Buongiorno cari amici della trashcronaca, prima di chiudere questa “meravigliosa” stagione televisiva e darci appuntamento alle trashate dell’anno prossimo, come non salutarci con l’eurotrash per eccellenza?
Infatti sabato è stato tempo di Eurovision Song Contest, una sorta di Festival di Sanremo gestito da uno staff capace, competente e indubbiamente composto da gay & lesbiche come se non ci fosse un domani.
Dopo quattro anni di scelte discutibili (da Nina Zilli e la sua cofana, fino all’impresentabile Emma Marrone lo scorso anno), quest’anno l’Italia aveva tutte le carte in regola per farcela giocandosi i suoi pezzi da novanta: e non sto parlando di Suor Cristina, la cui carriera è durata quanto un gatto in tangenziale, ma dei tenorini de IL VOLO: il bel canto antico alla Claudio Villa, tre giovani pulzelli nel fior fiore degli anni e quella musicalità tutta italiana da pizza, mandolino e Andreotti ahi ahi ahi. Ma i sogni di gloria sono presto svaniti con grande gioia di Padoan, che aveva passato la serata con la calcolatrice in mano pensando a quanti punti di debito pubblico ci sarebbe costato organizzare una baracconata del genere.

Meno male che arriva la Gran Bretagna che ci fa ricordare cosa significa essere trash! Giacchettine che si illuminano a comando, confusione sul palco e via che si va: praticamente una puntata di Britain’s Got Talent. Probabilmente anche quest’anno, come capita in ogni edizione riusciranno ad arrivare tra gli ultimi tre (e prima o poi si decideranno a schierare i One Direction!).
La Lituania gioca facile buttando un bacio gay e lesbico durante l’esibizione. Peccato che il tutto risulti più lezioso del “Gigi ti amo” della Tatangelo e che tutta l’esibizione sembri la promozione di un dentifricio che Mastrota levate. In più c’è un’altra chiara evidenza: gli stilisti in Lituania non sono ancora arrivati.

Tocca al superfavorito per la vittoria: lo svedese. La sua performance si riassume velocemente: manzo che rifà Beyoncè che rifà la Cuccarini. Punto. Dicono che Padoan stia comprando i call center per votarlo al grido di: quest’anno abbiamo l’Expo, abbiamo gli EMA, io i soldi per un ESC 2016 non li caccio. Ma la gara è tra noi e loro: una gara quasi politica di stili di vita, credenze e way of life.

Le performance si susseguono: il cantante del Belgio è la Lorde delle sfrante, la Grecia più che la Beyoncè ellenica me pare la Lara Fabian del Discount, la Lettone è una brutta copia di Kiesza e non si capisce se ha il petto villoso o un tatuaggio, la Georgia brava ma la preferivo in “Come saprei”, l’Albania più che la dimenticata vincitrice di The Voice avrebbe dovuto schierare Anna Oxa con tanto di pippone retorico allegato e avrebbe vinto a mani basse, la Russia è Naomi Watts che canta Celine Dion e poi la Romania con tanto di hashtag #ROM che per me ha sbagliato tutto: aspettavamo la nuova Dragostea Din Tei e invece ci ritroviamo gli Avion Travel rumeni. Meno male che sul palco ci sono dei giovincelli a ballare per rispettare il detto che portarsi i bambini mentre si lavora è un’usanza tipica rumena.
E poi chiudono i tenorini che io non riesco a godermi perché temo sbuchi dal nulla Antonella Clerici col vestito di piume viola.

Partono i voti ed è subito gara a tre: noi ci muoviamo bene vincendo con i giostrai rumeni e con la Grecia con la quale ci sentiamo molto affini, soprattutto nei problemi. Ahimè la Germania ci dà solo un decimo posto forse per vendicarsi di tutti quei simpaticoni che nei giorni scorsi hanno tempestato le bacheche FB con il loro “si vola a Berlinoooo!”. Anche la Slovenia ci boicotta: dicono sia già in atto uno sciopero dei viaggi della speranza per andare a fare benzina da loro. Dopo un po’ rimaniamo indietro. La gara rimane Russia vs. Svezia: Putin contro Ikea. Io spero che vinca la Russia a questo punto: avete presente la manifestazione più gay dell’universo organizzata lì? Al pari spero che l’Italia recuperi e arrivi seconda così i tenorini potranno sentirsi Nek e Cutugno per un giorno. Ahimè non finisce così: Italia terza (nuovo hashtag #ilvolodallescale), Russia seconda e stravince il bono targato Svezia. Ovviamente cominciano i commenti sobri sui social: “adesso montami come un tavolo Ikea”, “togliti la maglietta in tutti i luoghi e tutti i laghi” mentre spuntano articoli che parlano di una sua presunta omofobia.
Il sipario si chiude. Il baraccone viene smontato. Gli ascolti sono un successo ed erodono pubblico persino alla Maria Nazionale di Amici e io mi sento di chiosare riassumendo quello che gli americani pensano dell’ESC: l’Europa è quel continente dove gli anni ’90 non sono mai finiti. Ed è un gran bene aggiungo io!
