Scuola di omofobia: se anche i prof usano gay come insulto

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Il fenomeno è largamente diffuso e a volte sdoganato persino dagli insegnanti: ecco l'ultima sconfortante foto delle classi italiane.

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Lo studio sulla scuola del Centro Risorse LGBTI racconta di un’istituzione che non sa come affrontare l’omofobia.

Per i giovani LGBT e tutti gli adolescenti queer o questioning la scuola è uno dei primi e più importanti banchi di esplorazione del proprio orientamento sessuale e dell’identità di genere. Un ambiente, specie quello italiano, non ideale, perché l’omofobia viene taciuta e non adeguatamente contrastata dai regolamenti e dal personale scolastico.

Il 20 ottobre si è tenuto a Torino un incontro della rete RE.A.DY., che riunisce amministratori impegnati contro le discriminazioni alle persone LGBT. In quell’occasione è stata presentata un’anteprima dei risultati dello studio “Be proud! Speak out!”, svolto dal Centro Risorse LGBTI in collaborazione con Il progetto Alice, coordinato da GLSEN e con il supporto della Columbia University di New York.

La rilevazione ha coinvolto 1.117 studenti LGBTI degli istituti italiani, in larga parte scuole superiori, cercando di fare il punto sulla loro vita in classe e sull’inclusività dell’ambiente scolastico: quasi il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito usare la parola gay in modo dispregiativo o altri commenti omofobi.

Se fortunatamente gli intervistati non attribuiscono questo comportamento alla maggior parte degli studenti, lo studio denuncia che anche il 17,2% degli insegnanti usa a volte espressioni discriminatorie delle persone LGBT e che il 3% di loro invece utilizza apertamente un linguaggio omofobico.

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Anche una buona parte dei docenti è coinvolta in episodi di omofobia. Dati del Centro Risorse LGBTI.

La scuola che appare dunque da questo studio è un soggetto impreparato. Una realtà silente, vittima forse dell’attivismo dei nuovi genitori-social impegnati nella lotta al fantomatico gender, in cui la speranza risiede nello spazio concesso o conquistato dalla libera iniziativa degli studenti.

Come raccontano i ragazzi nella ricerca sono infatti le cogestioni o le proposte provenienti dalle classi stesse a spingere perché siano affrontate tematiche LGBT e di genere: “C’è stata molta partecipazione. È stato uno dei corsi più attivi – ricorda un partecipante al questionario – Purtroppo siamo solo noi studenti a parlare di queste tematiche e mai i professori”.

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