Arcigay a rischio, i locali minacciano di andarsene

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Quasi tutti i locali del divertimento stanno già emettendo una tessera alternativa ad Arcigay. L'associazione rischia la sua stessa sopravvivenza visto che da bar e saune arriva il...

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Una tessera alternativa – "One Pass All Club". Il nome è simile a "Uno

Card", la tessera di Arcigay valida per accedere al cosiddetto circuito ricreativo: una cinquantina di locali divisi fra saune, cruising, bar, discoteche. Così come anche il prezzo delle due si assomiglia: 13 euro la prima (ma solo se l’aspirante iscritto lascia alla cassa il suo indirizzo email, altrimenti è 15 euro), 15 euro la seconda. Mai tessere potevano essere più diverse, però. Perché mentre quella col pegaso alato – emessa da Arcigay – consente di essere socio oltre che del locale anche della storica associazione gay italiana e della sua "casa madre" ARCI, la seconda è affiliata ad una sua diretta concorrente: la Andos, Associazione Nazionale Contro le Discriminazione Sessuali, affiliata a sua volta all’Entes, Ente Nazionale Turisto Enogastronomia e Sport.

L’esodo degli iscritti – Che alcuni locali emettano una propria tessera, diversa da quella Acigay, non è una novità. Il fenomeno, però, ha preso una dimensione preoccupante per l’associazione. "Dei 50 locali che sono sopravvissuti alla crisi, 42 stanno emettendo la tessera del nuovo circuito", ci dice una fonte che preferisce rimanere anonima. La sua conseguenza pratica è l’esodo di migliaia di iscritti dall’una all’altra associazione. Tanto che proprio oggi il presidente Paolo Patanè si è sentito di dover mandare una nota "al fine di evitare equivoci" in cui viene precisato che "il circuito ONE PASS ALL CLUB è altra cosa, alternativa ad Arcigay"; che "la nuova tessera proposta, rilasciata per conto di un’altra altra realtà di cui ancora non conosciamo a fondo le finalità, NON sostituisce la tessera Arcigay ma é a questa alternativa"; e che "non permette di godere dei diritti garantiti a livello statutario a tutti i soci e socie Arcigay"

La scissione "bianca" – Alla base della scissione "bianca" (i locali non

sono ancora usciti da Arcigay nella speranza che al congresso nazionale di novembre riescano a far eleggere un nuovo presidente) ci sarebbe una questione di soldi e una di rappresentanza. "Noi portiamo all’associazione il 95 percento degli iscritti e alle assemblee contiamo per il 5 percento – ci racconta il gestore di una sauna romana -. Da quando c’è come presidente Patanè, poi, ci hanno tagliato anche l’assistenza al tesseramento; facciamo tutto tramite mail con qualcuno che senza scomodarsi per venire da noi rimane a chiaccherare dalla sede centrale di Bologna". Spese che erano di 60 mila euro nei bilanci precedenti a quello del 2011, ridotte a 12 mila da Patanè.

Ricatto o malessere? – Di diverso avviso un dirigente del Comitato

nazionale, che chiede di rimanere anonimo, per cui "il vero malessere dei commercianti affiliati nasce da quando Patanè ha deciso di introdurre controlli che prima erano inesistenti. Sono stati chiesti i contributi di affiliazione che fino a quel momento nessun altro presidente aveva chiesto. Senza parlare delle spese di gestione del tesseramento che dalla gestione Patanè sono diventate tracciabili mentre prima incredibilmente non lo erano". "Se ci fosse stato un sincero interesse ad essere coinvolti maggiormente nella vita dell’associazione – è la concusione – i gestori dei locali avrebbero atteso il congresso nazionale per portare le loro istanze di riforme in quella sede. Lo scopo invece è quello di crare una rete alternativa di tessere per esercitare una pressione nei confronti di Arcigay e dei suoi dirigenti".

Ipotesi chiusura? – Lo scontro rischia ora di mettere in seria difficoltà

Arcigay. Alcuni ne preconizzano addirittura la chiusura se le cose non si risolveranno e i locali decideranno di far rientrare la protesta. La partita finale la si giocherà al congresso di novembre, appunto, sempre che non accada qualcosa prima. "Ci è giunta all’orecchio una voce per cui Patanè vorrebbe proibire ai locali infedeli di votare per eleggere il presidente ma non c’è nessuna legge che proibisce a un bar di emettere due tessere alternative. Nemmeno lo statuto di Arcigay lo vieta". Iniziative che Paolo Patanè (in foto) conferma in parte a Gay.it: "Abbiamo già stabilito una serie di scadenze per recuperare i soldi che quest erealtà commerciali devono ad Arcigay e siamo intenzionati ad usare tuttii mezzi legali per farlo. Lo dobbiamo agli iscritti che pensano di dare 15 euro ad Arcigay mentre a noi ne vengono soltanto 3. I restanti rimangono al locale che emette la tessera".

L’autogestione dei circoli si aggiunge alla scissione dello storico circolo del Cassero per ora solo minacciata e offre un’idea di come per Arcigay non sia un buon momento.

di Daniele Nardini

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