Leopoldo Mastelloni: “Finitela di ridicolizzarvi alle vostre unioni civili”

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L'omofobia in tv, quella nella vita privata, ma anche il Pride, le adozioni, i momenti down e quelli da incorniciare. Fermi tutti: parla Leopoldo Mastelloni.

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Da Leopoldo Mastelloni, detto tra noi, mi aspettavo un passo falso. Uno di quei passi che avrebbe fatto impazzire il popolo del web e, invece, mi sbagliavo di grosso.

O forse non del tutto. «Sa qual è la verità?» mi domanda, in modo più che retorico, l’attore che tra tre settimane compierà 72 anni, «che se io, ad un’intervista, non rispondessi come il giornalista avrebbe voluto, la mia risposta sarà, comunque, quella che il giornalista avrebbe voluto sentirsi dire. Allora, talvolta, preferisco star zitto.» Invece, il Maestro del Teatro italiano, durante la nostra conversazione non sta affatto zitto e parla, senza freni inibitori, del Gay Pride, di adozioni, di omofobia, dell’omofobia provata sulla sua pelle e di quella che si vive in televisione, ma anche di Mara Venier e di quella volta in cui andò su tutte le furie.

Di me si può fidare…

Me lo auguro, soprattutto per me.

È da un po’ che non la si vede in giro. Posso chiederle il perché?

Il teatro è fermo, anzi: è proprio morto! Il pubblico non va più a vedere nulla e le repliche non superano mai i due, tre giorni. Di proposte me ne arrivano tante, ma poi, quelle che si concretizzano, son davvero poche. Lavorano sempre quei quattro, cinque che hanno i famigerati “amici giusti”. La televisione, invece, è strana. Ci sono volte in cui sei indispensabile e, molte altre, in cui non servi a niente. Evidentemente in questo momento non c’è più bisogno di me. 

Da come parla sembra che nutra un po’ di nostalgia per la televisione…

A me manca molto. E poi, se proprio devo dirla tutta, mi manca ancor di più quando vedo, e sento, personaggi improbabili parlare di argomenti o di persone che non conoscono e che non hanno mai conosciuto.

Un esempio?

Commemorano Mariangela Melato persone che non l’hanno neanche mai incontrata per errore. Quando io potrei raccontare tantissimi aneddoti visto che eravamo amici ancor prima di diventare personaggi noti. Lo stesso vale anche per il grande Carlo Dapporto. Tutti tuttologi da quando c’è internet. Leggono e ripetono proprio come pappagalli.

A proposito di posizioni cosa pensa del Gay Pride?

Sono stato martedì alla Gay Street di Roma. Ho fatto uno spettacolo/concerto, per il popolo gay, dal titolo: “Come tu mi vuoi”. Ho cantato per un’ora canzoni molto forti. È andata molto bene, il pubblico sembra essersi divertito, ma non c’era manco un amico o un collega a vedermi. Che delusione.

Beh, ma magari non l’han saputo, no?

Lo sapevano eccome. Passano le loro giornate sui social e ora vogliono farmi credere che non sapevano nulla del concerto? Suvvia. 

Però, ha tergiversato sul Gay Pride

Cosa vuole che le dica? Ci sono già tante scocciature in questo mondo, perché mai me la dovrei prendere col Gay Pride? Penso che non ci dovrebbe essere né l’orgoglio, ne il “disorgoglio” della propria sessualità. Il gay è un qualcosa di indefinibile in fondo. Le tendenze sessuali sono variabili come il vento e poi sono cose private, ma non giudico chi va. Alla fine è una manifestazione che raccoglie tanti consensi. 

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Ma c’è mai stato nella sua vita?

Io? Mai! Ma, se per questo, non sono neanche mai andato al Concertone del Primo maggio. A me quella folla fa paura e sa perché? 

No…

Perché spesso non si partecipa per convinzione, anzi. O ci si va perché obbligati da una tessera di Partito o perché non si ha una beneamata mazza da fare. Io, invece, non sono affatto così. Non mi piace scendere in piazza e preferisco da sempre concentrarmi di più in cabina elettorale. 

L’attuale Legge Cirinnà le piace?

Sì, peccato che sia arrivata così in ritardo. Non mi piace, invece, la coreografia intorno alle unioni civili

Prego?

Non mi piace quest’ostentazione e questo continuo “scimmiottamento” dei matrimoni. Etero o gay che siano, naturalmente. Tutto quel folclore è un qualcosa di anacronistico. Non mi piacciono le donne che in comune si vestono come al matrimonio di Belén, così come non mi piacciono due uomini che si sposano con i mughetti attaccati, sul taschino, col riso. Trovo tutto così fuorviante. Prima, i matrimoni civili, si facevano con più discrezione. Una camicetta, una gonnellina, una cravatta e tutti carini, puliti e profumati. Oggi, invece, si sta ostentando un po’ troppo. Lasciamolo fare ad altri.

Tipo?

Alle starlette, in fondo devono pur uscire sui giornali, no?

Lei, invece, ci pensa mai all’idea di sposarsi?

A 72 anni, sposarsi, è un delitto! 

E all’idea di diventare padre?

Non ho mai smesso di pensarci, ma ho sempre avuto paura. Faccio un mestiere bellissimo, ma che è il più precario che c’è. Non sono libero. Non posso mai programmare nulla. Pensi che amo tantissimo gli animali, ma che per il rispetto che nutro nei loro confronti, non li ho mai voluti. Non si gioca con gli affetti. Alla fine, il mio più grande amore, è il pubblico. 

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