C’è qualcosa di ineffabilmente magico in Lucio Corsi, che vedremo a Sanremo 25, dall’11 al 15 febbraio. Cresciuto nelle campagne della Maremma toscana, a Vetulonia, nato a Grosseto il 15 ottobre del 1993, sole in Bilancia, ascendente e luna non noti. Lucio porta con sé polvere e silenzi inviolati, di un tempo che sembra negare se stesso, e che pare dilatato e così leggero da restare sospeso. Il suo racconto mutua il dettaglio in universo, le parole fanno incantesimi. È un narratore di mondi, un alchimista di sillabe, punteggiature che infilzano note e ci invitano a rompere le gabbie. Si ascolti il suo “Bestiario Musicale“, del 2017, acerbo eppure già con fluire fiabesco e pungente e anche un po’ me ne fotto. La sua voce si muove tra gli echi della tradizione italiana e il fremito elettrico del glam rock, un fluido che non appartiene a nessuna epoca, per certi versi davvero off label nella genesi del gesto musico-artistico. Non collocabile. Nei testi si respira solitudine, la malinconia delle cose semplici, il mistero di una natura che freme di segreti. Tutto al limite della provocazione, senza mai davvero tracimare, però disturbando: certosino nella ricerca del border. È come se ogni canzone fosse una piccola epifania, la scena di un altrove, non chiaramente reale. Onirico, con un senso del dramma mai negato, né mai gridato, millesimato per essere sfuggente.
Un prisma di riflessi
Ha iniziato a comporre brani sin da giovane, esibendosi nei locali dal 2011. Chitarrista in un gruppo al liceo “facevo prog” dice a Lifegate. Dopo aver conseguito la maturità al liceo scientifico “Guglielmo Marconi” di Grosseto, Lucio Corsi si trasferisce a Milano con l’obiettivo di intraprendere la carriera musicale. Sta prima sul Naviglio Pavese, poi in via Ripamonti, infine a Niguarda. Corsi non è interprete lineare della realtà. La sua musica e la sua identità sembrano emergere da abissi profondissimi, della provincia dolce, senza apparenti disagi. Il suo immaginario dilaga nella celebrazione della contraddizione. Smalto sulle dita e passione per i motori, canta fiabe e suona pimpante come un folletto glam.
La poetica dell’incanto
Le sue prime opere, come “Bestiario Musicale” (2017), evocano il fascino dei racconti popolari, dove gli animali parlano e la natura custodisce segreti millenari. In “Cosa faremo da grandi?” (2020), Corsi sposta lo sguardo verso l’esplorazione dell’ignoto, immaginando mondi che si aprono a ogni buca scavata, a ogni onda che lambisce la riva, a ogni Frecciabianca che sfreccia nelle stazioni. I suoi testi sono popolati da simboli universali — conchiglie, vento, onde, treni — che aprono a sogni e a sconfinamenti fantastici. Ma è con “La gente che sogna” (2023) che si immerge in una dimensione più marcata: il glam rock, con la sua teatralità, diventa il mezzo per costruire un mondo alternativo, dove la fuga dalla realtà è non solo possibile, ma necessaria. Questo ultimo viaggio di Corsi, tra la gente che sogna, è davvero bellissimo da attraversare per chiunque ami la canzone italiana.
Percorso discografico
La sua carriera discografica inizia nel 2014 con l’autoproduzione dell’EP “Vetulonia Dakar“. Successivamente, nel 2015, firma con l’etichetta Picicca Dischi, che ripubblica “Vetulonia Dakar” insieme al nuovo EP “Altalena Boy” in un unico album intitolato “Altalena Boy/Vetulonia Dakar“.
- Nel 2017, sempre con Picicca Dischi, pubblica il suo secondo album, “Bestiario musicale“, un concept album dedicato agli animali della Maremma, sua terra d’origine.
- Nel 2019, Lucio Corsi firma con Sugar Music, con la quale pubblica nel gennaio 2020 l’album “Cosa faremo da grandi?“.
- Il suo quarto album, “La gente che sogna“, è stato rilasciato nell’aprile 2023.
La venga glam
Bowie, i T. Rex e gli Sparks sono le stelle polari del glam di Corsi, che li guarda da lontano. La bellezza di questo cantastorie non più millennial, ma non compiutamente Gen Z (off label) vive nell’autentica voglia di fare il c… che mi pare (non è una citazione). Un artista di eleganza artigianale che ha richiami classici, una bestiola tutta unica. Ok, dovrei dire che siamo tutti unici, ma sappiamo che non è vero e Corsi questo non te lo nasconde. Un’anima restia al mainstream: vedremo come andranno le cose al teatrino di Sanremo 2025. Alcuni versi dalla sua “Glam Party”, da La gente che sogna (2023)
Prima dell’aldilà non voglio luci sul palco, yeh
Perché la notte è una possibilità
Il buio un foglio bianco
(Uh, ah-a-a, uh, ah-a-a)
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Carlo Verdone – Vita da Carlo 3
“Tu sei il mattino“, l’ultimo singolo di Lucio Corsi, pubblicato con Sugar, è un delicato inno alla nostalgia, una riflessione intima sul primo amore e il tempo che scivola via. La melodia, avvolgente e malinconica, accarezza un testo di sdolcinata delicatezza liceale, “nel bagno delle femmine“. Nel video, diretto da Tommaso Ottomano, un ascensore anonimo diventa teatro di incontri surreali, dove l’umanità si risveglia, tra starnuti di vernice e reazioni grottesche di persone imprigionate in due metri quadrati. Carlo Verdone è uno dei personaggi, essendo il brano parte della colonna sonora della terza stagione della serie televisiva “Vita da Carlo” di Carlo Verdone.

La filosofia della fuga
Per Corsi, la musica è una protesta sussurrata, una ribellione che si cela nei dettagli. La realtà è dura e cruda, spiega, ma le bugie dei sogni ci aiutano a vivere. Nelle sue canzoni, ogni nota è una porta verso l’altrove, un invito a perdersi in un mondo in cui tutto è possibile. È un’estetica che abbraccia l’illusione e la trasforma in verità di cui nutrirsi, per travestire la realtà, forse perché in fondo è terribile.
Lucio Corsi ci ricorda che è bello sognare ciò che potremmo essere. E poi esserlo.
