Chi ha paura del poliamore? Intervista con FAQ The Poly

Gì e Bibi ci raccontano le relazioni non monogame e il poliamore senza stereotipi: dai falsi miti dell’amore libero a come portare a casa più partner per Natale.

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Nel 2017 Bibi amava due persone. Ma non era la prima volta che lə succedeva: per tutta la sua vita la narrazione del ‘se ami veramente qualcunə, non ti innamori di qualcun altrə’  lə è sempre stata calata dall’alto come una verità assoluta inconfutabile, ma non l’aveva mai veramente convintə. “La prima reazione è sentirti inadeguatə perché non provi quelle cose che ti vengono raccontate come normali. Ti autoconvinci, quindi, che non le ami abbastanza queste persone, perché così funziona nell’immaginario comune”.

 

 

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Ho fatto la cosa più banale di tutte’ racconta a Gay.it ‘Sono andatə su Google, e ho scritto: Si possono amare più persone contemporaneamente?’. La barra di ricerca l’ha portatə al gruppo Facebook ‘Policome (oggi diventato Poliamore e anarchia relazionale, gruppo di confronto’ con oltre seimilatrecento iscritti), dove ha scoperto che la sua storia era tutt’altro che unica: più persone vivevano situazioni simili e, a discapito della narrazione comune, lo mettevano in pratica. Nel potpourri di esperienze, a cogliere la sua attenzione fu in particolare la storia di Gì, che come Bibi aveva da poco aperto la sua coppia monogama (‘In realtà non sapevamo nemmeno di essere monogami, era solo quello che pensavamo andasse fatto’ mi dice), e per Natale si sarebbe ritrovata a portare a casa più partner diversi.

A distanza di quattro anni e mezzo, Bibi e Gì sono lə co-host di FAQ The Poly, un podcast italiano che parla di poliamore e relazioni non monogame. In quattro stagioni riflettono su tutto: dal coming out come poli con i genitori alle gelosie tra più partner, ma anche con quale partner andare in vacanza l’estate, fino alle domande comuni: chi ami di più? Quanto può durare la relazione? Ma chi te lo fa fare? Dove lo trovi il tempo? Fate sesso tutte insieme? Nel loro progetto Bibi e Gì non hanno intenzione di piegarsi agli stereotipi sulla non monogamia, ma nemmeno trattare l’esperienza poli come la migliore del mondo: è solo un’alternativa, con tutte le complessità di ogni rapporto umano. Piuttosto che nascondere le insicurezze sotto il tappeto, le due ‘sgangherate poly di quartiere’ hanno preferito discuterle insieme a noi. Per chiarirle, e possibilmente, saperle accogliere meglio.

Intervista con Bibi e Gì di Faq The Poly

 

Nella vostra bio, Faq The Poly, è un podcast su poliamore e relazioni non monogame. Ma qual è la differenza sostanziale tra i due termini?

Gì: La premessa è che le definizioni sono in continua evoluzione. In questo momento la comunità poliamorosa utilizza ‘non monogamie’ come termine ombrello per indicare tanti tipi di relazioni non monogame. Il poliamore è quella in cui ci ritroviamo di più, ma nel nostro podcast tocchiamo anche altre forme come l’anarchia relazionale (che si sovrappone spesso al poliamore, ma ha una sua filosofia specifica), la coppia aperta (dove l’apertura è prettamente dal lato sessuale), o lo scambismo. Le sfumature della non monogamia sono tante: ad esempio, nel poliamore esiste anche la polifedeltà, dove un gruppo di persone si amano tutte insieme solo tra loro. Ci sono anche forme intermedie, tra persone monogame e non monogame (quindi dove un membro della coppia non sente il bisogno di avere altrə partner, ma non richiede necessariamente l’esclusività all’altrə) anche dette mono-poly. C’è il poliamore gerarchico, dove c’è una coppia di base e altre persone, diciamo, meno prioritarie. Oppure quello non gerarchico che è quello che facciamo noi, dove non c’è una scala di importanza tra partner. È la forma più diffusa negli spazi attivisti, o almeno quella considerata più “etica” (tra molte virgolette, perché non c’è nessuna patente di etica). Per come la viviamo noi, le relazioni hanno la libertà di evolversi come vogliono.

Tra i media mainstream sento spesso parlare di poligamia. È un termine corretto?

Bibi: Ci sono varie correnti di pensiero. Quando si parla di poliamore si parla di una forma di non monogamia ereditata e concettualizzata in Occidente, nello specifico negli Stati Uniti, intorno agli anni Novanta. È una forma di non monogamia con specifiche caratterisitiche che noi, sempre occidentali, abbiamo reso nostra. All’interno della comunità, non tuttə sono d’accordo sul riprendere in mano il termine ‘poligamia’, perché da un punto di vista prettamente antropologico fa più spesso riferimento alle relazioni istituzionalizzate, quindi matrimoni o forme analoghe che riconoscono l’unione prevalentemente da un punto di vista sociale. Dall’altra parte, molte persone confondono la parola ‘poligamia’ con il termine ‘poliginia’ che significa avere più mogli. Diciamo che in maniera un po’ eurocentrica e colonialista, il termine poliamore è stato scelto per differenziarsi da forme poligamiche considerate poco etiche. Oggi ci si chiede: se vogliamo decolonizzare il poliamore, non possiamo anche riappropriarci del termine poligamia? Però non sono tuttə quantə d’accordo, è una discussione ancora in atto.

: Stesso vale quando diciamo ‘non monogamia’. È un termine che ci sta bene, ma non sarebbe assurdo se in futuro volessimo parlare di poligamia o usare altri termini. Dipende un po’ da come si evolverà il dibattito interno alla comunità.

Sono single da tanti anni, e ad oggi le mie relazioni principali sono le mie amicizie. Ma mi sembra spesso che le dinamiche non sono così diverse da quelle tradizionalmente ‘romantiche’. Allo stesso tempo, sembra che nell’amicizia accettiamo più facilmente la possibilità di voler bene a più persone, condividere più rapporti, senza per forza preoccuparsi che ci sia o meno una scala gerarchica. Secondo voi perché nelle relazioni monogame c’è questo dogma dell’esclusività? E perché si crede che senza questo, verrebbe meno il sentimento?

Gì: Perché la monogamia si basa a tutti gli effetti su un sistema gerarchico. Brigitte Vasallo che nel suo libro ‘Per una rivoluzione degli affetti’, spiega che la società è monogama non perché le persone amano una sola persona nella vita e non si tradiscono mai, ma perché la monogamia ti insegna a dare priorità solo a quella relazione lì. La monogamia imposta fa parte di un sistema in cui la ricchezza viene preservata all’interno della discendenza di sangue, riproducendo gli stessi schemi e mantenendo le stesse classi sociali. L’amicizia, in questo, è sempre considerata un gradino più basso rispetto quella romantica o sessuale. C’è una persona con cui starai per sempre, con cui farai dei figli e ti sposerai, e poi dopo viene tutto il resto. È dato per scontato che lə amicə verranno sempre dopo, non ci sarà mai lo stesso tipo di coinvolgimento, e non potrai progettarci nulla. Solo quando cambi un po’ la prospettiva, cominci a dare alle amicizie un’importanza diversa. È proprio quello che fa anche l’anarchia relazionale: distruggere la differenza tra amicə e relazioni romantiche, perché ogni persona è importante a suo modo, e ogni rapporto è significativo. Può essere platonico, romantico, sessuale, o mille cose insieme, novantanove sì e una no, ma non c’è una che è sopra l’altra. Potrei avere un’amicizia platonica che è la più importante della mia vita, e sotto tutte quelle romantiche.

Bibi: L’aspetto rivoluzionario sta un po’ nel far sì che l’etichetta non determini le pratiche che metto in atto in una relazione. Sono io insieme alla singola persona che decidiamo cosa vogliamo fare insieme, cosa vogliamo condividere in questa relazione e come vogliamo portarla avanti. Non importa se gli altri fuori ci vedono come partner, o amicə che scopano, o quant’altro, perché ciascuna relazione deve avere la libertà di muoversi nella direzione che si conforma più alle persone che la compongono.

 

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Che rispondete a chi dice che il poliamore è solo una scusa per scopare in giro?

Bibi: Che se volessi solo scopare in giro non sarei poliamorosə. Il poliamore significa creare delle relazioni di cura nei confronti dei tuoi partner. E anche fosse, la conformazione poliamorosa nello specifico non rende proprio facile scopare in giro. Anzi, spesso lo rende più complicato: se hai delle relazioni devi tenere conto di come il tuo ‘scopare in giro’ può anche creare delle difficoltà nelle altre persone coinvolte. Tutte difficoltà di cui ti devi prendere cura, altrimenti è meglio che stai da solo.

Gì: E non ci sarebbe nulla di male, comunque. Io incoraggio chiunque vuole scopare in giro a farlo, senza giustificarsi col poliamore. È vero che si tratta di relazioni di cura, ma anche solo specificarlo sembra quasi che ti stai giustificando perché ‘scopare in giro è brutto’.

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Bibi: Sì, elimina tutta una pluralità di situazioni, che puoi esplorare anche attraverso il sesso. È una domanda svolta a svalutare ogni esperienza non codificata dalla monogamia, perché automaticamente è un’esperienza che spaventa.

Gì: Oltretutto, ci sono anche persone asessuali. Persone asessuali che scopano o non scopano, e mille casi diversi dove magari non sono neanche minimamente interessate all’apertura sessuale, ma ragionano più dal punto di vista sentimentale o romantico. Altre che magari sono interessate, ma invece che stare solo in una coppia aperta, vogliono darsi la possibilità di non precludersi niente nella relazioni sessuali. Magari inizi ‘scopando in giro’, ma poi ti rendi conto che subentra altro, ma c’è tranquillità. Perché sei in una struttura che non è chiusa dal punto di vista romantico o sentimentale.

Appurato che saper comunicare è essenziale per ogni rapporto: secondo voi il poliamore richiede maggiore comunicazione? Vi sembra più o meno difficile da questo punto di vista?

Bibi: È ovvio che se hai dei rapporti significativi con tante persone, anche fossero tutti amicə,  matematicamente aumentano le possibilità di creare incomprensioni. Secondo me non significa che i rapporti poliamorosi sono più complessi, ma che le difficoltà comunicative sono meno ignorabili. Ci sono tantissime relazioni monogame tra persone che non comunicano minimamente tra loro, perché può essere più semplice mandarle avanti col pilota automatico. Ovviamente la comunicazione è essenziale in ogni rapporto, ma in una relazione non monogama hai molti stimoli e questioni sollevate da più persone, che non parlarne, è sicuramente meno facile.

: Puoi vederla da più prospettive: a noi è stato detto sia ‘che palle, essere poliamorosi è troppo difficile, chi ve lo fa fare?’ oppure ‘Troppo facile avere storie poliamorose, provate ad essere monogami’. Una volta una signora, pur con tutte le migliori intenzioni, disse che in una relazione monogama è tutto più difficile, perché deve sforzarsi di trovare tutta la sua felicità in una sola persona e relazione. Secondo lei nelle relazioni non monogame hai una persona con cui andare a ballare, una persona con cui scopare, una persona con cui fare le vacanze. Il succo del discorso sembrava: io ce l’ho più difficile, e quindi ho ragione. Ma perché la vita deve essere complicata? Chi l’ha detto? Ma al di là di questo, non sono d’accordo sul fatto che avere più partner sia più facile. Varia a  seconda della tua predisposizione: ti facilita la vita perché magari vai più incontro ad una modalità relazionale adatta a te, e allo stesso tempo te la complica perché devi coltivare delle forme di cura reciproca più complesse a ampie.

Tra l’altro, una cosa che nell’immaginario comune penso sia poco chiara è che anche nelle relazioni non monogame e nel poliamore possono essere stabiliti dei “paletti” e che la gelosia può subentrare come in qualunque altro rapporto..

Bibi: Il fraintendimento sulla gelosia è un classico, e lo dico da persona poliamorosa estremamente gelosə. La differenza enorme è che la mia gelosia non diventa un muro. Quello che faccio è andare dalle mie persone e condividere cosa mi fa sentire insicurə o a disagio, e chiedo di trovare insieme un modo che possa aiutarmi ad affrontare questo momento complesso. In generale, ogni volta che una persona nuova arriva in qualunque conformazione relazionale, c’è un cambio di equilibrio che ha conseguenze sull’altro. È qualcosa che puoi gestirti da solo o magari tuttə insieme, collaborando per far sì che chiunque stia al suo meglio. Se so che l’altrə partner sta soffrendo in questa relazione, la sua sofferenza influenza anche me. È anche nel mio interesse che quella persona si senta più considerata e ascoltata possibile, e vengano messe in atto tutta una serie di attenzioni che aiutino le persone coinvolte a stare bene. È quello che si fa dentro una rete di cura e affetto.

Quindi c’è spazio per per dubbi e le insicurezze, giusto? Perché a volte sembra subentrare questa narrazione dove nel poliamore tutte le persone siano libere o scevre da contraddizioni di alcun tipo.

Gì: Sì, da fuori è molto forte l’idea di amore libero. Non che sia negativo di per sé, ma nella prospettiva esterna c’è la convinzione che avere più partner significa fare un po’ il cazzo che ti pare, senza parlare dei problemi, o soffrire tenendoti tutto dentro. Se posso dare un consiglio, evitate le persone che vi dicono come dovreste sentirvi o come si fanno le cose, come se ci fosse un modo giusto di fare le relazioni, di qualunque tipo esse siano. Chi lo fa, credo cerchi anche un po’ di plasmare la teoria a proprio favore, senza metterla in discussione. O magari sfrutta l’essere più navigato in questo contesto per dirti cosa dovresti fare o come dovresti sentirti, piuttosto che cercare di costruire le relazioni insieme.

Bibi: Se per distanziarci dalle ‘norme’ delle relazioni monogame ne creiamo altre, scadiamo nella polinormatività, ed è altrettanto sbagliato. O anche poliperformatività, ovvero l’interiorizzazione che se non sei un ‘poliamoroso perfetto’ non ti meriti di esserlo. E’ una performatività di cui credo risentono tutte le soggettività marginalizzate: se sei una coppia omogenitoriale non puoi divorziare perché altrimenti confermi che hai fallito rispetto quella eterosessuale. Se sei una persona razzializzata devi essere un cittadino modello, alimenti confermi gli stereotipi razzisti su tutta la tua comunità. Se la tua relazione poliamorosa non funziona, il poliamore non funziona a prescindere. Ma se stessimo a contestare la monogamia ogni volta che le persone si lasciano? Che succederebbe? Sono due concetti insidiosi su cui dovremmo continuare a mantenere le antenne alzate. Non ci va di far passare l’idea che il poliamore è meglio; è solo un modo diverso di fare le cose con pro e contro, e che alcune persone fanno perché preferiscono così.

 

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Stiamo vivendo un periodo storico terrificante da tutte le angolazioni possibili: come pensate che stia evolvendo la conversazione  riguardo poliamore e non monogamia? E cosa vorreste vedere di più nel dibattito pubblico?

Gì: Nonostante il clima politico, percepisco una maggiore diffusione di questi concetti rispetto a cinque anni fa. Le persone non hanno ancora chiarissimo il poliamore, ma qualcosa cominciano a riconoscere. Detto ciò, siamo lontanissimi da una situazione sia accettabile, sia ideale. Io vorrei un riconoscimento di tutte le reti affettive possibili, e in questo momento non è assolutamente contemplato. Se penso alle battaglie fatte anche solo per il tentativo di un matrimonio non etero, anche in clima politici migliori di quello attuale, oggi sono molto scoraggiata. Ripongo speranze in come le persone possono recepire tutto questo, e in come le comunità possono accettare e sviluppare nuove forme di sostegno reciproco.

Bibi: C’è sempre uno scollamento forte su come le cose vengono raccontate e su come sono veramente. La speranza è nella realtà in quello che le persone poi fanno davvero, rispetto a come sono rappresentate. A me succede che anche persone politicamente e culturalmente lontane da me, quando vengono messe a contatto con questa realtà rispondano semplicemente: ‘basta che siate contenti’. Magari è una cazzata, ma voglio credere che siano dei passi in avanti.

Come passerete queste feste ‘poliamorose’ rispetto sei anni e mezzo fa?

Bibi: Io sono molto fortunatə, perché i miei genitori hanno reagito bene al mio coming out, ma nonostante questo festeggerò in due momenti diversi: uno con la famiglia di origine, uno con la famiglia scelta.

Gì: Il 24 passerò la sera con la famiglia di una persona, il 25 con un’altra. Per Capodanno probabilmente farò una festa unica con diversə partner e cercando di unire più gruppi di amici. Faremo anche un Natale tra polecole, tra partner e genitori scelti. Nelle nostre famiglie qualcuno sa, qualcuno no. In modo quasi tradizionale, è un po’ come mettere insieme tanti gruppi di amici diversi. Mi sembra quasi di aver ricreato una famiglia estesa come quella dei mei genitori quando ero piccola, con la differenza che qui alcune persone scopano tra loro e che abbiamo più strumenti per gestire i conflitti. Riapplichiamo le tradizioni che ci piacciono di più e togliamo quelle che non vogliamo più, senza buttare via tutto. Possiamo recuperare le cose belle e tenerle a modo nostro.

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