Un professore 3, ha aperto le porte ad una nuova “epoca”. Per anni la televisione generalista italiana ha osservato i cambiamenti sociali con cautela, spesso arrivando in ritardo rispetto alla realtà. Poi, a un certo punto, qualcosa ha iniziato a cambiare. Alcune fiction hanno osato di più, aprendo spiragli narrativi che fino a poco tempo prima sarebbero stati impensabili per la prima serata di Rai 1.
Non senza polemiche, ma con la consapevolezza che il pubblico stava cambiando insieme al Paese.
Eppure, ogni nuova apertura ha dimostrato quanto il percorso fosse tutt’altro che lineare. A ogni passo avanti, le reazioni sui social hanno ricordato che una parte della platea continua a vivere certe rappresentazioni come una provocazione, se non come una minaccia.
Segno che la visibilità LGBTQIA+ in TV resta, ancora oggi, un terreno che mette a nudo resistenze profonde.

In questo articolo
- 1 Un Professore 3 e la scelta di non fermarsi alla superficie
- 2 Oltre le etichette: fluidità, desiderio e nuove forme di relazione
- 3 Laura, Simone e Luna protagonisti (o quasi) di un rapporto a tre
- 4 Il racconto dei giovani tra fandom e critiche di scrittura
- 5 Un professore: la Rai e il lento allargamento dello sguardo LGBTQIA+
Un Professore 3 e la scelta di non fermarsi alla superficie
In questo contesto si inserisce Un Professore, che stagione dopo stagione ha deciso di non limitarsi alla semplice inclusione di personaggi queer, ma di lavorare su un racconto più ampio, capace di parlare davvero alle nuove generazioni.
La serie con Alessandro Gassmann, nel ruolo del professore di filosofia Dante Balestra, continua a essere seguita e commentata, anche quando la sceneggiatura divide o spinge sull’acceleratore di alcune dinamiche emotive.
Una scelta che può far discutere, ma che rivela un intento preciso: raccontare l’adolescenza e la scoperta di sé senza semplificazioni. Un Professore non si accontenta di mostrare chi ama chi, ma prova a interrogarsi su come si ama oggi.
Oltre le etichette: fluidità, desiderio e nuove forme di relazione
Non solo relazioni omosessuali o sentimenti ambigui, ma un affondo diretto su temi come la fluidità sessuale e il poliamore. Il racconto si muove tra intrecci emotivi complessi – come quello tra Simone, Thomas e Greta – e situazioni ancora più destabilizzanti per lo spettatore adulto, come la relazione a tre che ha coinvolto Laura, Luna e Matteo.
Non c’è intento scandalistico, c’è piuttosto la volontà di restituire un’immagine sincera di una generazione che sperimenta, si interroga e spesso rifiuta categorie rigide. Un mondo che molti adulti faticano a decifrare e che, proprio per questo, viene spesso ignorato o giudicato.
Laura, Simone e Luna protagonisti (o quasi) di un rapporto a tre
La voglia di sperimentare un rapporto a tre, si è palesata dopo il bacio (improvviso) tra Laura e Luna. La prima confida di essere gelosa dell’amica, specie dopo la sua ipotetica lontananza da lei nel vivere il suo rapporto con Matteo, il fidanzato.
Da questo scambio, le due ragazze si avvicinano e si lasciano andare ad un bacio romantico interrotto proprio dall’arrivo improvviso di Matteo.
La successiva sequenza che ha acceso il dibattito ha mostrato, in prima serata su Rai1, un approccio intimo tra due ragazze e un ragazzo, destinato a interrompersi prima di compiersi.
Per qualcuno è stata eccessiva, per altri finalmente onesta. Di certo è una scena che costringe a confrontarsi con la trasformazione in atto nel modo di vivere l’affettività.
Non si tratta di indicare modelli o di suggerire cosa sia giusto o sbagliato. Un Professore non dà risposte, ma pone domande. E invita lo spettatore a fare i conti con una realtà che esiste, indipendentemente dal fatto che venga approvata o meno. Una presa di coscienza che può diventare uno strumento prezioso per il dialogo, soprattutto tra generazioni.
Il racconto dei giovani tra fandom e critiche di scrittura
Al centro della scena più commentata ci sono Luna, Laura e Matteo, studenti della 5B. Un intreccio nato quasi per istinto, senza grandi pianificazioni, che parte da un bacio tra le due ragazze – amiche da anni – e coinvolge poi il fidanzato di una delle due. Il passo indietro finale del ragazzo, carico di incertezza e paura del giudizio, restituisce tutta la fragilità di quel momento.
Alcuni fan hanno sollevato dubbi sulla gestione narrativa: la rapidità con cui si arriva al contatto fisico, il confronto con storyline più lente e trattenute del passato, come quelle che hanno coinvolto personaggi amatissimi dal pubblico.
Critiche che parlano più di scelte di scrittura che di contenuti, ma che dimostrano quanto il pubblico giovane sia pronto anche a racconti meno timidi.
Un professore: la Rai e il lento allargamento dello sguardo LGBTQIA+
Negli anni, la Rai ha progressivamente ampliato il proprio racconto sull’amore e sulle identità LGBTQIA+. Dalle serie quotidiane alle fiction di prima serata, le storie queer hanno trovato spazio, spesso con cautela, ma con una continuità sempre maggiore.
Un percorso che cerca di tenere insieme pubblici diversi: chi è cresciuto con una televisione più tradizionale e chi, invece, riconosce sullo schermo frammenti della propria vita.
Se la televisione riflette la società, allora è inevitabile che cambi con essa. E se questo significa affrontare temi percepiti come scomodi, tanto meglio.
Perché normalizzare non vuol dire convincere, ma rendere visibile. E la visibilità, soprattutto in prima serata, resta uno degli strumenti più potenti per accompagnare il cambiamento.
Luna e Laura vi ricorderò per sempre così siete l’AMORE 💜#LUNALAURA pic.twitter.com/iLyAQhixzJ
— gra 🦥 (@espansivonaa) December 11, 2025
