L’impacciato e cerebrale Dawson, la studiosa e tentennante Joey, la conturbante e ribelle Jen e infine il divertente e scanzonato Pacey che nasconde un animo generoso e romantico. Era il 1998 quando Kevin Williamson scriveva il pilot di Dawson’s Creek, teen drama che ha fatto innamorare gli adolescenti di tutto il mondo. Ne riparliamo oggi a distanza di 20 anni dalla prima messa in onda italiana (13 gennaio 2000) perché dietro la tenerezza, le paure e le delusioni di quegli adolescenti si nascondevano in realtà grandi temi che poche altre soap hanno saputo toccare con così tanta delicatezza.
L’omosessualità in Dawson’s Creek
Dopo esperimenti occasionali in altre serie passate alla storia come Beverly Hills e Melrose Place, con Dawson’s Creek finalmente un adolescente gay entra stabilmente a far parte della narrazione a partire dalla seconda stagione. Quello di Jack McPhee, interpretato da Kerr Smith, rimane il più significativo tra i personaggi omosessuali portati sullo schermo da una serie tv degli anni ‘90. Kevin Williamson, ideatore dello show e scrittore gay, ha più volte dichiarato di aver riversato in Jack la sua esperienza personale, seppur integrata da ulteriori sfumature per evitare troppi riferimenti biografici. Jack entra nel plot in un primo momento solo come mezzo funzionale alla rottura dell’armonia tra Joey e Dawson, per poi caratterizzarsi sempre più come protagonista indispensabile alla storia.

Jack McPhee fa coming out
La trattazione del suo personaggio è molto prudente e sconfina quasi nel pedagogico per poter essere fruibile da un pubblico adolescente sia gay che etero. Se in Dawson’s Creek sembra operante il vecchio stereotipo del giovane omosessuale sofferente, con il suo percorso già scritto di rifiuto e di paura che lascia aperte solo le strade canoniche del suicidio (tentato da Jack nella quinta stagione), della normalizzazione (Jack prova a fare coppia con Joey), della ricerca di un altro omosessuale tribolato (il rapporto con il più disinibito Tobey), in realtà la serie ha il merito di aver fatto molto discutere, seppur con tutti i suoi legittimi limiti. Si è parlato molto ad esempio del bacio tra Jack e Tobey. Due adolescenti che si baciano per ben cinque secondi sullo schermo non rappresentano un fatto da sottovalutare. Tanto più se si considera che l’aspetto dell’omosessualità che ha più sconvolto i benpensanti e subito le maggiori censure negli anni, sia al cinema che in televisione, non è il sesso bensì l’affettività: due maschi che si baciano teneramente fanno più effetto di due maschi mezzi nudi a letto insieme?

Jack incredibilmente non fa sesso, mentre al contrario tutti gli adolescenti di Capeside sono calati nelle diatribe ormonali tipiche di quell’età: malattie veneree, gravidanze indesiderate, profilattici. Jack fa coming out con un tema in classe, Jack entra in club per soli uomini che ha tutta l’aria di essere un cruising, ma ne fugge via poco dopo perché spaventato dagli sguardi predatori degli altri presenti. Evitabili prudenze forse, ma al netto di facili giudizi Dawson’s Creek detiene soprattuto un merito: non aver mai risparmiato le tematiche difficili per paura di quel politically correct che oggi sembra dilagare ovunque.
