Intervista: due escort maschi di Milano e Napoli si raccontano

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Prostituzione maschile: le richieste assurde, i soldi in nero, il vuoto legislativo, i guadagni, le droghe. Confessioni di due escort a confronto.

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Francesco Mangiacapra e Pietro non si conoscono. Sono colleghi. Sono due escort. La cosa che li rende così diversi non è tanto l’estetica, quanto come abbiano deciso di affrontare la loro professione; uno ci mette la faccia, mentre l’altro no. Francesco, noto a tutti per il servizio con Nina Palmieri a Le Iene, vive a Napoli ed esercita nella sua città, mentre Pietro, che non ci mette la faccia (ma solo il corpo), nasce a Sora e si trasferisce a Milano per lavorare lontano da occhi indiscreti. Uno gira il mondo, hotel e parla di veri e propri tour, mentre l’altro si accontenta della sua redditizia realtà. Ma cosa li spinge a vendere il proprio corpo? E a che prezzo? Chi sono i loro clienti, ma soprattutto cosa faranno quando finirà la domanda? Tra un quesito e l’altro, i ragazzi si aprono come nessuno si aspetterebbe e ci si accorge, sin da subito, di quanto l’intelligenza, più che il corpo, sia alla base di chi sceglie di intraprendere un mestiere crudo, ma onesto, come questo.

Perché avete scelto di intraprendere questa carriera?

Francesco: Ho preferito vendere a buon prezzo il corpo, piuttosto che svendere il mio intelletto.

Pietro: Per soldi. Ero stanco di piegare magliette e di sopravvivere con, si e no, mille euro al mese.

Un altro mestiere non vi permetterebbe uno stipendio normale?

Francesco: Considerare il guadagno materiale, come riscatto umano e sociale, è un po’ come dire che lo schiavo vuole liberarsi non perché voglia essere libero, ma perché in fondo vuole lui stesso essere padrone. Ecco il giusto peso sociale del guadagno.

Pietro: Certamente: si può anche ambire ad andare a fare il commesso o lo store manager in una maison più prestigiosa, ma quei soldi che mi accrediterebbero il 27 del mese, quando mi va male, io, li guadagno in una giornata.

Il vostro lavoro durerà per sempre?

Francesco: L’attività di un escort è certamente meno longeva di altre, ma più fruttuosa. Senza dubbio, mi lascerà una sicurezza economica su cui poter contare anche in futuro.

Pietro: Spero di no, anche se spero di farlo per ancora un bel po’.

Spero?

Pietro: Beh, l’offerta, prima o poi, finirà, non crede?

E quando finirà, cosa farete?

Francesco: Il mio futuro non è più incerto di quello di qualunque mio coetaneo, laureato, che lavora in un call center con un contratto a tempo determinato. La prossima primavera sarà edito da Iacobelli Editore il mio libro dal titolo: “Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro“.

Pietro: Spero di aver messo da parte un bel gruzzoletto che mi permetta di vivere tranquillamente.

Come avete iniziato questa strada?

Francesco: Per caso. Un giorno, una persona con la quale, normalmente, non sarei mai andato, mi propose del denaro. Accettai, non perché volessi prostituirmi, né perché avessi impellente bisogno di denaro, piuttosto per nutrire la mia autostima. Non sarebbe stata l’idea di prostituirmi a privarmi della dignità, lo era piuttosto l’assenza di emancipazione, per cui avevo tutto da guadagnare e nulla da perdere.

Pietro: Un giorno, su Grindr, mi contattò un tipo che mi propose del denaro. Inizialmente non sapevo se stesse scherzando. Mi offriva cinquanta euro per farmi un pompino. Mi precipitai. Il giorno dopo lo ricontattai io e, da allora, iniziò la mia nuova vita.

Francesco, perché ha deciso di metterci la faccia, rispetto alla maggior parte degli escort?

Francesco: Se il coming out è un valore, se l’amore per la verità è un valore, dichiarare la propria attività professionale, non può che essere un valore, nonostante la riprovazione sociale che ne consegue. Io ho sempre vietato al prossimo di rendersi padrone della mia vita e se provassi timore per il giudizio altrui, allora sarei di fronte al mio padrone o a chi tenta di esserlo.

E non ha paura che tutta questa esposizione, un domani, possa essere controproducente?

Francesco: Non si tratta di una esposizione finalizzata all’autocompiacimento. E’ marketing. La mia attività mi ha dato modo di capire quanto spesso le persone reprimano non soltanto le proprie pulsioni, ma addirittura le proprie esigenze, i propri diritti, il tutto per inseguire un modello di famiglia e di società che in molti casi è solamente apparenza. Ecco perché mi reputo un vero militante.

Pietro, invece lei ha scelto l’anonimato. Perché mai?

Pietro: C’è il mio corpo in tutto il suo splendore. Non le basta? Scherzi a parte, credo che vadano tutelate tutte le persone che ruotano intorno alla mia vita.

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