
Ed ecco che arriva da Palermo una notizia straordinaria per le famiglie omogenitoriali: con un’ordinanza storica del 13 aprile la prima sezione civile del Tribunale del capoluogo siciliano riconosce il vincolo familiare fra la madre non legale e i figli, e garantisce la continuità affettiva fra i bimbi e la comadre, riconoscendo a quest’ultima la possibilità di vedere e tenere con sé i figli secondo un calendario stabilito.
Il Tribunale di Palermo, dunque, nell’interesse dei minori, riconosce quel vincolo che di fatto esiste, ma che lo Stato ancora non si decide a riconoscere, dicendo testualmente: “Non si tratta di riconoscere in capo ai minori un diritto ex novo ma solo di garantire una tutela giuridica ad uno stato di fatto già esistente da anni, nel superiore interesse dei bambini, i quali hanno trascorso i primi anni della loro vita all’interno di un contesto familiare che vedeva insieme la madre biologica con la compagna, figura che essi percepiscono come riferimento affettivo primario al punto tale da rivolgersi a lei con il termine “mamma””.
E il nostro Parlamento cosa aspetta ancora?

Se io e Sergio dovessimo separarci, da unico genitore legale potrei approfittare dell’assurda posizione di vantaggio datami dalla legge e tentare di estrometterlo dalla vita di nostro figlio (ma di certo la decisione del Tribunale di Palermo, per fortuna, mette un freno ad un’idea tanto assurda e lesiva degli interessi non solo del cogenitore ma soprattutto dei figli).

Pensare queste cose mi fa stare male, e dovrebbe fare star male qualunque persona dotata di coscienza civile, in primis i nostri legislatori, perché io credo fortemente che la genitorialità non sia affatto una questione biologica, ma un progetto di vita che, nel caso delle famiglie omogenitoriali – indipendentemente da chi sia il genitore biologico o legale in Italia – viene deciso e attuato insieme, e poi condiviso di comune accordo.
