
Era il 1983. Un pischelletto delle elementari. Bellaria, patria delle spiagge mangiate dal mare e dalla mucillagine e buen retiro della terza età, era la terra delle mie vacanze estive. Ogni anno, la prima sera c’era un rito: mia nonna mi portava tra le grandi boutique del centro a comprarmi quello che volevo. Io che ero già un Rebel Heart, sfruttando l’ottima congiuntura astrale che permetteva ancora ai negozi di dischi di esistere, rifiutai di abbigliarmi da qualche prestigiosa firma e scelsi di farmi regalare la musicassetta di una giovane di cui si sentiva appena parlare in Italia: una certa Madonna. Il disco si chiamava Like a Virgin. Mia nonna fu piuttosto divertita da questa scelta e non si preoccupava minimamente di come io ancheggiassi sulla spiaggia come una Beyonce ante litteram ascoltando Material Girl con il mio walkman.
Passano gli anni e arriva il 1989. L’uscita di Like a prayer fu un evento. Negozi aperti con orari straordinari e quell’album (in doppia versione: cd e musicassetta perché a 15 anni si fanno le cose in grande) divenne la colonna sonora della mia vacanza a Lampedusa, un’isola abbagliante in quegli anni presbarchi, prepolemiche, precasadiBerlusconi, presbarcodiBaglioni. Tuttora penso che, a parte Ray of Light il capolavoro maximo e fuor
Ma veniamo ad ora o meglio ad un mese fa: il 14 marzo si attende l’ennesima (pro)creazione della divina. Entusiasmo di amiche e blog madonnari vari. Il disco più bello di Madonna da decenni. Il video che tutti amano e guardano. A detta dei fans. Poi cerchi in rete e non trovi evidenze di ciò. Ma sconsolanti dati di vendita. Si parla di 500.000 copie in un mese. Non in America ma in tutto il mondo. Praticamente io conosco tutti i gays che l’hanno comprato. E probabilmente ci ho pure già pomiciato. Solo in Italia resiste nella top 10. In America è quasi fuori dalla top 20 nonostante una promozione monstre. Ma cosa allora non funziona di “Rebel heart”?

Nemmeno il Vaticano si preoccupa più di lanciarle anatemi sebbene, come al solito, si sMadonni a tutto andare. Ma posso dire (sebbene so che, ora sarò minacciato a tutto spiano dall’Isis Madonnaro) che tutto questo per me è una gran bella notizia? Infatti miei cari, parliamoci chiaro: voi e la signora Ciccone potete continuare a dormire sonni tranquilli. Il tour sarà il solito successUone, i social continueranno a dire quanto è brava e bella e che bel culo sodo ha e lei continuerà con i suoi ammiccamenti, i suoi crocifissi (che pare vadano tanto di moda tra il pubblico 
Nel frattempo di Rebel Heart cosa rimarrà? Poco o nulla. Forse dei testi imbarazzanti di quelli di cui beffarsi con le amiche come un carmelita smack qualsiasi. Perché oggi, pensando di essere pazza ho riguardato tutti i video di Celebration. E a parte la qualità da vhs usata di serie B (mentre Kylie cura ancora 30 anni dopo ogni singolo fotogramma in ogni minimo dettaglio) il confronto è impietoso. Quasi come passare da Mina a Emma Marrone. Ma ciò ci permette di guardare con occhio più disincantato al pop attuale e a tutta la scemenza che si porta dietro. I lecca lecca, le anaconde, le imitazioni di Celine Dion al Kimmel Show. Quel pop che magari a noi tardoni/tromboni non dice nulla, anche perché se ci azzardiamo ad entrare nel mondo del twerking rischiamo il femore come il buon Battiato. Quel pop che magari non sfonda troppo in classifica (Ariana Grande ha il sold out a Milano ed è presente, sebbene nelle parti basse, da 30 settimane nei dischi più venduti) ma probabilmente è il cono di luce di quelli che SEX nemmeno sanno cos’è o non hanno mai visto Evita (sacrilegio, tremendo sacrilegio).
Ed è un gran bene, cazzo.
