Da volto simbolo del trono gay di Uomini e Donne a professionista affermato nel mondo beauty, Alex Migliorini continua a reinventarsi senza perdere il contatto con il pubblico che lo segue dai tempi del dating show di Maria De Filippi. 

Alex Migliorini
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Alex Migliorini a Gay.it: “Sarebbe bello vedere più storie queer in TV!”

Negli ultimi anni Alex Migliorini ha costruito un percorso sempre più solido nel settore hairstyling e beauty, trasformando la sua passione in una professione vera e propria. Adesso, però, è arrivato un nuovo capitolo importante: l’apertura di un salone tutto suo.

Nel frattempo, l’ex tronista ha vissuto anche una piccola esperienza cinematografica con una comparsa in Il diavolo veste Prada 2, sequel del cult con Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt, uscito nelle sale italiane nel 2026.  

Tra lavoro, identità, pressione estetica e rappresentazione queer in televisione, noi di gay.it abbiamo intervistato Alex Migliorini. 

Ecco le sue risposte: buona lettura!

Dopo anni nel mondo beauty e hairstyling, adesso stai per aprire un salone tutto tuo: che significato ha questo passo per te, anche a livello personale?

“È un traguardo molto importante, che sento profondamente mio. Dopo anni di esperienza nel beauty e nell’hairstyling, aprire un mio salone rappresenta la possibilità di mettere finalmente la mia visione, il mio stile e la mia identità in uno spazio concreto. 

È un passo professionale, ma anche personale: è come costruire un posto dove le persone possano sentirsi accolte e valorizzate”.

Nel beauty c’è ancora tanto stereotipo sugli uomini gay e sull’estetica: tu hai mai sentito il peso di certe etichette?

“Sì, a volte capita ancora che alcune persone associno automaticamente un uomo gay al mondo dell’estetica o viceversa, come se dovesse per forza rientrare in uno stereotipo preciso. 

Però penso che oggi sia importante superare queste visioni un po’ limitate. Ognuno dovrebbe sentirsi libero di esprimere sé stesso, il proprio stile e la propria personalità senza dover essere etichettato. 

Alla fine quello che conta davvero è la professionalità, la sensibilità e il modo in cui fai stare bene le persone”.

Oggi i social chiedono perfezione continua: tu come vivi il rapporto con il tuo corpo?

“Cerco di viverlo in modo sano ed equilibrato. Amo allenarmi e prendermi cura del mio corpo, perché mi fa stare bene sia fisicamente che mentalmente. 

Però ho imparato anche a non rincorrere una perfezione impossibile, soprattutto quella che spesso si vede sui social. Per me oggi il benessere viene prima di tutto: sentirsi bene con sé stessi vale molto più dell’apparire perfetti”.

Hai fatto una piccola comparsa ne Il Diavolo Veste Prada 2: che atmosfera si respira su un set così iconico?

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“È stata un’esperienza incredibile, quasi surreale. L’energia sul set è molto intensa ma allo stesso tempo estremamente professionale. Si percepisce subito di essere dentro qualcosa di importante, dove ogni dettaglio conta. Anche solo per poco tempo, è stato emozionante farne parte”.

Se dovessi scegliere un personaggio del film che ti rappresenta: chi saresti?

“Probabilmente prenderei un po’ della determinazione e della crescita personale che attraversano diversi personaggi. Se devo sceglierne uno, direi Andy: perché è un personaggio che evolve, che si mette in discussione e che impara a trovare la propria strada”.

Tu sei stato il secondo e ultimo tronista gay di Uomini e Donne: ti fa strano pensare che, dopo tanti anni, quel percorso non sia mai più tornato?

“Un po’ sì, perché è stata un’esperienza importante non solo per me ma anche per il pubblico. Allo stesso tempo però penso che ogni percorso abbia i suoi tempi e le sue modalità. Io sono grato di aver fatto parte di quel momento e spero che in futuro ci possa essere ancora spazio per storie simili”.

Secondo te il pubblico italiano era davvero pronto oppure quel trono è stato trattato più come un “evento” che come qualcosa da normalizzare?

“Credo che in parte sia stato entrambe le cose. Sicuramente ha avuto un forte impatto mediatico ed è stato vissuto anche come un evento televisivo. Però allo stesso tempo ha aperto un dialogo importante e ha fatto riflettere molte persone. La normalizzazione è un processo graduale, e ogni passo in quella direzione conta”.

Sono passati anni dal tuo trono gay a Uomini e Donne: oggi vuoi lanciare un appello a Maria De Filippi? Non credi che sia arrivato il momento di far tornare un trono queer in TV, magari anche con una tronista lesbica?

“Più che un appello, direi che sarebbe bello vedere la televisione continuare a raccontare la realtà in tutte le sue forme. Sarebbe sicuramente un segnale importante e contemporaneo dare spazio a nuove storie e nuovi percorsi, anche queer. Penso che il pubblico oggi sia ancora più pronto ad ascoltare e a riconoscere la normalità in tutte le sue sfumature”.

 

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