Klem vincitore di Castrocaro 2024 ci racconta il suo coming out “Voglio farmi portavoce della comunità LGBTQIA+”

“Io non ti posso dire dove vado perché tu non lo vuoi sapere”: così, Klem, ha fatto coming out.

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Klem - Vincitore di Castrocaro 2024 parla con Gay.it di musica, canzoni, coming out e rappresentazione LGBTIAQ+
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8 min. di lettura

Oggi vi porto con me in una cameretta magica, quella che ha visto crescere i sogni di Klem e glieli ha visti realizzare. Una cameretta che, in realtà, potrebbe tranquillamente considerarsi un palcoscenico di prestigio. È lì, infatti, che Clemente – questo il suo vero nome – ha iniziato a sperimentare con il suo corpo, a preparare le esibizioni e a lasciarsi andare, senza paura di mostrarsi per ciò che è realmente.

Ed è proprio lì che Klem ha scelto di fare questa intervista. Un luogo accogliente, sicuro, vicino al calore della mamma che lo ha sempre spronato a raggiungere i proprio traguardi.

Per questo, tra pochissimo, leggerete un’intervista nella quale Klem si è raccontato a cuore aperto, facendoci immergere nel marasma di emozioni che sta vivendo in questo momento, dopo aver vinto la 66esima edizione del Festival di Castrocaro, e teletrasportandoci nel momento esatto in cui ha fatto coming out.

Una chiacchierata intensa, divertente, emozionante, fatti di alti e bassi, che ha fatto uscire le parti migliori di Klem e di Clemente, che non sono altro che due facce della stessa medaglia “che alla fine si ritrovano di fronte ad un’unica cosa: la passione, l’amore per la musica, per la famiglia e per la terra d’origine”.

Insomma, un viaggio profondo che non potete assolutamente perdervi. Anche perché stiamo parlando di colui che si candida a diventare la nuova voce queer della GenZ.

Buona lettura!

Leggi l’intervista a Klem subito dopo la foto…

Klem
Klem

Klem: “Ho vinto la 66esima edizione del Festival di Castrocaro

Sei reduce dalla vittoria della 66esima edizione del Festival di Castrocaro con il brano “Tutta la notte“: come stai vivendo questo momento?

Sono molto felice. Questa è sicuramente l’emozione che al momento mi pervade di più. Allo stesso tempo mi sento come un bambino al parco giochi, con tante nuove attività da svolgere tra concerti, interviste ed è proprio bello perché mi sento di vivere tutto ciò che ho sempre sognato. E dunque vivo tutto con sacrificio, ma non pesantezza. E sono contento.

 

Se dovessi descrivere questo momento con una canzone, quale sarebbe?

Sicuramente “Love on Top” di Beyoncé perché va su di diverse tonalità e dunque mi rappresenta perché io sono molto ambizioso e punto con il tempo di riuscire a crescere sempre di più. E poi perché Beyoncé è la mia artista preferita. L’ammiro da morire. Penso che sia un dieci in ogni campo: nel canto, nella danza, nel carisma, nella composizione, e potrei andare avanti all’infinito. E poi perché questa canzone mi mette sempre di buon umore.

 

Il Festival di Castrocaro ha visto decollare le carriere di tanti big della musica, tra cui Eros Ramazzotti, Zucchero, Iva Zanicchi e Fiorella Mannoia: che effetto ti fa?

L’effetto è incredibile. Sapere che mi sono aggiudicato un premio che tanti anni fa ha vinto, per esempio, anche Zucchero di per sé è scioccante.

 

Che cosa ti porti dietro da questa esperienza?

A parte la vittoria (ride, ndr.), mi porto dietro le emozioni provate con le tante persone che ho avuto modo di conoscere e che hanno condiviso con me quel palco. Tanti ragazzi e ragazze talentuosi che avevano, ognuno a proprio modo, qualcosa da dire. Anzi, aver vinto con loro al mio fianco, è stata una grande soddisfazione perché li considero tutti davvero dei veri e proprio talenti.

 

Siamo nella tua cameretta, dove sin da bambino hai cantato e ballato: come ti senti ora ad essere tornato qui con una grande vittoria alle spalle?

È una grande soddisfazione perché, soprattutto all’inizio, io non ci credevo tanto. Sai quando ti dicono che se ti impegni le cose succedono veramente? Ecco, all’inizio ero un po’ scettico, ma oggi posso dirti che l’impegno fa davvero la differenza. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna, ma l’impegno è la prima chiave per raggiungere i traguardi. E poi ho capito che se ci credi, accade. È qui in cameretta che tuttora provo ogni esibizione. È il mio posto di ricongiunzione, dove mi ritrovo con me stesso e dove metto a posto i pensieri.

 

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Klem: “Sin da bambino vivevo di musica”

Che bambino sei stato? Che ricordi hai della tua infanzia?

Ero un bambino molto timido. In realtà pure adesso sono molto timido solo che sul palco mi trasformo, e tiro fuori tutto me stesso. Sono sempre stato una persona che tende a stare sulle sue, un po’ per una questione di timidezza e un po’ perché a volte ho paura di pormi nella maniera sbagliata. Per questo talvolta posso dare l’impressione di essere una persona arrogante, ma giuro che non lo sono (ride, ndr.).

 

Quando hai capito che avresti voluto vivere di musica?

Tutto è iniziato con la danza. Poi ad un certo punto mi sono dovuto fermare perché dovevo essere operato di appendicite e c’è stata una complicazione che mi ha portato a dover star fermo per un po’ di tempo. In quel momento è arrivata la musica, che è diventata la mia valvola di sfogo. Poi è arrivato il pianoforte, mi sono laureato in conservatorio e ho ripreso a fare danza.

 

Hai un ricordo in particolare di te bambino legato alla musica?

Questo fa molto ridere: da bambino mi piaceva parecchio un film con protagonista Topolino che dirigeva un’orchestra e io mi ricordo che spesso mi sono ritrovato ad imitarlo, allestendo dei veri e propri spettacoli di fronte a mia mamma.

 

Degli spettacoli che forse ti hanno consentito di arrivare oggi ad essere molto sicuro di te sul palco…

Sì, ci ho messo un po’ per arrivare a questa consapevolezza performativa. Inizialmente, come ti dicevo, ero molto timido. Ci sono dei video, soprattutto degli inizi, in cui canto con le gambe incrociate e con gli occhi lucidi, pronto a piangere da un momento all’altro. Da piccolino non riuscivo a perdonarmi neanche una nota stonata, e dunque ero molto severo con me stesso. Con il tempo, invece, sono maturato e ho iniziato a mettere in pratica ciò che avevo imparato durante i miei anni di danza. Ho iniziato a creare delle vere e proprie performance, ispirandomi a star come Michael Jackson o Beyoncé. Mi affascina molto poter unire diverse discipline e sono contento ora di riuscire a farlo.

 

Un altro aspetto che mi colpisce molto del tuo lato artistico sono i look: come li scegli?

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Partiamo dal presupposto che credo che oggi, oltre ad una bella voce, sia importante avere anche una propria personalità dal punto di vista stilistico. L’immagine che hai accende l’interesse di chi ti è di fronte ed è per questo che a me piace sperimentare, creare look che mixano urban ed elegante. Ogni mio look è creato insieme al mio team di lavoro per provare ad attirare l’attenzione, ancora prima di iniziare a cantare. Voglio che il pubblico apprezzi ciò che vede per soffermarsi poi a sentirmi cantare.

 

Da quello che mi racconti intuisco che Klem e Clemente sono due facce della stessa medaglia, con caratteristiche diverse: è così?

Klem è stacanovista, non si ferma mai e pare nu drag (ride, ndr). Clemente, invece, è la parte più umana, più dolce. È il secchione tra i due, il più introverso e timido. Quindi sì, sicuramente Klem e Clemente sono due facce della stessa medaglia che alla fine si ritrovano di fronte ad un’unica cosa: la passione, l’amore per la musica, per la famiglia e per la mia terra.

 

C’è qualcosa che grazie alla musica hai imparato ad apprezzare di te che prima dell’inizio di questa esperienza non ti piaceva?

Sicuramente la musica mi ha dato il coraggio di essere chi sono. Mi ha dato una ragione in più per esistere. Per me il canto e la musica sono la mia ragione di esistere. Nel senso che senza di loro non riuscirei a spiegarmi che scopo avrebbe la mia esistenza. Quando sto da solo o quando sto male scrivo, suono o canto. La musica per me è proprio terapeutica. Mi fa stare bene.

Klem
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Klem sulla comunità LGBTQIA+: “Il mio sogno è quello di farmi portavoce della mia gente

Tu fai orgogliosamente parte della comunità LGBTQ+ e forse anche per questo i colleghi di Biccy.it ti hanno definito come “la nuova voce queer della GenZ”: ti rivedi in questa definizione?

In realtà questo è proprio il mio sogno, quindi li ringrazio, perché il mio obiettivo è proprio quello di potermi fare portavoce della mia gente. Dunque, mi sento super onorato di questa definizione e soprattutto non so se ancora me lo merito, ma mi renderò meritevole.

 

A proposito di questo, quando hai capito per la prima volta che ti interessavano i ragazzi e come hai affrontato quel periodo?

Inizialmente non è stato proprio semplicissimo. Anche se vivo in una famiglia che mi adora e che, quando ho fatto coming out, fortunatamente, non mi ha dato alcun tipo di problema, io sono cresciuto in un ambiente nel quale la mentalità era quella che un uomo può innamorarsi solo di una donna, e viceversa, e dunque vivevo secondo dei costrutti imbastiti dagli altri. E dunque, anche se da piccolino ricordo che avevo già delle prime attrazioni per i ragazzi, non volevo prima di tutto ammetterlo a me stesso e poi avevo paura di deludere la mia famiglia. Poi ho iniziato ad informarmi sul tema e in piena adolescenza, dopo essere stato fidanzato per quattro anni con una ragazza, ho capito che quell’amore non mi rendeva felice.

 

Ti va di raccontarci quel momento?

Ad un certo punto, durante la mia adolescenza, ho incontrato un ragazzo che mi ha fatto capire davvero che cos’era l’amore. Così, nonostante i quattro anni di fidanzamento, in un solo secondo – grazie a lui – ho avuto tutte le risposte che cercavo. Poi con calma ho deciso di parlarne a casa, o meglio ho scelto di vivere la vita senza pormi troppi problemi. Così ho iniziato ad uscire spesso, a tornare tardi la sera e a vivermi questo ragazzo. E così ad un certo punto mia mamma mi ha detto: “Senti, tu mi devi dire dove vai?”. Ed io ho risposto: “Io non ti posso dire dove vado perché tu non lo vuoi sapere”. Così è iniziata una piccola discussione che è finita con un mio: “Esco con un ragazzo”. In quel momento sono scappato di casa terrorizzato, e sono andato a danza. A quel punto ho pensato che a casa non ci sarei più voluto tornare, poi mi sono ricordato che non avevo con me né soldi né vestiti e dunque, nonostante avessi paura di sapere la reazione che aveva avuto mia madre, mi sono fatto forza e sono tornato a casa.

 

Com’è stato il rientro a casa?

Ricordo che c’era un silenzio tombale e nella mia testa era partito un vero e proprio film tragico. Già pensavo di dovermi mettere a fare la valigia. Invece, mi sono diretto verso la mia camera e lì ho trovato mia madre sul letto con in mano il cuscino dove c’era stampata la mia foto insieme alla mia ex – che tra l’altro ora è una mia carissima amica – e mi ha detto: ”Ma quindi… mo questo lo butto?”. Io ho risposto di no e lì mia madre mi ha detto che era molto fiera di me. E lì io sono scoppiato a piangere.

 

Come ti sei sentito dopo il coming out?

Mi sono sentito libero. Negli anni avevo accumulato un sacco di tensioni e grazie al mio coming out poi, pian piano, la mia vita è tornata ad essere armoniosa. Non che prima non lo fosse, ma comunque vivevo sempre un po’ a metà. Risentivo tanto del fatto di non poter mai essere me stesso al 100%. Per questo, l’invito che mi sento di fare a tuttə è proprio quello di non tradire mai se stessi. Dobbiamo essere noi i migliori amici di noi stessi. È veramente importante avere un ottimo rapporto con sé stessi e dirsi la verità, perché poi, dicendola pure agli altri, ti fai apprezzare per quello che sei davvero. Quindi adesso, quando mia mamma mi dice ti voglio bene, mi sento ancora più felice perché so che è vero, perché mi conosce al 100%.

 

Sei innamorato in questo momento?

No, questa risposta non te la posso dare (ride, ndr.). La musica è il mio più grande amore. Se dovessi inserire una persona nella mia vita sarebbe tosta, soprattutto per i numerosi impegni che ho. Però, posso dire, che nel caso un po’ di spazio ci sarebbe.

 

Obiettivo per il futuro?

Sicuramente, quello di continuare a fare musica. Far uscire nuovi brani e vivere nuove avventure come quella vissuta a Castrocaro. E spero che presto si presentino altre occasioni.

Klem
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