Il Giubileo delle persone LGBTQIA+ segna un passaggio storico: il 5 e 6 settembre a Roma circa 1.300 credenti queer da tutto il mondo attraversano la Porta Santa di San Pietro, in un pellegrinaggio organizzato da La Tenda di Gionata e inserito nel calendario ufficiale dell’Anno Santo. Non è solo un rito, ma un segnale di visibilità e riconciliazione dopo decenni di marginalizzazione dentro la Chiesa.
Pellegrinaggio dei cattolici LGBTIAQ+ in Vaticano: video esclusivo di Gay.it
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Il programma prevede incontri di testimonianza, la Messa al Gesù presieduta da mons. Francesco Savino, vicepresidente CEI, e la processione verso la Basilica. Segue una cena comunitaria promossa dal Global Network of Rainbow Catholics. Dalla Svezia all’Italia, dalle madri di figli transgender ai religiosi queer, le storie raccolte raccontano la fatica e la bellezza di un cammino lungo, spesso segnato da porte chiuse, ma mai interrotto.
«Ci comportiamo come la vedova insistente della parabola: bussiamo, bussiamo ancora» spiega Innocenzo Pontillo, presidente de La Tenda di Gionata. «Non cerchiamo un ghetto, ma un segno di rinascita: diciamo che nella Chiesa nessuno è ospite indesiderato». È un cammino che porta con sé ferite ancora aperte, come quella di Alfredo Ormando, che nel 1998 si dà fuoco in piazza San Pietro, e insieme la speranza di una Chiesa capace di ascoltare le pietre scartate diventare testata d’angolo.
Luci e ombre del primo pellegrinaggio LGBTQIA+ durante un Giubileo: perché è importante?
