Uscirà il 19 dicembre al Cinema Diamanti, nuovo film di Ferzan Ozpetek impreziosito da un cast quasi del tutto al femminile, con Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Sara Bosi, Loredana Cannata, Geppi Cucciari, Anna Ferzetti, Aurora Giovinazzo, Nicole Grimaudo, Milena Mancini, Paola Minaccioni, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Vanessa Scalera, Carla Signoris, Kasia Smutniak, Mara Venier, Giselda Volodi, Milena Vukotic, Stefano Accorsi, Luca Barbarossa, Vinicio Marchioni, Valerio Morigi, Edoardo Purgatori e Carmine Recano.
Il regista de Le Fate Ignoranti ha posato con le sue fantastiche attrici per Vanity Fair, concedendosi una lunga intervista al direttore Simone Marchetti. “Soddisfatto io? Mai stato in vita mia“, ha precisato Ozptek tra un ciak e l’altro. “Sono contento, piuttosto. Contento di quello che mi hanno dato queste attrici. Sono andato a toccare un periodo della mia gioventù quando facevo l’aiuto regista alle prime armi. Accompagnavo spesso regista, costumista e attrici in una sartoria meravigliosa di Roma e studiavo tutto quello che mi accadeva intorno. Mi ricordo i grandi costumisti del cinema: Maurizio Millenotti, Gabriella Pescucci, Piero Tosi. Che mondo affascinante, che talenti incredibili. Tosi è stato fondamentale per me, mi dava consigli, mi raccontava tutti gli aneddoti di Visconti e Fellini e con me leggeva le sceneggiature fino alle due di notte. Il giorno dopo andavo sul set a girare e mi tenevo a mente i suoi appunti. E in questo film collaboro con un altro grande costumista: Stefano Ciammitti“.
Ambientato nel presente e negli anni ‘70, sceneggiato da Carlotta Corradi, Elisa Casseri e dallo stesso Ferzan Ozpetek, Diamanti racconta fatti di vita e vicende amorose di un gruppo di donne che ruota attorno a una grande sartoria di cinema diretta da due sorelle tanto diverse quanto legate.
“Io racconto quello che conosco”, ha sottolineato Ozpetek. “E questa volta, più della storia, volevo raccontare l’intesa che instauro con le attrici, con le donne. È un’intesa diversa da quella con gli uomini. È più profonda. Le donne hanno un sesto senso sulle cose, non hai bisogno di parlare né di spiegare, ti intendi subito. Con Mara Venier ho un rapporto viscerale. E così anche con Kasia Smutniak. Lo stesso vale con Luisa Ranieri. E quando parlo con loro, non solo mi sento capito. Mi sento cresciuto. E poi è sempre tutto così caotico, così fuori dagli schemi, così inaspettato. Per un ruolo dovevo prendere un’attrice spagnola famosa. Poi ho scelto Vanessa Scalera. Lei arriva da me un giorno e scopro che dimostra venti anni di meno rispetto a come la truccano in televisione. Dovevamo parlare quindici minuti e invece siamo rimasti insieme quattro ore a bere quattro gin tonic. Ho un rapporto speciale con tutte queste donne”.
Il regista si è poi sbottonato sul suo rapporto d’amore con Simone, al suo fianco da una vita.
“Uscivo da una relazione di diciannove anni e avevo appena finito Le fate ignoranti. Un amico mi invita a un brunch e ci vado controvoglia. A un certo punto mi dice di andare a un tavolo dove c’erano alcuni uomini. Mi siedo di fronte a Simone e mi dico, dentro me: “Questa è la persona della mia vita, devo fare di tutto per averlo”. Ogni tanto lui mi guardava, quindi chiedo alla mia amica se gli piaccio e lei mi dice che lui non mi aveva nemmeno riconosciuto e che quando gli avevano detto chi fossi rispose che non gli interessava stare con uno famoso. Ci siamo rivisti altre tre volte: l’ultima sono riuscito a chiedergli il numero di telefono. Penso che da quella sera, e sono passati ventitré anni, abbiamo dormito separati forse solo cinque notti. Simone è mio padre, mio figlio, il mio amante, il mio migliore amico. E come diceva la grande Raffaella Carrà, quando si spegne il fuoco del sesso, arriva la tenerezza. E la tenerezza è il vero senso dell’amore“.
Un compagno, rivendica Ozpetek, e non un ‘marito’. D’altronde Ferzan e Simone si sono uniti civilmente nel 2016. “Perché la parola marito non mi piace. E nemmeno matrimonio: preferisco unione civile. È più bella. Simone è la mia vita. Però io mi innamoro spesso di altri uomini e di altre donne. Fa parte della mia passionalità. Sto leggendo un libro su Fellini che analizza il suo rapporto con Anna, una relazione di venticinque anni, vissuto insieme a quello con Giulietta, la sua vera compagna di viaggio. Però penso sia una cosa da registi appassionarsi, aprirsi alle emozioni e ai sentimenti. Ma non vado a letto con le mie passioni. È piuttosto un’intesa bellissima. Con Luisa, con Kasia, con Stefano (Accorsi, ndr)… e con Alvise Rigo, per esempio. Prima di conoscerlo, mi parlarono di lui per Ballando con le stelle, un programma che non guardavo. Fisso un appuntamento per conoscerlo e quando lo vedo vado nel panico pensando: ammazza che bono, ora tutti mi vedranno pranzare con lui e chissà che cosa penseranno. Con i miei attori e con le mie attrici non è mai così“.
Impossibile non parlare di diritti, vista l’attuale situazione politica nazionale e internazionale, con Ferzan che plaude l’ultimo Almodovar visto al Lido, Leone d’Oro con La Stanza accanto.
“Quello che Pedro ha detto a Venezia è importante e io lo condivido: ognuno deve poter decidere come morire. Ma, come le spiegavo prima, mi mancano la libertà e l’apertura mentale degli anni Settanta. Oggi si torna indietro. E temo che i prossimi dieci anni saranno un periodo molto difficile per i diritti e più in generale per tutti. Ci sono tanti temi da affrontare. Primo: l’immigrazione che è inevitabile e anche necessaria per una società di anziani come la nostra. Secondo: la questione dell’identità nazionale che non va vista solo come un baluardo dei conservatori ma come un insieme di valori da curare e da tramandare”.
Ma non c’è solo Diamanti, nell’imminente futuro di Ozpetek. Perché sono tre i progetti in essere. “Un film con due attori americani e una italiana. Un secondo progetto molto strano, così forte da mettermi quasi paura. E un lungometraggio dal mio romanzo Come un respiro“.
Protagonista di Diamanti è un regista, che convoca le sue attrici preferite, quelle con cui ha lavorato e quelle che ha amato. Vuole fare un film sulle donne ma non svela molto: le osserva, prende spunto, si fa ispirare, finché il suo immaginario non le catapulta in un’altra epoca, in un passato dove il rumore delle macchine da cucire riempie un luogo di lavoro gestito e popolato da donne, dove gli uomini hanno piccoli ruoli marginali e il cinema può essere raccontato da un altro punto di vista: quello del costume. Tra solitudini, passioni, ansie, mancanze strazianti e legami indissolubili, realtà e finzione si compenetrano, così come la vita delle attrici con quella dei personaggi, la competizione con la sorellanza, il visibile con l’invisibile.
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