18 anni dopo Cristina Comencini, che nel 2006 riuscì ad entrare in cinquina con La Bestia nel Cuore, l’Italia tornerà agli Oscar con un film di una regista donna, Maura Delpero, già Leone d’argento all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Vermiglio, sua opera seconda, è stato infatti selezionato per rappresentare il Bel Paese nella categoria miglior film internazionale agli Oscar del 2025, ma non perché diretto da una donna come insinuerebbero quelli ossessionati dalla pseudo ideologia woke, bensì perché molto semplicemente miglior titolo nostrano del 2024, “per la sua capacità di raccontare l’Italia rurale del passato, i cui sentimenti e temi vengono resi universali e attuali”.
Uscito in una manciata di sale italiane il 19 settembre scorso, distribuito da Lucky Red, il film ha registrato un incasso che l’ha portato nella top ten del primo weekend con la prima media copia dell’intero box office, tanto dall’andare ieri incontro ad un più che doveroso moltiplicatore, con 100 sale a disposizione rispetto alle 25 della prima settimana e primato assoluto con 45.445 euro in 24 ore, la più alta media per copia e un totale di 253.730 euro.
Vermiglio racconta l’ultimo anno della seconda guerra mondiale in una grande famiglia dell’estremo nord italico, nella provincia autonoma di Trento e di come, con l’arrivo di un soldato rifugiato, per un paradosso del destino finisca per perdere la pace, nel momento stesso in cui il mondo ritrova la propria.
Interpretato da un meraviglioso Tommaso Ragno, che finalmente raccoglie meritati consensi dopo aver straordinariamente seminato per anni con ruoli secondari, Giuseppe De Domenico, Roberta Rovelli, Sara Serraiocco e non pochi esordienti assoluti, a partire da Martina Scrinzi, Vermiglio è puro cinema d’autore, un film produttivamente parlando “piccolo”, con i suoi tempi lunghi, i silenzi, i paesaggi incantati delle montagne innevate che sembrano quadri usciti dalla mente di Ermanno Olmi.
Maura Delpero, nata a Bolzano, premiata con i suoi documentari e con la sua opera prima Maternal, vista a Locarno, pennella volti, esistenze, personaggi, con rara profondità e credibilità, senza mai staccarsi da un dialetto montanaro fortemente voluto e difeso, seppur consapevolmente rischioso, da un punto di vista puramente commerciale. Nel voler omaggiare suo padre, cresciuto proprio a Vermiglio, Delpero ha immaginato le quattro stagioni nella vita di una grande famiglia, composta da padre maestro elementare, mamma casalinga, zia vedova e ben 7 figli.
Una storia di bambini e adulti, tra morti e parti, delusioni e rinascite, una storia d’alta quota, con i suoi immensi muri di neve, la guerra lontana ma sempre presente, una guerra mondiale senza bombe nè battaglie. Perché non si sentono spari, non si vedono carri armati. Ogni tanto un aereo sorvola la valle, facendo sognare i più piccoli di poter solcare quei cieli così azzurri, un giorno. In questo paesino sperduto di poche anime ci sono le donne vedove, i contadini che aspettano i figli mai tornati dalle trincee, i maestri e i preti che hanno sostituito i padri, le madri che guardano il mondo dalle proprie cucine, i neonati che muoiono dal freddo, i forestieri visti con timore. “Vermiglio è un paesaggio dell’anima, un “Lessico famigliare” che vive dentro di me, sulla soglia dell’inconscio, un atto d’amore per mio padre, la sua famiglia e il loro piccolo paese. Attraversando un tempo personale, vuole omaggiare una memoria collettiva“, ha confessato Maura Delpero, magnifica regista riuscita a rianimare un mondo antico e lontano, con un naturalismo mai artefatto, reso ancor più crudo e affascinante da un cast di attori in stato di grazia, spesso non professionisti. Sul palco del Lido di Venezia per ricevere il Leone d’Argento, Delpero sottolineò come “questo film non sarebbe stato lo stesso se non ci fosse stato il dialetto, non avrei avuto tempo di sentire i silenzi della montagna, è importante difendere la cinematografia e supportare il dialogo tra cineasti e soggetti pubblici. Grazie a chi aiuta la conciliazione tra lavoro e famiglia, lo dico da donna e mamma, spero che la società non lasci da sole le donne”.
In Vermiglio Cesare è l’uomo più colto del villaggio, il maestro che educa i più piccoli e insegna ai più grandi. Un uomo duro ma gentile, attento alle buone maniere, all’educazione assoluta, al rispetto dei ruoli. Tra i suoi studenti ci sono anche i suoi stessi figli. Flavia, la più piccola tra le ragazze, è anche la più intelligente, quella più curiosa, nonché l’unica che avrà l’onore di poter studiare, andando in collegio. Ada invece si applica, vorrebbe andare a scuola ma suo papà la ritiene un eventuale investimento sbagliato. Dal canto suo si masturba di nascosto dietro l’anta dell’armadio, fingendo di pregare, per poi autoinfliggersi delle penitenze sempre più estreme. Dal dormire con le galline al mangiarne gli escrementi. Questo perché continua a peccare, consapevolmente. Prega da mattina a sera, va a confessarsi tutti i giorni, mangia l’ostia prima di andare a dormire. Affascinata da Virginia, ovvero la ribelle del Paese, instaura con lei una sorta di amicizia/relazione dai risvolti omosessuali, continuando a masturbarsi con un album di fotografie pornografiche del padre, stracolmo di donne nude, chiuso a chiave in un cassetto e da lei puntualmente trafugato. Ada non vorrebbe essere un uomo ma se proprio dovesse scegliere vorrebbe essere un prete, perché quando loro parlano tutti li ascoltano. Finirà in convento in abiti talari, dove potrà continuare a peccare in libertà con le consorelle e soprattutto a studiare, senza dover cullare obblighi matrimoniali o genitoriali.

C’è poi Dino, il maschio maggiore di casa che agogna l’amore e il rispetto di un padre che continua invece a crescerlo con asprezza, oscillando così tra la rabbia repressa e il profondo affetto nei confronti di sua madre e dei suoi fratelli minori, ovvero tre bimbi discoli e curiosi dalle mille domande che trasudono ilarità e dolcezza. Adele è invece la madre del focolare, colei che porta avanti la casa, gli animali, l’intera famiglia, senza mai dare segni di cedimento, con gravidanze continue, lutti e bimbi da riempire d’amore. Vorrebbe accanto a sè un marito più presente, meno concentrato su sè stesso e più attento alle ecomonie familiari, più romantico e amorevole con i propri figli, ma in silenzio incassa, sopporta, perché innamorata dell’uomo più intelligente e acculturato della valle, che alla pagnotta da portare a tavola preferisce un costoso vinile di musica classica, “cibo per l’anima”. E infine abbiamo la primogenita Lucia, che si innamora al primo sguardo di un disertore siciliano, Pietro, scappato dalla guerra e di fatto nascosto in Paese. I due parlano poco, perché lui è tornato dalla guerra distrutto da ciò che ha visto, ma entrambi si raccontano attraverso profondi sguardi di passione. Con poche scene Delpero costruisce un amore accecante, che darà il via ad un’implosione drammaturgica in grado di travolgere l’intera famiglia e di riflesso il piccolo paese.
Da questo momento in poi Vermiglio cambia registro, come le quattro stagioni che segnano l’impianto narrativo di un film che pulsa vita, sentimenti, emozioni, senza mai cedere alla via più semplice e percorribile, a quella più facilmente vendibile. Delpero, che è anche sceneggiatrice oltre ad essere regista, abbaglia con momenti di assoluta bellezza, tra le montagne innevate della Val di Sole, cimiteri al tramonto e mari in tumulto emotivo, costruendo un microcosmo sensoriale che profuma di latte appena munto e bollito, di legna che arde, di sudore da fieno, di animali bagnati.
Opera coscientemente “difficile”, perché con i sottotitoli e il quotidiano rurale solo apparentemente “noioso” di una famiglia d’altri tempi a dominare la scena, Vermiglio pizzica le corde del cuore senza mai esprimere giudizi morali nei confronti dei propri protagonisti, chiedendo attenzione, coinvolgimento, trasporto emozionale, che se concesso non potrà lasciare indifferenti. Sognando l’Oscar 2025.
Il 17 dicembre 2024 sapremo se l’opera seconda di Maura Delpero sarà riuscita ad entrare nella shortlist che includerà i quindici migliori film internazionali selezionati dall’Academy®. Il 17 gennaio avremo la cinquina dei film nominati per concorrere all’Oscar, assegnato il 2 marzo 2025.
Ma comunque vada, Vermiglio è già di suo uno straordinario successo.







