Muore a Los Angeles, all’età di 81 anni, Felice Picano, pioniere della letteratura e dell’editoria gay statunitense. A sua volta autore di diciassette titoli, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento, Picano contribuisce a pubblicare e diffondere – in senso moderno, si intende – i primi testi con protagonistə queer e/o scritti da autori queer.
Chi era Felice Picano
Felice Picano nasce nel Queens in una famiglia benestante, di origine italo-americana, nel febbraio del 1944. Terzo di quattro fratelli, da piccolo si fa notare dai suoi insegnanti, quando a undici anni firma un saggetto sull’Iliade da far invidia anche ai compagni e alle compagne più grandi. Nasce così, da Omero, la sua fascinazione per le storie e la parola scritta. E forse, verrebbe da pensare, nasce così, sempre da Omero, dai libri, dalla letteratura, quella curiosità per le cose del mondo, che lo condurrà negli anni verso la disobbedienza civile, la politica, l’attivismo, la consapevolezza sessuale.
È il 1964, per esempio, quando brucia il suo tesserino di leva e scende in piazza contro la guerra in Vietnam. Sempre nei suoi vent’anni, mentre si divincola tra un lavoro e l’altro – fa l’assistente sociale, l’editor per un magazine e l’astrologo – vive in diverse comuni e ammette di assumere sostanze stupefacenti e psichedeliche come la LSD-25.
«Se ti rende felice, fallo. Se è illegale, ma ti fa stare bene e fa trasalire i vecchi, allora fallo due volte». Ecco il mantra di una vita intera, il motto di un uomo che di fronte al piacere non si è mai risparmiato. Eccola, riassunta in poche parole, l’essenza di un’indole sfrontata, dedita a un solo obiettivo: la ricerca di una felicità disordinata e democratica. Felice Picano ha sempre sognato di vivere in un mondo se non felice, quanto meno contento, in un mondo in cui ogni persona queer potesse ambire a una vita serena, lontana dalle ombre e dallo stigma.
È nel segno di questa agognata trasparenza, allora, che Picano racconta nei suoi libri, come pochi prima di lui, con disinvoltura e naturalezza, le peripezie di protagonisti queer se non i suoi propri andirivieni, i tormenti giovanili, le scottature e i perturbamenti.
«Nessuno scriveva della vita gay. Ho capito che avrei dovuto farlo io, che avrei dovuto raccontarla, metterla nero su bianco, altrimenti sarebbe svanita».
Il suo debutto in letteratura risale al 1975, ma i primi testi che pubblica non si occupano in alcun modo di indagare l’esperienza di personaggə queer: Smart as The Devil utilizza i codici del paranormale per raccontare un’infanzia marginalizzata, mentre Eyes è di fatto un thriller e The Mesmerist, invece, un romanzo a tinte horror. È nel 1979 con The Lure, che per la prima volta Picano introduce nell’architettura di una sua storia qualche scena di vita gay: il protagonista è un detective etero che per capirci di più e arrestare i colpevoli deve fingersi gay e introdursi nella scena queer. Pur ricevendo giudizi tiepidi, se non talvolta addirittura ostile, dalla critica, The Lure diventa presto un bestseller. Un successo di questa portata non verrà replicato facilmente; Picano continua a scrivere e a pubblicare, i suoi testi hanno una buona, talvolta ottima, accoglienza da parte del pubblico, ma è solo nel 1995 che ottiene di nuovo consensi di quella portata. Il romanzo in questione, senz’altro il suo più famoso, si intitola Like People in History, a portarlo in libreria è una casa editrice d’eccezione, la Viking. È la storia, lunga una vita, di due cugini – bisessuale uno e gay l’altro – uniti da un legame speciale. Il libro fa subito discutere: per moltə è una storia completamente inventata, per altrə invece si tratta di una vicenda che ha radici nella biografia del suo autore. Sarà Picano stesso, ma molti anni più tardi, nel 2019, a fugare (più o meno) ogni dubbio, dichiarando che il 100% di quanto narrato è vero e che il 90% è addirittura autobiografico.
Il sesso, gli amori, i libri
Non stupisce: Like People in History non è né il primo né l’ultimo dei libri per cui Felice Picano attinge alla propria esistenza, anzi, si potrebbe dire che il suo scrivere è sempre, almeno parzialmente, un gesto confessionale. In Ambidextrous, uscito nel 1985, Picano torna indietro all’ infanzia per raccontare in modo atrocemente onesto il suo rapporto con l’istituzione scolastica, il coming out e, soprattutto, le prime precoci esperienze sessuali con ragazzi e ragazze della sua stessa età, suscitando scalpori e polemiche.
Il sesso, per Picano, non è in alcun modo un tabù: in Men Who Loved Me racconta liaison, scappatelle (spesso anche illustri) e batticuori, mentre in The New Joy of Gay Sex, scritto a quattro mani con Charles Silverstein, prova a infrangere i tabù e le pruderie che agitano i discorsi intorno all’omoerotismo. Il libro prende le mosse da un testo pre-esistente – scritto sempre da Silverstein con Edmund White – e lo rinnova, lo amplia, lo completa, mantenendo intatto lo scopo: permettere agli uomini gay di vivere la propria sessualità con gioia e consapevolezza. Al solito, con lievità, Picano esplora i termini dell’omofobia e della bisessualità per calarsi poi, più verticalmente, nel discorso sessuale, parlando per la prima volta in letteratura di barebacking, kink e salute sessuale.
Il corpus testuale di Felice Picano comprende anche sillogi poetiche, antologie, saggi e drammi teatrali, ma il suo lavoro con i libri non si limita a quello autoriale. Picano, infatti, è stato anche, e forse soprattutto, un grande editore di letteratura specificatamente queer, forse il primo al mondo a sposare la causa LGBT+ in editoria. Le storie con personaggə queer esistono – pensa Picano – e meritano di essere raccontate. Per questo motivo, fonda, rispettivamente nel 1977 e nel 1981, due case editrice dedite alla cura e alla promozione di titoli che oggi definiremmo queer: la SeaHorse Press e la Gay Presses of New York. È grazie a questi marchi che autori come Harvey Fierstein, Dennis Cooper – in Italia poi pubblicato da Tropea, Fazi ed Einaudi – e Brad Gooch possono essere conosciuti ai lettori e alle lettrici d’America. Quest’ultimo ha definito il lavoro di Picano un life changer: mentre cambiava la vita degli autori pubblicati, cambiava anche la percezione e la ricezione delle storie queer negli Stati Uniti e nel mondo.
Protagonista indiscusso della scena letteraria del suo tempo, Picano appartiene anche a quella che oggi viene definita l’età dell’oro della narrativa gay, quel periodo, cioè, che coincide con l’esistenza del Violet Quill, un club di scrittori omosessuali del post Stonewall, riunitisi con l’intento di creare resistenza contro gli editori mainstream impreparati e più spesso disinteressati ad accogliere e promuovere adeguatamente la narrativa di carattere ed estrazione queer. Insieme a Picano, tra i più celebri, Edmund White, Andrew Holleran, ma anche Robert Ferro e Michael Grumley. Proprio agli amici ancora vivi del Violet Quill, qualche giorno prima di morire, Picano ha scritto una mail:
«Abbiamo condiviso la speranza che un giorno ogni adolescente gay potesse entrare in qualsiasi libreria e trovare un libro che parlasse della sua realtà. Il nostro sogno si è avverato!»


