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40 anni di Victor/Victoria, capolavoro con Julie Andrews nei panni di un uomo che finge di essere una donna

40 anni fa il genio di Blake Edwards diede vita ad un classico, in grado di giocare abilmente con il concetto di 'doppio' e sondare il tema dell'identità sessuale.

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40 anni di Victor/Victoria, capolavoro con Julie Andrews nei panni di un uomo che finge di essere una donna - VictorVictoria poster - Gay.it

Il 16 marzo del 1982 veniva presentato negli USA Victor/Victoria, ennesima meraviglia di Blake Edwards, già regista di Colazione da Tiffany, Hollywood Party e La Pantera Rosa, qui di nuovo al cospetto di sua moglie, nonché musa, l’iconica Julie Andrews, rimasta al suo fianco per 41 anni di matrimonio.

40 anni fa Victor/Victoria entrava nella storia di Hollywood, strappando 7 candidature ai Premi Oscar e 5 ai Golden Globe, vincendo una statuetta per la colonna sonora di Henry Mancini e Leslie Bricusse. Nel 2000 inserito dall’American Film Institute al 76º posto della classifica delle cento migliori commedie americane di tutti i tempi, Victor/Victoria, rifacimento di una pellicola del 1934 prodotta in Germania dall’UFA, era ambientato nella Parigi del 1934 e vedeva l’ex Mary Poppins nel duplice ruolo di Victoria Grant e del Conte Victor Grazinski.

Julie Andrews, che vinse un Golden Globe come miglior attrice per questa indimenticata interpretazione, è Victoria, cantante ridotta alla fame che incontra un artista di cabaret omosessuale, Toddy, con cui crea un personaggio di successo. Victoria diventa così Victor, nobile polacco omosessuale, molto femmineo, con buone doti di ballerino e di cantante, che sul palco si esibisce in abiti femminili. In breve, la Parigi dei nights è conquistata dalla sua nuova stella. Tra i suoi ammiratori vi è un boss affarista di Chicago, King Marchand, che dubita dell’identità di Victor, e assolda un detective privato per accertarsi se sia veramente un uomo o una donna. Scoperto il trucco di Victoria, nasce l’amore fra i due, con tutto lo scandalo e la baraonda che ne consegue…

Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia, nel Julie ricordò così quell’incredibile film: “Dissi a mio marito, “in Victor Victoria faccio una donna che fa un uomo che fa finta di essere una donna”. Era una cosa impossibile. Dovevo essere uomo o donna? Ero molto preoccupata per la reazione del pubblico. Gli dissi, “non sarò mai credibile”, ma lui mi rassicurò. “Non ti preoccupare, farò in modo che tutti gli spettatori crederanno al fatto che tu sia un uomo”. Per la parte studiai molto gli uomini, come si muovono e siedono, con le gambe aperte e le mani nelle tasche. Poi cambiai la voce, rendendola più profonda. Un’operazione assai difficile”.

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Andrews venne nominata agli Oscar come miglior attrice, quell’anno, ma a vincere fu Meryl Streep per “La scelta di Sophie”. All’epoca Victor/Victoria suscitò clamore e qualche polemica, perché “musical gender bender” a pochi mesi dall’uscita di un altro cult en-travesti, ovvero Tootsie di Sydney Pollack, sbarcato in sala a fine 1982.

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Acclamato dalla critica, Victor/Victoria venne girato in studio, ai mitici Pinewood Studios vicino Londra. Tutta la ricostruzione della Parigi degli anni trenta, dagli hotel ai bar passando per i locali gay, palestre, bagni turchi e ristoranti, fu quindi ‘britannica’, con 15 capannoni occupati e strade costruite ad hoc.

40 anni fa il genio di Blake Edwards diede così vita ad un classico, in grado di giocare abilmente con il concetto di ‘doppio’ e sondare il tema dell’identità sessuale, con Robert Preston, celebre attore da musical, nominato per la prima e ultima volta agli Oscar come attore non protagonista grazie al ruolo dell’eccentrico ed effeminato Carroll “Toddy” Todd. L’amico ‘gay’ dell’attrice protagonista, 15 anni prima dell’arrivo di Rupert Everett al cospetto di Julia Roberts, che si innamora di Squash, interpretato da Alex Karras, rude guardia del corpo di un boss malavitoso.

40 anni e non sentirli, e ad oggi disponibile su Amazon Prime Video solo a pagamento, semplicemente Victor Victoria.

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