Bells Larsen costretto a cancellare il tour USA: “Sono trans e sul passaporto c’è scritto uomo. Visto negato”

La denuncia del cantautore canadese fa il giro del mondo. “Mi sento sopraffatto dal livello di disumanizzazione a cui è sottoposta la mia comunità. Mi hanno derubato dell’appoggio dei miei fan ma anche del sostentamento economico".

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Bells Larsen, cantautore canadese, ha annunciato lo stop al proprio tour negli Stati Uniti d’America a causa del proprio genere riportato sul passaporto. Perché Larsen è un uomo trans e come tale è definito sul proprio documento. Tutto questo va in aperto contrasto con quanto deciso dall’amministrazione Trump, che ha obbligato l’U.S. Citizenship and Immigration Services, agenzia federale del Dipartimento per la sicurezza interna che gestisce il sistema di naturalizzazione e immigrazione del Paese, ad aggiornare il manuale per “riconoscere solo due sessi biologici, maschile e femminile“. Trump ha cancellato l’opzione X introdotta dal predecessore Joe Biden, con turisti trans o non binari in evidente difficoltà per il visto. Sei Paesi d’Europa, in tal senso, hanno emesso degli alert per i propri cittadini transgender, consigliando loro di contattare le ambasciate prima di partire per gli Stati Uniti.

La denuncia social di Bells Larsen

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Larsen, che avrebbe dovuto tenere otto concerti negli USA, ha polemicamente annunciato la cancellazione del tour sui propri social. “Per dirla in parole povere, poiché sono transgender (e ho una M di man sul passaporto), non posso andare in tournée negli Stati Uniti”, ha scritto Bells, per poi aggiungere: “Mi sento sopraffatto dal livello di disumanizzazione a cui è sottoposta la mia comunità. Mi hanno derubato dell’appoggio dei miei fan ma anche del sostentamento economico. Parliamo di cose molto più grandi di me. Ho ricevuto un’email che mi informava che la mia richiesta non sarebbe stata elaborata. Quindi so per certo che non potrò richiedere un visto e venire negli Stati Uniti in tournée, almeno per i prossimi quattro anni”.

Larsen era atteso negli USA per la promozione di Blurring Time, suo ultimo disco che parla direttamente della sua esperienza di transizione.

Intervistato da CBC, Bells ha confessato di avere “il mal di pancia da novembre”, ovvero da quando Trump ha vinto le elezioni battendo Kamala Harris.

Il mio agente, la mia etichetta e il mio addetto stampa sono tutte persone molto gentili e mi sono state accanto, aiutandomi a esprimere le mie ansie su come sarebbero potute andare le cose. È stato molto strano pubblicare un album una settimana dopo il 20 gennaio. L’album descrive la mia transizione in modo molto crudo. Quindi, ho avuto i miei pensieri e le mie sensazioni su cosa sarebbe potuto succedere, ma direi che ho iniziato a chiedermi seriamente se fosse qualcosa che volevo affrontare, o se potessi affrontare, il 29 marzo, quando io e tutti gli altri membri dell’AFM abbiamo ricevuto un’e-mail che sostanzialmente affermava che, poiché i Servizi Immigrazione degli Stati Uniti non riconoscono più i marcatori di genere “X”, possono elaborare solo le domande di visto con una M o una F”. “E il 29 marzo era sabato. Se ricevi un’e-mail di sabato – sai, io sono uno a cui piace rispettare gli orari di lavoro, capisci? Quindi, se ricevi un’e-mail di sabato, probabilmente non è un buon segno. È stato allora che ho contattato l’AFM, volevo solo verificare la mia situazione – dato che il mio marcatore di genere è “M” sul passaporto. Anche se non ho una X volevo comunque assicurarmi che fosse tutto ok… E poi, una settimana dopo mi hanno contattato tramite email per dirmi: “Ehi, ti avevamo detto che sei a posto con la tua situazione, ma in realtà c’è una nuova politica pubblicata il 2 aprile. Quindi, di fatto, non puoi più avere il visto“.

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Solo a quel punto è arrivata la denuncia pubblica, via social, che ha avuto eco mondiale. “Non era affatto mia intenzione che il post da m pubblicato avesse la portata che ha avuto. Speravo che un paio di amici musicisti lo condividessero e magari lo commentassero. Adoro la CBC, quindi speravo che la CBC lo riprendesse. I cantanti pubblicano post del genere di continuo, che sia a causa del COVID e debbano cancellare un concerto, o perché sono esausti. Nel mio caso, è successo a causa… di questa nuova politica barbarica. Avevo già iniziato a scrivere una dichiarazione nel caso in cui avessi dovuto cancellare il mio tour perché non mi sentissi più a mio agio. Il documento Word era già aperto. Le parole erano già state scritte una settimana prima che le pubblicassi. L’unica differenza è che, a causa dell’email che ho ricevuto l’8 aprile dall’AFM in cui mi informava che non potevo richiedere il visto, ho avuto un paio di giorni per cambiare la formulazione da “Non voglio più andare in tour” a “Non posso più andare in tour”. Gran parte del mio pubblico si trova negli Stati Uniti. Ci sono stati alcuni spettacoli in cui i biglietti avevano già iniziato a volare. Quindi mi sentivo in dovere di farlo sapere alla gente, nel modo più chiaro, conciso e pubblico possibile. Ma ovviamente esiste il timore che la musica si perda nel caos, e che io mi faccia portavoce del danno che viene causato alla mia comunità in primo luogo, e che poi la musica diventi una sorta di elemento supplementare, il che, ripeto, non è affatto nelle mie intenzioni… Ma come ho detto, io e la musica siamo la stessa cosa. Siamo inestricabili. Non credo di aver previsto fino a che punto essere semplicemente una persona emarginata sarebbe stato di per sé un atto politico. Ma lo accolgo con favore“.

Sarah Pitney, avvocato specializzato in immigrazione a Washington DC, ha parlato anche del caso Larsen dalle pagine del The Guardian, precisando come quando i musicisti stranieri “vanno in tournée negli Stati Uniti, di solito richiedono un visto O1 per “capacità straordinarie”. Il visto viene esaminato alla frontiera dagli agenti statunitensi. Se i dati relativi al genere sul visto e sul passaporto non corrispondono un musicista potrebbe essere sottoposto a un interrogatorio invasivo da parte di un agente di frontiera. Se mi chiedete se questo musicista possa fare un tour negli Stati Uniti, la risposta è probabilmente sì. Basta che sia disposto a sopportare la mancanza di rispetto di un visto che dice “donna”. Ma non dovrebbe assolutamente farlo. Sono d’accordo con Larsen: se fossi una persona transgender non verrei in questo Paese. La sua decisione mi sembra sensata e non la metto in dubbio per un secondo“.

Chi è Bells Larsen?

Larsen è di Toronto, con papà scrittore e mamma attrice. Blurring Time è il suo 2° disco tre anni dopo Good Grief. Un nuovo progetto che oscilla tra l’indie anni ’90 e brucianti ballate folk, con il cambio di voce dettato dalla transizione appositamente documentato tra un brano e l’altro. Se Good Grief vedeva Larsen proiettarsi verso l’esterno per comprendere se stesso in seguito a una perdita, i brani di Blurring Time si muovono con la silenziosa urgenza dell’autorealizzazione, documentando un artista che cerca di accettare il passare del tempo mentre si avvolge nel suo essere. Le voci del passato e del presente non sono più in contrasto, ma in armonia: una sottile sottomissione al costante stato di divenire.

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