Partiamo da un dato scomodo: ogni volta che depositiamo soldi in banca, non vengono solo “messi da parte”. Vengono investiti.
La banca li prende, li sposta e li usa per finanziare qualcosa o qualcuno: aziende, progetti, governi, industrie. Il punto è che di solito non sappiamo esattamente cosa.
Potrebbe essere energia rinnovabile. Potrebbe essere un’azienda farmaceutica. Potrebbe essere la produzione di armamenti destinati a paesi che criminalizzano l’omosessualità. Il meccanismo è opaco per design: la finanza tradizionale tende a non raccontare dove vanno i nostri soldi, e forse noi tendiamo a farci poche domande. Ma le scelte individuali sono quelle che, sommandosi, determinano i destini del mondo.
Finanza, guerra e pace
Mentre infuria l’ennesimo conflitto legato al petrolio, è inevitabile chiedersi anche se i nostri soldi finanziano questa economia di guerra, queste crisi permanenti, che hanno inoltre l’effetto di comprimere i diritti civili. Dietro a gran parte dei conflitti che stanno insanguinando il mondo c’è (da decenni!) la competizione per le risorse energetiche derivanti da fonti fossili.
Allora: esiste un’alternativa?
Sì, in Italia esiste dal 1999. E si chiama finanza etica, anche se a molti sembra un ossimoro.
La finanza etica rifiuta di investire in armi, perché ritiene che la corsa al riarmo non sia uno strumento di sicurezza, ma una ricetta certa per scatenare nuovi conflitti (più armi ci sono nel mondo, più si creeranno occasioni per usarle); perché ritiene che nessun rendimento derivante dalla produzione e vendita di armamenti possa definirsi etico (se i governi si vogliono riarmare, noi possiamo dire “non con i miei soldi”).
La finanza etica investe in progetti per lo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili che non solo salvaguardano il pianeta, ma che possono rendere l’Europa più indipendente sul piano energetico e meno assoggettata alle tensioni geopolitiche e alle crisi economiche derivanti dalle guerre del petrolio.
A chi rivolgersi in concreto, per scegliere la finanza etica?
In Italia, Banca Etica è l’unica banca interamente dedicata alla finanza etica, e una delle poche al mondo a pubblicare online tutti i finanziamenti erogati alle imprese. Non è un gesto simbolico: significa che chiunque abbia un conto può verificare, in tempo reale, dove vanno i propri risparmi. Nessuna banca tradizionale lo fa.
Banca Etica non finanzia armi, fonti fossili, gioco d’azzardo né paesi che violano i diritti umani.
Al contrario investe in energie rinnovabili, aziende inclusive, ed in generale seleziona i progetti da sostenere sia in base alla solidità economica, sia sulla capacità di creare equità e inclusione per tutti e tutte, con particolare attenzione alle comunità più a rischio di essere marginalizzate e discriminate.
Questa scelta ha conseguenze concrete, che si possono leggere, nome per nome, sulla pagina dei finanziamenti del suo sito.
Dare credito alle realtà LGBTQIA+

A Palermo, da oltre quindici anni, un festival di cinema è diventato molto più di una rassegna.
È il Sicilia Queer filmfest, nato in un momento di grande fermento sui diritti LGBT+, ma che negli anni ha scelto di allargare il proprio orizzonte, trasformandosi in un laboratorio permanente di cultura, cinema e relazioni.
Organizzare un festival indipendente in Sicilia, nel 2026, resta una sfida quotidiana:
«Mancano fondazioni bancarie, grandi sponsor territoriali, e spesso anche un’interlocuzione stabile con le istituzioni» dichiara Giorgio Lisciandrello, il fondatore.
Come molte altre manifestazioni queer, il festival vive grazie ai volontari che percepiscono rimborsi spese simbolici:
«Lo facciamo perché crediamo in questo progetto, ma questo rende anche difficile una vera professionalizzazione».
Una scelta faticosa, ma che garantisce libertà e indipendenza:«Non dipendendo da grandi enti, siamo molto liberi nelle scelte. Possiamo invitare chi vogliamo, costruire il programma senza dover rendere conto a nessuno. Questa libertà è una ricchezza».
Il Sicilia Queer filmfest riceve un finanziamento ministeriale che, però, arriva spesso a festival già concluso, costringendo l’associazione ad anticipare gran parte delle spese.
«È uno dei motivi per cui abbiamo deciso di sostenere il festival», spiega Claudia Mangano, vice responsabile della filiale Banca Etica di Palermo. «Parliamo di un festival indipendente, stimato a livello nazionale e internazionale, che lavora su tematiche legate alla diversità, alla non conformità, alla sperimentazione culturale. Sono linguaggi alternativi che fanno fatica a trovare spazio nei canali mainstream».
Anche G.A.G.A. Vicenza, che gestisce lo sportello informativo e di ascolto e il gruppo trans di socializzazione, ha scelto di lavorare con Banca Etica perché riflette a pieno i valori fondamentali dell’associazione.
”Questa partnership non è stata casuale: risponde alla necessità di trovare un istituto bancario che non solo gestisca i nostri fondi in modo etico, ma che sia anche allineato con gli ideali di giustizia sociale e inclusione che G.A.G.A. Vicenza promuove con passione.” afferma Mirco Di Naro di G.A.G.A.
Un altro esempio viene dalla Spagna, dove Fiare Banca Etica – la divisione iberica del gruppo – supporta LGBTIcat, piattaforma catalana per i diritti delle persone LGBTQI+. Il sostegno finanziario ha permesso al movimento di strutturarsi e tenere aperto lo sportello di ascolto anche nei momenti di crisi politica.
Si tratta di credito — con un’analisi che non valuta solo i numeri, ma l’impatto sociale e ambientale di chi chiede i soldi.
Non solo a giugno

Ma, aldilà del Pride Month, Banca Etica è stata la prima azienda europea a ottenere la certificazione ISO 30415:2021 “Diversity & Inclusion” — confermata per il quarto anno consecutivo nel 2025.
Dispone anche della certificazione ISO 53800 per la parità di genere e la UNI/PdR 125:2022. Non perché i certificati siano la fine della storia, ma perché testimoniano un lavoro strutturato e verificabile, che non si esaurisce nel mese di giugno.
Una scelta individuale con effetti collettivi
La finanza etica non è la risposta a tutto. Non risolve le leggi sbagliate, non accelera le sentenze, non sostituisce il lavoro politico e associativo. Ma è uno dei pochi ambiti in cui una scelta individuale, che devi fare comunque (depositare i soldi in una banca), può produrre un effetto collettivo virtuoso.
Se i risparmi di chi crede nei diritti finanziano organizzazioni e imprese che quei diritti li rispettano davvero, quei soldi lavorano per un mondo migliore.
Come dicono da Banca Etica: l’interesse più alto è quello di tutti.
→ Scopri l’impatto dei finanziamenti di Banca Etica
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