Rupert Everett: “A Roma facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e al Colosseo. Ora sono più conservatore”

"Io ho vissuto la libertà più sfrenata. Il politicamente corretto è limitante, frustrante. Non si può più dire nulla".

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Da oggi nei cinema d’Italia con Il Vangelo Di Giuda di Giulio Base, in cui interpreta Caifa, Rupert Everett ha un’agenda fittissima, con ben 7 film in produzione. Dalla Resurrezione di Cristo di Mel Gibson, sequel in due parti di The Passion in cui interpreterà Abramo, ad Ancestors di David Turpin, passando per The Temptation of Gracie al fianco di Isabella Rossellini, The Liar co-sceneggiato da Stephen Fry, la comedy queer Out Late e Lost and Found in Paris, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Everett.

Rupert Everett e la libertà sessuale degli anni ’70

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Emily in Paris. Rupert Everett as Giorgio Barbieri in episode 410 of Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2024

Una ritrovata giovinezza artistica per il divo britannico, che nel 2024 ha sposato in gran segreto l’amato Henrique dopo 4 anni di relazione. Intervistato da Valerio Cappelli per il Corriere della Sera, il 66enne Rupert Everett è tornato a parlare della propria vita privata e di come quel coming out nel pieno degli anni ’90 abbia influito sulla sua carriera. “Ma sono sopravvissuto bene: ho guadagnato più di quello che ho perso“, ha precisato l’attore. “Se a Roma avessi sposato la mia amica Michela, le cose sarebbero andate diversamente. C’è un prezzo da pagare per tutto. La libertà scoperta nella Londra degli Anni 70 l’ho vissuta anche a Roma, ricordo quando facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e perfino al Colosseo, che trovai aperto di notte. Usanze e costumi erano ampi nel mondo antico, mi sentivo un antico romano”. “Io ho vissuto la libertà più sfrenata. Sono stato ospite di Valentino a un grande party, ricordo i trapezisti, il canto degli angeli, il gioco di luci, il divertimento più esaltante. Mi sentivo come al circo con i gladiatori. Quel party ha chiuso un’era”.

Tra coming out e politicamente corretto

Rupert Everett: "A Roma facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e al Colosseo. Ora sono più conservatore" - Rupert Everett e Christopher Marlowe - Gay.it

Rupert, figlio del Maggiore dell’Esercito Britannico e uomo d’affari Anthony Michael Everett e di Sara MacLean, figlia del Vice Ammiraglio Sir Hector Charles Donald MacLean e pronipote del soldato scozzese Hector Lachlan Stewart MacLean, è cresciuto in una famiglia ricca e potente.

Costretto a studiare in un college religioso, a Londra, Rupert pregava Dio “di non farmi diventare prete. Col tempo mi sono un po’ riconciliato con la religione, domenica sono andato a Messa a Roma in uno splendido seminario a Campo de’ fiori. Il problema, da noi, nei piccoli villaggi in Inghilterra, è che le chiese sono vuote, come i pub, ma lì non si va perché la gente si è impoverita. Mancano luoghi dove la gente si ritrova“.

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Il coming out, per lui, è stato un momento spartiacque. I suoi genitori non la presero bene, all’inizio. “Vengono da un’altra generazione. Invecchiando, sono diventati più complici e amichevoli”, ma anche sul fronte professionale le ripercussioni furono evidenti. “Sì, era difficile accettarlo allora, nel mondo anglosassone. Ma l’Italia mi aprì le porte con Montaldo, Rosi, Soavi. Avrei voluto vivere prima, e fare film con Visconti, Fellini, Antonioni, Sergio Leone“, ha confessato al Corriere il divo, poco incline al cosiddetto “politicamente corretto“.

“È limitante, frustrante. Non si può più dire nulla. Se devo dirla tutta, da socialista champagne, come si dice in Inghilterra, sono diventato più conservatore. Ma questo non c’entra nulla con le ipocrisie del politically correct”.

Rupert Everett e la vera bellezza

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All’età di quindici anni l’attore lasciò la scuola per andare a studiare alla Central School of Speech and Drama di Londra. Per un certo periodo fu costretto a vendere il proprio corpo, pur di mantenersi, con due anni di studi alla Royal Shakespeare Company e successivo ingresso nella Citizen company of Glasgow. La svolta nel 1984 con il cult lgbtqia Another Country di Marek Kanievska, trasposizione dell’omonima pièce teatrale di Julian Mitchell, ispirata alla vita collegiale di Guy Burgess, spia britannica al servizio dell’Unione Sovietica. Sia Rupert che Colin Firth avevano già partecipato alla rappresentazione dell’opera a teatro. “Il produttore, Robert Fox, è morto la settimana scorsa. Era il mio migliore amico. Fu lui a consentirmi di recitare in questa commedia in un piccolo teatro londinese, prima di farne un film“, ha ricordato Everett, all’epoca di una bellezza abbacinante. “Vuol dire che ora sono da buttare via?”, ha commentato divertito al Corriere. “La fortuna è che non mi guardo mai allo specchio. A 25 anni ero troppo magro. Ora mi sento più a mio agio. La vera bellezza non è avere un aspetto gradevole”.

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