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La nuova campagna adidas Originals è un sogno lucido collettivo. E le Superstar sono ai piedi di tuttə.

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Una scarpa che non ha mai smesso di appartenere a chi non si è mai sentitə del tutto a proprio agio con le regole.

Con quella punta a conchiglia inconfondibile, le tre strisce sul fianco e una storia che attraversa decenni, generi musicali, sottoculture e movimenti: la adidas Superstar è più di una sneaker. È un linguaggio.

Ed è un linguaggio che la comunità LGBTIAQ+ ha imparato a parlare a memoria, molto prima che il mondo dello sportswear iniziasse a corteggiare la diversity come valore di marketing.

Nata nel 1969 come scarpa da basket (stesso anno di Stonewall) la Superstar è diventata negli anni Settanta e Ottanta la calzatura dei pionieri dell’hip hop, dei primi skater, delle drag queen di Downtown New York, di chiunque costruisse la propria identità ai margini del mainstream. Non perché adidas avesse pianificato tutto. Macché. Certi oggetti, come certe canzoni, trovano le persone giuste da soli.

Oggi adidas Originals rilancia quella storia con una campagna globale che non ha timore di giocare in grande.

Un hotel fuori dal tempo e un cast fuori dagli schemi

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Gay.it

La campagna 2026 si chiama, non a caso, Hotel Superstar. L’ha diretta Thibaut Grevet, fotografo e regista dalla sensibilità surrealista e cinematografica, e il concept è potente: Samuel L. Jackson vaga per i corridoi infiniti di un hotel in cui il tempo non esiste, cerca le sue Superstar. Lungo il percorso, spalanca porte su universi diversi, ognuno abitato da un’icona culturale del nostro fluido contemporaneo.

Il risultato è una specie di sogno lucido collettivo, in cui generazioni e discipline si incrociano senza gerarchie: il calcio sublime di Lamine Yamal, l’estetica killer di Kendall Jenner, il K-pop globale di JENNIE (delle BLACKPINK), il rap visionario di Baby Keem, il basket flamboyant di James Harden, lo skateboarding underground di Tyshawn Jones, il soul-pop tutto cuore di Olivia Dean. E l’intrusione esplosiva di Sayf.

JENNIE

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Gay.it

JENNIE delle BLACKPINK è da anni una figura amata dalla comunità queer asiatica e globale: il suo modo di abitare la femminilità fluido, consapevole, mai addomesticato, ha fatto di lei un’icona potentissima. Che sia qui, con le Superstar ai piedi, sembra quasi ovvio. Ed è esattamente per questo che conta.

Olivia Dean

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Gay.it

Olivia Dean, la soul-pop songwriter di East London che porta il peso delle cose come se fossero canzoni, introduce nell’Hotel Superstar la vulnerabilità come orgoglio di forza. Il suo pop intimo, che parla di amore senza pronomi definitivi e di dolore senza vergogna, ha costruito intorno a lei una fanbase in cui le persone queer si rispecchiano con una naturalezza disarmante.

Sayf

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - adidas Sayf 3 - Gay.it

C’è spazio anche per il nuovo ciclone del rap-pop italiano nel mondo di adidas Originals. Sayf, fresco dal successo mainstream di Sanremo 2026 con la sua “Tu mi piaci”, proprio da una stanza d’hotel del Festival calpesta i velluti dell’immaginario Hotel Superstar. Nel suo universo si mescolano suoni e diversità, in un immaginario intersezionale che le adidas Superstar hanno accompagnato per decenni.

Lamine Yamal

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Gay.it

Classe 2007, origini marocchine e guineane, Yamal porta nell’Hotel Superstar ciò che il calcio continua a fingeere di non vedere: la leggerezza di chi non chiede autorizzazione a condividere il proprio entusiasmo.

Si ricorderà la felpa rosa, i pantaloncini oversize, i balletti su TikTok, l’esultanza con i pantaloni abbassati come risposta a chi lo accusava di troppa giovinezza e troppa libertà. In un mondo dello sport ancora ossessionato dal controllo virile, ogni sua scrollata di spalle suona come una dichiarazione d’intenti. Che sia qui, con le Superstar ai piedi, sembra quasi ovvio.

La Superstar e la cultura queer: un filo che non si è mai spezzato

La storia della Superstar è genuinamente intrecciata con quella delle sottoculture non conformi. Le ballroom scene di New York la indossavano. I punk la riadattavano. Lə ragazzə queer dei quartieri popolari la sceglievano perché costava meno di altre sneaker e durava di più. Non si trattava di mandare messaggi politici, né di indossare manifesti: era vita quotidiana.
La campagna Hotel Superstar ha il merito di non fingere che questa storia non esista, e di costruirci sopra, invece di ignorarla. Perché da sempre le Superstar sono ai piedi di tuttə. E chissà per quanto tempo ancora lo saranno.

Le scarpe: adida Superstar

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Superstar 1 - Gay.it

Sul fronte del prodotto, la Primavera 2026 di adidas Originals reinterpreta l’estetica Superstar attraverso variazioni sottili di tono e texture niente di rivoluzionario, tutto di necessario. La silhouette originale rimane intatta (e per questo, ancora perfetta). L’abbigliamento che accompagna la collezione mescola uno styling atletico nostalgico con una sartorialità contemporanea: tagli puliti, palette neutre con accenti decisi, pezzi che funzionano tanto in un contesto sportivo, quanto in un frame urbano e culturale.

È un guardaroba per chi non separa più il dentro dal fuori, il campo dallo street, il passato dal presente. Esattamente come la Superstar ha sempre fatto.

Certe scarpe trovano le persone giuste da sole: nell'Hotel Superstar Sayf, Olivia Dean, Lamine Yamal e Kendall Jenner - Superstar 2 - Gay.it

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