È un momento magico per Isabelle Huppert, una delle attrici massime, diretta dai più grandi (Godard, Preminger, Cimino, Chabrol, Haneke, eccetera): dopo l’inatteso Golden Globe per l’audace thriller Elle di Paul Verhoeven potrebbe persino essere nominata all’Oscar sulla scia di altre attrici francesi ‘sbarcate’ nell’empireo hollywoodiano quali le star ormai planetarie Juliette Binoche e Marion Cotillard.

Potremmo definire Souvenir come commedia ‘post camp’ in quanto l’elemento camp è circoscritto a costumi kitsch quali l’ineffabile abito color carne con stampigliata la Palma d’Oro (chiaro omaggio al Festival di Cannes del quale la Huppert è beniamina assoluta, avendo vinto due prix d’intérpretation per Violette Nozière e La pianiste) o al manifesto pop luminescente realizzato dalla coppia di celebri artisti gay Pierre et Gilles. Così l’aura sberluccicante e un po’ pacchiana dell’Eurofestival, manifestazione adoratissima dai gay di tutto il continente, viene solo evocata e, anzi, si ironizza sullo squallore dei contesti in cui la nuova Laura è costretta ad esibirsi, quali case di riposo e fiere di paese.
La Huppert gioca in sottrazione con un registro recitativo in cui smussa ogni reazione emotiva e dimostra una certa alchimia col giovane Azaïs, essendo ormai specializzata nei ruoli di cougar che intrigano giovani prede. E si dimostra persino una discreta cantante, con una sua classe – l’avevamo già apprezzata in Otto donne e un mistero di Ozon – tant’è che il ritornello della canzone Joli Garçon (“Joli Garçon, Je dit oui… bras de béton, je dis oui!” – “Ragazzo carino, dico sì… Braccia di cemento, dico sì!”) resta impressa in testa e non si può non canticchiare una volta usciti dal cinema.


