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L'Anniversario è un evento imperdibile nella scena clubbing gay mondiale. Si è appena celebrato il 36° e noi ci siamo stati.

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C’è un momento dell’anno in cui Bruxelles si trasforma: non più città istituzionale, ma capitale pulsante della nightlife queer europea. È l’anniversario di La Demence, il party che da (quasi 4) decenni fa muovere corpi e immaginari. Ci siamo stati.

All’uscita della metro, la città sembra uguale a se stessa: luci calde sui palazzi, voci che rimbalzano dai bar, l’umidità che sale dai binari del tram. Poi imbocchi la strada verso il Fuse e capisci che sei nel posto giusto. C’è una vibrazione nell’aria, un’energia che non si può imitare. Gente che arriva da ogni parte d’Europa, gruppi che si ritrovano dopo mesi, sguardi che dicono “Siamo tornati”.

La notte inizia qui

Dentro, il club respira. Sale diverse, luci che sembrano disegnare gli spigoli dei corpi, la musica che non fa da sfondo ma da struttura. Non c’è una linea netta tra chi guarda e chi viene guardato: tutti sono parte della stessa corrente. Nessuno si preoccupa troppo di pose o prove di stile. È un posto dove si va per lasciar accadere.

La bellezza di La Demence non è solo nell’eccesso, ma nella naturalezza. La libertà qui non è dichiarata: è praticata. Si vede nei movimenti, nei modi di stare vicini, nel sentirsi al sicuro pur dentro al caos.

L’anniversario e Bruxelles come palcoscenico

L’anniversario cade ogni anno intorno a Halloween, e questo lo rende quasi un capodanno per una certa parte della comunità europea. Sono giorni in cui Bruxelles si riempie: hotel pieni, tavolate improvvisate, gruppi che si incontrano per la prima volta e finiscono a condividere taxi all’alba.

Il sabato si passa spesso in una venue più grande, pensata per un pubblico che supera di gran lunga quello di un club. È un cambio di scala: più luci, più scenografia, più possibilità di perdersi e ritrovarsi. Ma l’atmosfera resta sorprendentemente intima. Ci si riconosce, ci si ritrova, ci si saluta come vecchi amici.

La domenica non finisce mai

Il terzo giorno ha un’aria sospesa, quasi cinematografica. C’è chi giura che sia il momento più bello: la stanchezza toglie sovrastrutture, la musica sembra più morbida, più personale. Fuori può piovere, o esserci il sole, ma dentro il Fuse il tempo non ha quella rigidità che conosciamo nella vita di tutti i giorni.

Bruxelles, quando esci dal club

Tra una notte e la successiva, vale la pena guardarsi intorno. Il quartiere Saint-Jacques vive la comunità LGBTQIA+ non come un’eccezione, ma come una presenza quotidiana. I bar sono conviviali, le strade sono percorribili a piedi, ci si sente accolti senza cerimonie.

La città offre pause dolci: un caffè lento vicino alla Grand Place, una visita al Musée Magritte per ritrovarsi in un’altra dimensione, una birra artigianale da sorseggiare seduti all’aperto. Tutto a ritmo umano, come se Bruxelles sapesse che per ballare tre notti serve anche respirare.

Perché vale la pena andarci

Perché non è solo una festa. È una geografia emozionale che si ricrea ogni anno. È un modo di incontrarsi senza chiedersi da dove si arriva. È una comunità che non si definisce: si riconosce.

Se cerchi un’esperienza che non sia performance, ma presenza; se vuoi entrare in una notte in cui il tempo smette di contare; se pensi che ballare possa essere un linguaggio: allora questo è il tuo posto.

Bruxelles ti aspetta. E La Demence non somiglia a nessun’altra cosa.

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