comunità, perciò Lufthansa introduce ora un pezzo di moda molto speciale durante la Settimana della moda: una cintura nei colori LGBTIQ+, realizzata con cinture di sicurezza. In un gesto simbolico e significativo, la compagnia ha creato una serie limitata di 6 cinture ispirate alle cinture di sicurezza degli aerei, una iniziativa “pop” che è però espressione della radicata immagine di sé della compagnia. 

La campagna mira a celebrare la diversità e l’inclusione, due valori fondamentali per la compagnia aerea e per la società globale nel suo complesso. Con la creazione delle cinture, ognuna delle quali rappresenta un colore dell’iconica bandiera arcobaleno, Lufthansa non solo ribadisce il proprio impegno nei confronti della comunità LGTBIQ+, ma offre anche un nuovo modo per rendere visibile la causa e sostenerla trasmettendo un messaggio di uguaglianza, inclusione e rispetto.

Attraverso questa iniziativa, Lufthansa vuole trasmettere il messaggio che tutti i colori sono i benvenuti sui suoi voli. Indipendentemente dalla vostra identità di genere, dall’espressione della vostra identità sarete sempre i benvenuti a bordo. 

Disclaimer immagini

Le immagini contenute in questo articolo sono frutto della libera interpretazione da parte della direzione creativa di Gay.it prodotte con l’ausilio di intelligenza artificiale. Non sono immagini appartenenti o raffiguranti soggetti connessi ai designer citati nell’articolo.

Foto Cover: Karina Tess

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