Ogni estate Temptation Island torna a dominare la conversazione televisiva italiana. Milioni di spettatori seguono il viaggio nei sentimenti delle coppie protagoniste, commentano falò di confronto, tradimenti, riavvicinamenti e colpi di scena, mentre sui social ogni frase pronunciata dai concorrenti si trasforma in meme.

Dopo numerose edizioni, il reality di Canale 5 condotto da Filippo Bisciglia è ormai uno dei fenomeni pop più riconoscibili della televisione italiana. Eppure, mentre il programma continua a raccontare crisi, gelosie e tentazioni, c’è una domanda che ritorna puntualmente ogni estate: perché a Temptation Island non ci sono mai coppie LGBTQIA+?

Raffaella Mennoia, Temptation Island
Raffaella Mennoia, Temptation Island

Temptation Island queer: perché il reality continua a ignorare le coppie LGBTQIA+? 

La questione è tornata di stretta attualità dopo le dichiarazioni di Raffaella Mennoia, storica autrice della Fascino e collaboratrice di Maria De Filippi, che in un’intervista rilasciata a La Stampa ha affrontato il tema della rappresentazione queer nel programma. Alla domanda sulla possibilità di assistere a un coming out all’interno del reality, Mennoia ha risposto: «Nulla deve essere pilotato. Se venisse fuori spontaneamente, ben venga. Ma se una persona mi confidasse di essere attratta anche da persone del suo stesso sesso, lo escluderei: sarebbe indelicato che il partner lo scoprisse con un rvm».

Una riflessione che parte da un principio difficilmente contestabile: il coming out è un percorso profondamente personale e nessuno dovrebbe trovarsi nella condizione di viverlo davanti alle telecamere o, peggio ancora, di essere “smascherato” attraverso uno dei celebri filmati mostrati durante i falò. Tuttavia, le parole dell’autrice spostano inevitabilmente l’attenzione su un altro tema, ben più ampio: il fatto che Temptation Island, nonostante raccolga ogni anno migliaia di candidature, continui a raccontare esclusivamente relazioni eterosessuali.

Perché il format di Temptation Island non può semplicemente accogliere una coppia queer

Molti immaginano che basterebbe inserire una coppia gay o lesbica nel cast per rendere il programma più inclusivo. In realtà, la questione è decisamente più complessa. Il vero limite non è tanto una scelta narrativa quanto la struttura stessa del format.

L’intero meccanismo di Temptation Island si basa infatti su una divisione netta: da una parte i fidanzati convivono con un gruppo di tentatrici, dall’altra le fidanzate vivono con un gruppo di tentatori. Tutte le dinamiche del programma – dalle gelosie ai video mostrati durante i falò, fino ai confronti finali – sono costruite su questa separazione, che funziona perfettamente finché tutte le coppie sono composte da un uomo e una donna.

È qui che nasce il principale ostacolo. Dove verrebbe collocata una coppia composta da due uomini? E una coppia di donne? Chi sarebbero i tentatori e le tentatrici? Come verrebbero gestite le dinamiche di una persona bisessuale, pansessuale o di una coppia in cui uno dei partner è una persona trans? La formula tradizionale, così come è stata concepita oltre vent’anni fa, non sembra essere stata progettata per rappresentare la pluralità delle relazioni contemporanee.

Una versione queer richiederebbe un format completamente nuovo

Questo non significa che un Temptation Island queer sia impossibile. Al contrario, probabilmente sarebbe necessario immaginare una struttura diversa, capace di conservare lo spirito del programma senza restare ancorata a una logica esclusivamente binaria.

Si potrebbero creare villaggi misti, organizzare i gruppi in modo differente oppure costruire percorsi personalizzati in base alle caratteristiche delle singole coppie. L’obiettivo resterebbe lo stesso: mettere alla prova una relazione attraverso il confronto con altre persone, lasciando che siano i sentimenti, e non l’orientamento sessuale, a guidare il racconto.

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Non sarebbe nemmeno un esperimento senza precedenti. Reality internazionali come Love Never Lies o The Ultimatum: Queer Love hanno già dimostrato che raccontare relazioni LGBTQIA+ è possibile senza rinunciare alle dinamiche che rendono coinvolgente un programma sentimentale. Cambiano le persone coinvolte, non le emozioni. Gelosia, fiducia, tradimento, insicurezze e desiderio di ricominciare appartengono a qualsiasi relazione.

La rappresentazione LGBTQIA+ passa anche dalla normalità

Quando si parla di persone LGBTQIA+, la televisione italiana tende ancora a concentrare il racconto sul coming out, sulle discriminazioni o sull’identità di genere. Temi fondamentali, ma che spesso finiscono per lasciare in secondo piano la quotidianità.

Le persone queer vivono anche relazioni assolutamente ordinarie. Litigano per la convivenza, affrontano crisi, si tradiscono, si lasciano, si sposano, progettano un futuro insieme e costruiscono famiglie. Mostrare tutto questo in un programma seguito da milioni di spettatori contribuirebbe a normalizzare una realtà che esiste già nella società italiana, ma che raramente trova spazio nei grandi show della televisione generalista.

In questo senso, una versione queer di Temptation Island non avrebbe soltanto un valore simbolico o rappresentativo. Racconterebbe semplicemente una parte della società che oggi continua a rimanere invisibile nel programma.

Maria De Filippi aveva già aperto una strada con Uomini e Donne

La televisione italiana, del resto, ha già dimostrato di poter evolvere. Proprio Maria De Filippi, nel 2016, introdusse il celebre Trono Gay a Uomini e Donne, un esperimento che fino a pochi anni prima sembrava impensabile sulla televisione generalista. L’anno successivo arrivò una seconda edizione e, nel 2021, il dating show accolse anche la sua prima tronista trans, Andrea Nicole Conte.

Esperienze che non hanno trasformato definitivamente il programma, ma che hanno dimostrato come il pubblico fosse perfettamente in grado di seguire storie d’amore diverse da quelle eterosessuali. Segno che raccontare relazioni LGBTQIA+ in prima serata non è necessariamente un ostacolo, ma una possibilità già sperimentata.

Temptation Island può ancora raccontare l’amore del 2026?

Naturalmente nessun programma televisivo ha l’obbligo di rappresentare ogni sfaccettatura della società. Allo stesso tempo, però, Temptation Island viene presentato come un viaggio nei sentimenti e come uno specchio delle relazioni contemporanee. È difficile sostenere che oggi queste coincidano esclusivamente con coppie uomo-donna.

Le parole di Raffaella Mennoia chiariscono che la produzione non intende trasformare un eventuale coming out in un espediente televisivo, una posizione che appare rispettosa della sensibilità dei concorrenti. Ma questo non esaurisce il dibattito. La domanda, infatti, non è se qualcuno debba fare coming out davanti alle telecamere, bensì se un reality che racconta l’amore nel 2026 possa continuare a ignorare completamente una parte delle relazioni che esistono nella società italiana.

Forse la risposta non passa dall’inserimento di una sola coppia queer nel format attuale. Forse richiede qualcosa di più ambizioso: ripensare una formula televisiva che continua a funzionare negli ascolti, ma che mostra inevitabilmente i limiti di una struttura nata in un’altra epoca. Perché, alla fine, le tentazioni, le bugie, la gelosia e le crisi di coppia non hanno un orientamento sessuale. Appartengono semplicemente all’amore, in tutte le sue forme.

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