
Nel Paese che ha eletto un Presidente della Repubblica mite, ma il cui primo forte atto è stato quello di ricordare le vittime del nazismo – a riprova del fatto che il nazi-fascismo sarà stato pure sconfitto nel secolo scorso ma la sua glorificazione per mezzo della xenofobia è tutt’altro che abbattuta – l’intolleranza è accettata in quanto largamente diffusa nella società. Desta preoccupazione, in quest’ottica, la delega del Parlamento al Governo affinché si abroghi il reato di ingiuria che, quando è mosso dall’odio etnico, razziale, misogino o dalla istigazione alla violenza, diventa un fenomeno allarmante.

È sempre più marcato il solco tra la realtà evidenziata dalla ricerca e dalle sentenze e l’assenza di norme che riconoscono effettivamente a tutti i cittadini pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge. Il ricongiungimento di queste due metà non è più procrastinabile! La Corte Costituzionale, della quale sino a pochi giorni fa era componente il nostro Presidente della Repubblica, ha sollecitato il Parlamento a riconoscere la libertà e il diritto di vivere in coppia alle persone gay e lesbiche; ed è augurale il passaggio del discorso di Sergio Mattarella ove si lega la “libertà” ai “diritti civili” nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva.
Vedremo se questo settennato sarà ricordato per il riconoscimento dei diritti civili a tutti i cittadini. Al lavoro, Presidente!
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