E così anche quest’anno è andata: la 66esima edizione del Festival della Canzone italiana è archiviata, il secondo della lunga era Conti che dominerà la terra a lungo stile visitors e il più visto degli ultimi 11 anni.
Per noi è giunto il momento come ogni anno di tracciare il meglio e il peggio della kermesse con gli occhi disincantati della trashcronaca targata Gay.It
IL MEGLIO DI SANREMO 2016

CARLO CONTI: Sebbene con il sedicente smoking della finale sembrasse un allibratore di incontri clandestini a Las Vegas negli anni ’50, e la sua pelle sia il promo ideale del film “50 sfumature di nero”, il trionfatore è lui. Ha dato vita alla nuova generazione festivaliera. Ha rimpiazzato i vari Cutugno, Mietta, Mazia Bazar, Zanicchi con i morti di fama dei talent che appaiono a Sanremo poi spariscono (Noemi, Scanu e co.) e finalmente ha fatto dimenticare il radical chic targato Fazio. Bravo Carlè, ma magari l’anno prossimo impegniamoci di più sulle vallette, eh.

FRANCESCA MICHIELIN: In questi giorni sui social mi sono speso per lei che nemmeno una bimbominchia con l’apparizione di Justin Bieber. Ma Franceschina ha una purezza che profuma di buono. E ha solo 20 anni. Durante le votazioni finali tutto il pubblico gay italiano era per lei, manco ci fosse Beyoncè su quel palco. E’ indubbio, se oggi dobbiamo pensare a come vorremmo il futuro della musica italiana penseremmo a lei.
IRENE FORNACIARI: Vorrei spendere due parole su di lei. É arrivata ultima nelle votazioni, è stata ripescata (con un entusiasmo che manco i ripescati agli esami a numero chiuso nelle università), ha ricantato per ultima ed è arrivata ultima di nuovo. Con una canzone sui migranti, in un Paese che i migranti non li ammette. Ciao Irene, auguro che prima o poi ti arrivi una gioia!

SIMONA VENTURA: voi direte che c’entra? É stata tanto bistrattata ad X Factor, ma nel Sanremo dei record ha mandato uno dei suoi giovani in finale (Mahmood) e una delle sue vincitrici al secondo posto (Franceschina) e dei talenti dei vari Morgan? Nessuna traccia. Altrochè l’Isola: a lei deve andare la direzione artistica (ovviamente insieme a Alba & Valeria che tra il pubblico ci ha fatto riscoprire le “notti magiche”, ça va sans dire)
Menzioni d’onore a ANNALISA , tanto cara, ma che ha cantato un pezzo senza ritornello che sembra la versione all’amatriciana di quelle robe astratte che canta ogni tanto Beyoncé per fare la figa. (ricordiamoci che l’anno scorso cantava Kekko) e ROCCO HUNT solo per il testo “Nei programmi al pomeriggio imbambolate questa Italia“: ed è subito stacco su Parodi e Liorni in platea.
IL PEGGIO DI SANREMO 2016

GLI STYLIST: A parte la poracciata dello stylist della Iurato che si è dissociato dall’abito che lui stesso gli ha dato (non ci sono più i gentleman di una volta), devo dire che Mengoni, tra le tante colpe che ha, ha anche quella di avere insegnato a vestire tutti i giovani virgulti della musica italiana come alla prima comunione. Ragazzi, osate, divertitevi. Fate come il buon Mahmood. Di tempo per imbalsamarvi ne avrete a iosa. (ovviamente non mi riferisco a Clementino: lui è già vestito come buona parte delle alternative milanesi)
ALESSIO BERNABEI: Voleva diventare il Nek 2016. Senza calcolare che se avesse vinto avrebbe dovuto mandare Ariana Grande a ritirare il premio. Tesoro, se proprio vuoi #escilo che sei bono, ma basta con questa musica da pubblicità di telefonia.
MARIA DE FILIPPI Vs GLI STADIO: Ebbene sì. Il festivalone più seguito ci ha dato due lezioni di vita: che chi si ribella alla rottamazione in Italia continua a vincere. Che tra il mondo del divano, quello senza internet (che per noi non esiste e ce lo descrivono in cartolina) e il social-mondo a cui tutti siamo abituati ha vinto il primo. E, come qualcuno ha scritto: “Gli Stadio hanno ucciso Maria De Filippi e tutto quello che rappresenta. Perché è questo, alla fine: tra dieci anni Annalisa, Scanu, Fragola saranno pvc ingiallito. Gli Stadio saranno sempre gli Stadio.”

E voi? Quali sono i vostri top e flop di questo #SanremoArcobaleno?

