Mercoledì scorso è andata in onda la prima puntata del Trono gay a Uomini&Donne, e non credo di esagerare dicendo che tutta Italia aspettava ormai da mesi di vedere come l’indiscussa regina della televisione avrebbe portato davanti alle telecamere il tabù dell’omosessualità. Noi giovani poi siamo particolarmente toccati dall’arrivo del trono gay, noi giovani che nonostante l’ipocrisia dei perbenisti amiamo Uomini&Donne, noi giovani che nel trash televisivo troviamo una distrazione da una società che ci dà sempre più doveri e ci toglie sempre più opportunità, noi giovani che dopotutto siamo i veri protagonisti del programma. Perciò non posso proprio io, nel mio blog, evitare di commentare la riuscita di questo Trono. Dopo il pollice alzato del web, dopo le lodi tessute da tutte le testate gay, dal canto mio io posso limitarmi semplicemente a ringraziare la De Filippi.

Certo la novità, l’epocale cambiamento di cui tronista e corteggiatori si sono ritrovati a far parte deve aver influito: il sorriso forse troppo rigido di Claudio, un velo di insicurezza nei ragazzi, il non sapere se baciarsi o limitarsi ad una stretta di mano sono sintomi della consapevolezza di non star rappresentando solo se stessi, 
Anche se non sono un fan di Domenico Dolce, in questo caso sono d’accordo con quello che qualche anno fa ha dichiarato alle Invasioni Barbariche: l’eccesso, il voler essere stravaganti per forza, il voler sconvolgere oltre i limiti sono “il peggior modo per farsi accettare”. Un’esterna, un bacio, una storia portata avanti con banalità è la cosa più trasgressiva e più potente che possiamo fare. Per molti è ‘TV spazzatura’, ma la storia ci insegna che non sono gli intellettuali, i ricchi, i potenti a fare le più grandi rivoluzioni, sono le persone comuni. In Parlamento fior fiore di politici si sono dannati l’anima per far passare una legge di cui già nessuno parla più; al contrario, ne sono certo, un programma di intrattenimento senza alcuna pretesa saprà fare quello che il diritto mai sarebbe riuscito ad attuare, convincere le persone ad accettare i gay, non costringerle, persuaderle ad allargare i propri orizzonti, non imporre una veste progressista a chi non appartiene. È un po’ lo stesso principio di “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”: il solenne obbligo imposto dall’alto di non discriminare gli omosessuali è solo una frase su un Codice stantio, di nessuna o pochissima importanza se messo a confronto con la spontanea, trasgressiva, bellissima indifferenza di una donna di fronte a due ragazze che si baciano al bar.
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Trono gay: la banalità di una rivoluzione
Un programma di intrattenimento senza alcuna pretesa saprà fare quello che il diritto mai sarebbe riuscito ad attuare, convincere le persone ad accettare i gay.
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