In luogo di introduzione.
Lo scorso 20 settembre ha preso il via – e si è esaurito nel corso di una serata – un piccolo esperimento sociale dal nome in codice altamente auto-esplicativo: “Che fine hanno fatto?”. L’esperimento, nonostante le previsioni pessime, ha fornito risultati più che soddisfacenti.
Per essere precisi: dopo aver recuperato una certa rivista di annunci del 2009 (vedere più avanti), aver letto i suddetti annunci (tutti) – al fine di eliminare chi non avesse fornito un numero telefonico – abbiamo chiamato *una per una* queste persone con un solo fine: chiedere “Come va? Stai bene? L’amore, alla fine, l’hai trovato?”.
Indipendentemente da quello che hanno trovato *loro*, noi di cose ne abbiamo trovate parecchie: abbiamo trovato case editrici scomparse nel nulla; numeri di telefono reindirizzati a ragazze innocenti; abbiamo trovato persone molto tristi e persone molto simpatiche; abbiamo trovato il numero di telefono dell’ex amministratore delegato della rivista (vedere più avanti) su uno degli annunci più pittoreschi – solo per poi scoprire che si era trattato di un errore delle segretarie. Abbiamo trovato storie che vanno oltre le storie dei singoli inserzionisti.
NOTA n.1: Il budget stanziato per la realizzazione di questo articolo è stato interamente investito nella ricerca e nell’acquisto di riviste di annunci in cupi porno-shop della periferia di Milano e nell’acquisto di n. 8 lattine di birra utili a trovare il coraggio di alzare il telefono e fare le chiamate di cui sopra. Tra tutte le riviste capitate in nostro possesso, la vincitrice è stata “Incontri Proibiti”, la “più venduta!” (Sic). Il numero in questione è quello del marzo 2009, acquistabile all’epoca per 7€ – cifra che oggi, al netto dell’inflazione calcolata sugli indici ISTAT, corrisponde circa a 9 € – una spesa tutto sommato sostenibile per quello che la rivista offriva. Il che era: “Fotoannunci di escorts da tutta l’Italia!” e “Annunci erotici dalla tua regione con foto e telefono”.
INTERMEZZO FACOLTATIVO n.1: Sulla natura e costituzione delle pubblicazioni di settore dedicate a chi, in provincia, cercava compagnia.
NOTA n.2: se il gentile lettore ha superato la quarantina, è probabile che sia già a conoscenza di quanto riportato a seguire. Egli potrà quindi passare alla sezione successiva senza provare alcun senso di colpa. Tuttavia, se il gentile lettore è più giovane – e magari appartiene alla generazione Z, talvolta appassionata da racconti un po’ nostalgici e sempre alla ricerca del “come funzionava prima”, crediamo che le seguenti righe potranno essere per lui/lei di particolare interesse.
NOTA n.2.1: Nel seguente pezzo, data la natura del materiale di partenza (una rivista del 2009) verranno riportate *ad litteram* espressioni trovate nella rivista stessa. Nel 2009 non c’era l’attenzione al linguaggio che c’è oggi, quindi si potranno trovare parole come “negro” o espressioni usate impropriamente (e.g: transgender/transessuali). L’uso di queste espressioni nel testo a seguire è dettato dalla coerenza con il materiale di partenza e non rappresenta in alcun modo né il pensiero della rivista, né il pensiero dell’autore.
C’era un mondo prima della connessione globale – dove tutti sono raggiungibili sette giorni alla settimana, ventiquattro ore al giorno. Era un mondo analogico: c’erano lettere cartacee, trasmissioni televisive cablate – visibili su televisori a tubo catodico -, c’erano fax e cerca-persone e telegrammi e fermo posta (vedere più avanti) e pellicola fotografica e memorie magnetiche. In questo mondo anche gli incontri erano analogici. Nel senso che se si voleva conoscere qualcuno per qualsivoglia ragione, bisognava uscire di casa e parlare (dal vivo) agli altri. Nessuna comodità. Non si poteva scorrere Grindr, Tinder o Lesly filtrando per tag e interessi. Non si potevano avere una montagna di foto in anteprima per valutare il soggetto del nostro interesse e soprattutto, non ci si poteva chiacchierare prima di averlo visto dal vivo – no, le conversazioni epistolari non sono la stessa cosa.
La socializzazione (o meglio, l’omo-socializzazione) avveniva in luoghi predisposti quali bar, circoli, cinema, certe zone di certi parchi e talvolta bagni pubblici – anche se, probabilmente, chi si recava ai bagni pubblici non era molto interessato a parlare. O così, o le riviste di annunci. Pubblicare un annuncio su una rivista comportava alcune cose:
- Bisognava pagare.
- Dato che bisognava pagare, bisognava essere molto precisi in merito a quello che si stava cercando.
Inizialmente le inserzioni si pagavano a parola. Inserire una foto aveva un costo. La posizione dell’annuncio sulla pagina – e la sua dimensione – aveva un costo, così come la dimensione della fotografia (vedere più avanti per l’approfondimento sulla fotografia). Far pubblicare un’inserzione non era difficile. Bastava ritagliare l’apposito tagliandino in seconda di copertina, compilarlo, imbustarlo assieme ai soldi e una copia dei documenti ed era fatta: il mese successivo la foto di una propria parte anatomica sarebbe apparsa tra le pagine di Incontri Proibiti o pubblicazioni affini.
Poi è arrivato il mondo interconnesso e l’analogico ha lasciato spazio al digitale: web-cam, social media, indirizzi mail come “manzoneXL @ libero.com” – oggi purtroppo non più attivo. iPod prima e Spotify poi. E assieme al digitale è arrivata la decadenza del modello di business di queste riviste. Metafora di questa decadenza è una pubblicità, trovata a metà di una delle riviste finite in nostro possesso, di cui riportiamo il testo integrale:
“Vuoi farti conoscere? Vuoi il massimo della visibilità? Inserisci il tuo annuncio sui nostri siti, in regalo avrai l’inserimento dello stesso annuncio su 14 giornali”.
Il numero di Incontri Proibiti, la rivista utilizzata per il nostro piccolo esperimento, è del marzo 2009 – quindi relativamente recente. Internet già c’era, c’erano le fotocamere digitali e i siti di incontri. Lo sappiamo. Quello che vi raccontiamo sono gli ultimi ansimi di un’industria che di lì a poco sarebbe scomparsa.
Due conversazioni telefoniche all’apparenza senza importanza ma che funzionano come esempio per tutte le chiamate fatte e andate male (e.g: gente che ci ha attaccato il telefono in faccia e/o ha mandato a quel paese).
L’idea era quella di chiamare, dopo 13 anni, i numeri di telefono contenuti in Incontri Proibiti n.3/anno 7 del 2009. Degli oltre 70 numeri selezionati, oltre 3/4 erano stati eliminati. Dei restanti, la metà ha risposto e di questa metà, solo un’altra ulteriore metà ha deciso di chiacchierare con noi. Peccheremmo di coerenza giornalistica se raccontassimo che tutti morivamo dalla voglia di chiacchierare. Di seguito potete leggere, in modo integrale e senza tagli, una prima conversazione – diciamo una “conversazione standard” – valida per tutte le persone non interessate al nostro Piccolo Esperimento.
Click.
Interlocutore: …
OF: Pronto?
Interlocutore: …
OF: Pronto?
Interlocutore: Sì, pronto?
OF: Buongiorno, sono un giornalista.
Interlocutore: …
OF: Pronto?
Interlocutore: Sì?
OF: Dicevo, sono un giornalista. La disturbo?
Interlocutore: Sì.
(“Sì” lo disturbo o “Sì” ho capito?)
OF: Ho trovato questo numero in una vecchia rivista. Stiamo facendo un sondaggio anonimo. Le andrebbe di partecipare?
Interlocutore: No.
OF: Non sto vendendo niente, sono un giornalista.
Interlocutore: Adesso non c’ho voglia.
OF: Si tratta solo di rispondere a una domanda-
Click.
Trascriviamo anche una seconda conversazione, questa meritevole di menzione per la sua svolta inaspettata. L’annuncio, affiancato dalla foto di un uomo un po’ in carne, indossante intimo in pizzo nero, era il seguente:
“50 enne gradevole, bisex attivo e passivo, senza BB, cerca amico giovanile amante del travestimento intimo privato e giochi orali. No fumatori, no ciccioni, no negri”.
Click.
Interlocutrice: Pronto?
Voce di donna. Si sa che il telefono falsa le voci.
OF: Buongiorno. Con chi ho il piacere di parlare?
Interlocutrice: Dovrei chiederlo io.
OF: Sono un giornalista. Ho trovato questo numero su una rivista.
Pausa.
Interlocutrice: Una rivista vecchia?
OF: Sì.
Interlocutrice: È ”incontri proibiti”?
OF: … Sì.
La ragazza sospira.
Interlocutrice: Non è la prima persona che mi chiama dicendo che ha trovato questo numero su una rivista.
OF: Ah.
Interlocutrice: Credo che abbiano dato quel numero a un’altra persona. A me.
OF: Meglio che vincere alla lotteria.
Interlocutrice: Già.
OF: Posso chiederle chi è che la chiama?
Interlocutrice: Eh, uomini. Un po’ in là con gli anni, credo. Che cercano divertimento.
OF: Immaginavo. Grazie per aver parlato con me.
Interlocutrice: Si figuri. Arrivederci.
Una conversazione seria n.1.
Le prime 15-20 chiamate sono andate a vuoto e, nell’esatto momento in cui le speranze di trovare qualcuno disposto a parlare con noi stavano scemando, un bellissimo raggio di sole ha illuminato la nostra giornata. Il suo nome è Andrea, è molto simpatico e tende ad allungare la vocale finale di una certa parola (vedere più avanti) – dettaglio che in scrittura verrà reso mediante l’uso del segno diacritico macron.
Click.
Andrea: Pronto?
OF: Buonasera. Mi chiamo Oscar. Sono un giornalista.
Andrea: Sì.
OF: Ho trovato questo numero su una vecchia rivista.
Andrea scoppia a ridere.
Andrea: Da dove chiami?
OF: Da Milano.
Andrea: Ho capito. Dimmi pure.
OF: Stiamo facendo un sondaggio anonimo. Vorremmo sapere se in seguito agli annunci pubblicati, o proprio grazie a essi, lei abbia trovato l’amore.
Andrea: L’amore? Assolutamente no. Anche perché sono promiscuo, quindi zero felicità.
OF: Solo divertimento?
Andrea: Un sacco di divertimento.
OF: Posso chiederle quanti anni ha?
Andrea: Non sono più giovanissimo. Ma sono stato un bellissimo ragazzo.
Abbiamo potuto verificare empiricamente l’informazione. Nell’annuncio era presente una foto di Andrea e sì, era davvero un bellissimo ragazzo.
Andrea: Vorrei parlare, ma sono un po’ di fretta. Ora sto uscendo tesōro.
OF: Mi scusi, non intendevo disturbarla.
Andrea: Nessun problema, vado a fare serata.
OF: Ah, mi fa piacere! E dove, se posso chiedere?
Andrea: Vado in (nome della discoteca, omesso per questioni di riservatezza).
OF: La lascio andare allora. Grazie per aver parlato con me.
Andrea: Ciao, tesōro.
INTERMEZZO FACOLTATIVO n.2: Sulla gestione della privacy nell’epoca analogica, ovvero come avere una o più corrispondenze erotiche senza divulgare le proprie generalità.
Il fermo posta, un servizio che permetteva di ricevere corrispondenza presso un ufficio postale piuttosto che a casa propria, rappresentava una grande opportunità per chi non gradiva rendere pubbliche le proprie generalità. Era privato, sicuro, e simile – emotivamente parlando – a un albero di Natale. Quella casella veniva aperta nella speranza di trovarci qualcosa di buono, così come la mattina del 25 dicembre guardavi sotto l’albero pregando che Babbo Natale avesse evitato di regalarti vestiti.
Nella pagina del colophon (= nota tipografica che fornisce informazioni sulla produzione della rivista in cui è inserita) di Incontro Proibiti c’è un box altamente informativo che spiega il funzionamento del fermo posta. Ne riportiamo di seguito il testo integrale:
“Il Fermo posta. Come funziona? RICEZIONE: Per ricevere fermo posta dovete essere maggiorenni e chiedere al mittente di scrivere sulla busta il vostro nome o numero di telefono, nonché il Codice di Avviamento Postale e l’esatta denominazione dell’ufficio postale da voi scelto per il ritiro. Ritirare la corrispondenza all’ufficio postale presentando un documento d’identità. La corrispondenza rimane nell’ufficio postale per 30 giorni. Oltre questo termine, la spedizione non ritirata verrà restituita al mittente se ha indicato il proprio indirizzo. Per ulteriore informazioni potete telefonare al Call Center Unico di poste italiane (segue numero di call center che è inutile riportare qui). PREZZI: Il mittente paga un prezzo fisso di 0,26 € per ogni invio oltre la costo dell’affrancatura. Se il mittente non ha pagato dovrà farlo il destinatario al momento del ritiro”.
Esempio di annuncio con annesso fermo posta:
“Siamo coppia di 30enni distinti ma ciccioni. Cerchiamo singoli e coppie, come noi, per lanciarci in una sarabanda dannunziana all’insegna della ciccia. Gradita foto, indispensabile pulizia. FP [XXXXXX, Città di residenza]”.
Una conversazione seria n.2.
L’annuncio era:
“50enne carino, dolce e passionale, moro, meridionale, viso pulito, sano e pulito. Cerco uomo da 40 in su per una storia seria, basata sul vero amore. Astenersi falsi, malati e poco seri”.
Click.
Interlocutore: Chi è?
È la voce di un uomo stanco, con un leggero accento del sud.
OF: Sì, buonasera. Sono un giornalista.
Interlocutore: Mh.
OF: Sto lavorando a un articolo. Mi piacerebbe farle qualche domanda in modo anonimo.
Interlocutore: Mi dica.
OF: Ho trovato il suo numero di telefono su una vecchia rivista. Su un annuncio. Lei, cito verbatim ad litteram, cercava una relazione seria, basata sull’amore.
Interlocutore: Sì.
OF: L’ha trovato?
Interlocutore: Cosa.
OF: L’amore.
Interlocutore: No. Assolutamente no. Solo avventure. Niente di costruttivo.
OF: Mi dispiace.
Interlocutore: È la vita.
OF: E qualcuno… non dico l’amore della vita, ma qualcuno di importante? Anche solo un buon amico?
Interlocutore: No, assolutamente.
OF: È riuscito, in qualche modo, a trovare la felicità?
Interlocutore: No. La felicità sarebbe trovare una persona con cui stare bene. Ma alla fine qui non si può costruire niente. È solo sesso. Sesso e basta. Sesso usa e getta. È così oggi.
OF: Capisco.
Interlocutore: Ora dovrei andare.
OF: Certamente. Mi scusi se l’ho disturbata. Le auguro una buona serata.
Pausa.
Interlocutore: Ciao.
INTERMEZZO FACOLTATIVO n.3: Sulla struttura esilarante degli annunci pubblicitari contenuti nelle riviste di settore in oggetto, che proponevano articoli come grossi falli in elastomero termoplastico e vantaggiose offerte sull’acquisto di due o più DVD.
Come per tutte le riviste che si rispettino, anche quelle di annunci avevano le proprie pagine pubblicitarie. Relativamente al tipo di pubblicità presente su Incontri Proibiti, i casi erano due: o le prendevi estremamente sul serio o le trovavi estremamente comiche. C’è di tutto tra le pagine di Incontri Proibiti. Dai club privati dove veri uomini cercano veri uomini (sic), alle linee erotiche (“gemelle vogliose, doppia goduria, chiamaci ora! – segue numero di telefono”); linee che promettevano di farti conoscere donne speciali (nello specifico Stefania, Barbara e Morena, fotografate in déshabillé in quello che sembra essere un rapporto feticistico con l’oggetto principale del loro lavoro, cioè una cornetta telefonica); c’erano inserzioni full-page di transessuali (“Sono una vera femmina, ho tutto quello che vuoi e anche di più!” – copy un po’ scontato ma supponiamo funzionale per il pubblico di riferimento).
C’era anche la doppia pagina dei giocattoli erotici. Per acquistarli bastava ritagliare e compilare l’apposito modulo con i codici prodotto. Tutto qua. Si pagava direttamente al corriere alla consegna, privacy garantita. Di particolare interesse citiamo: “Nettuno” (cod. pro: 15572), un fallo di gomma azzurrino da 23,5 cm di lunghezza, da usare “prima e dopo la doccia” – come raccomandato dalla relativa descrizione. L’offerta del mese, a marzo 2009, era un gel lubrificante indicato per le penetrazioni anali. Intrigante anche il “Rubber” (cod. pro: 255403), un dildo munito di realistica pelle in grado di restituire sensazioni di grande veridicità – e solo per 34,90 €! Le menzioni speciali vanno a *Gary B*, una realistica bambola gonfiabile munita di peluria sul petto e la sua controparte femminile – priva di nome – venduta sotto il brand “Barely Legal – cyberskin”.
L’Hard Discount, la doppia pagina dei DVD, funzionava allo stesso modo – ma implementava anche un interessante sistema di sconti incrementali. Riportiamo di seguito il listino prezzi:
1 DVD … 18€
5 DVD … 49€
10 DVD … 69€
20 DVD … 99€
Da notare l’assenza delle spese di spedizione. Tra i titoli menzioniamo “Vecchie feticiste”, la fortunata saga cinematografica “Stupri d’autore”, “Carolyn Super Anal”, “A qualcuno piace Negro” e una pellicola dal titolo magicamente allitterato: “Ragazze Pazze Per Il Cazzo”.
Un’ultima conversazione
Come già accennato, molte telefonate sono andate a vuoto. Ma questo non significa che poi non ne abbiamo ottenuto qualcosa. Infatti qualcuno ci ha poi scritto, via SMS o whatsapp, messaggi che andavano dall’incuriosito “Ho ricevuto una chiamata da questo numero” al velatamente aggressivo “Si può sapere chi cazzo sei?” (Sic). Riportiamo di seguito uno degli annunci che abbiamo provato a chiamare e che non hanno avuto risposta immediata:
“Bel maialone moro e dotato, fisico come da foto [non presente] insaziabile e porcello cerca singoli per sesso anche bizzarro giochi con falli, pissing ecc. Solo chiamate o manda foto con MMS. Annuncio sempre valido [segue numero di telefono]”.
Poco dopo la chiamata andata a vuoto arriva un messaggio sul cellulare.
Interlocutore: Ho ricevuto una chiamata, chi sei?
OF: Buonasera, scusi per il disturbo. Sono un giornalista. Ho trovato il suo annuncio su una vecchia rivista. Volevo solo fare una chiacchierata.
Intelocutore: Quale rivista?
OF: Si chiama “Incontri Proibiti”. È piuttosto vecchia.
Interlocutore: Penso ci sia un errore. Io non sono stato un inserzionista di “Incontri Proibiti”, ma ero il proprietario.
Ed è in questo esatto momento che il mondo ha smesso di girare. Tra le varie idee per lo sviluppo di questo articolo c’era anche una sezione dedicata alla storia editoriale della rivista stessa. Ma realizzarla si è dimostrato impossibile. Google non restituisce risultati cercando “Incontri Proibiti”; la casa editrice e la redazione sono sotto una certa GEMECO sc di Ivrea – anche questa si è dimostrata una pista cieca, come il tentativo di chiamare il tribunale di Aosta (dove il mensile è registrato) per avere informazioni. Insomma, non c’erano informazioni. E poi, in modo del tutto casuale, riusciamo a intercettare il proprietario. La conversazione continua così:
OF: Lei era il proprietario di Incontri Proibiti?
Interlocutore: Sì, ero il proprietario. Mandami l’inserzione per favore.
Inviamo al soggetto l’inserzione che abbiamo riportato sopra e attendiamo con trepidante attesa una risposta.
Interlocutore: No, deve essere stato un errore delle segretarie. Tolto il fatto che non mi piace neppure quello che c’è scritto. Sentiamoci domani, così capiamo.
Un paio di giorni dopo ci sentiamo. Il suo nome è C. e siamo stati al telefono quasi un’ora. La persona di C. meriterebbe un articolo a parte (ci stiamo lavorando). Oltre a essere molto gentile e disponibile, C. è la memoria storica di un mondo sotterraneo che lui stesso non esita a definire “morto e sepolto”. Riportare qui l’intera conversazione avuta allungherebbe all’inverosimile l’articolo, quindi elenchiamo i punti salienti a) e b).
a) La GEMECO sc gestiva tutto un circolo di riviste di annunci, il cui intento era quello di posizionarsi in provincia. A detta di C., trovare compagnia in provincia (anche nel 2009 e con internet che stava diventando una cosa affermata) poteva essere complesso. Per questo sulla copertina di “Incontri Proibiti” capeggia la scritta “Annunci dalla tua provincia”: era quello il settore in cui la GEMECO si inseriva e di cui ha vissuto per moltissimo anni.
b) Le fotografie. Fotografie di peni e vagine e corpi di vario tipo impegnati in attività di vario tipo. In un epoca pre-internet le foto andavano scattate su pellicola. E quella pellicola, a meno che non di disponesse di specifiche competenze tecniche e di una camera oscura, dovevano essere portate a sviluppare. Da persone. Persone che, per forza di cose, avrebbero visto gli scatti. Le soluzione erano due.
- portare le foto in certi porno-shop che offrivano servizi di sviluppo rapido.
- Rivolgersi alla GEMECO. La società aveva implementato un sistema di sviluppo foto interno. In pratica, se oltre all’annuncio si allegava anche il negativo, loro si occupavano di tutto il che, è il caso di dirlo, risolveva molte problematiche.
Cosa abbiamo imparato, se abbiamo imparato qualcosa.
Qualcuno ha detto che prima si stava meglio. I nostri genitori, probabilmente. I late-boomer o i primi Gen X. Prima di internet, del mondo globalizzato; prima che tutti i rapporti andassero a quel paese, corrosi da una cultura del tutto & subito. Qualcuno ha detto che *prima* i rapporti erano migliori, più sani, più veri, come se *prima* l’infelicità non esistesse. Ma non è così. E se c’è qualcosa che abbiamo imparato da tutte le telefonate fatte è proprio questo: la gente è sola. Era sola prima ed è sola adesso, non importa se a stare tra loro e il mondo ci fosse lo schermo di uno smartphone o lo spesso vetro di un televisore catodico. Li abbiamo cercati, i Felici, ma non li abbiamo trovati. Va anche detto che chi ha trovato la felicità oggi probabilmente ha cambiato numero di telefono e vive una vita nella pace e nell’equilibrio dei sensi, lontano dalla follia e dall’orrore di centinaia dei pazzi di tutti i giorni.
Non resta che essere felici per chi ha trovato quello che cercava e speranzosi per chi lo sta ancora cercando.
Si ringraziano per la collaborazione il Corvo, la Volpe e il Topo.
Articolo a cura di Oscar Francioso
Cover Image: Ph: Simone Sozzani



