Habemus Papam. Alle ore 19:13 in una piazza San Pietro gremita e in festa è stato annunciato il 267° Papa. Il cardinale Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. Il primo pontefice statunitense della storia della Chiesa cattolica. Sembrava impossibile avere un Santo Padre statunitense, già super potenza politica ed economica, ma l’impossibile è appena diventato realtà. 70 anni, vescovo di Chiclayo dal 2015, Prevost era stato annunciato cardinale da Papa Francesco solo due anni fa.
Bergogliano DOC, missionario e con un fortissimo legame con il sud America, Prevost ha vissuto le tensioni della pastorale latinoamericana non dai palazzi, ma dalle periferie: quelle vere, dove la fede si misura contro la povertà, la violenza, l’abbandono. È proprio quell’esperienza sul campo che lo ha reso, agli occhi di Papa Francesco, l’uomo giusto per uno degli incarichi più strategici della Chiesa: quello di Prefetto del Dicastero per i Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. In Perù, dove ha vissuto per anni, ha lavorato con famiglie spezzate, ragazzi feriti, comunità dilaniate. La sua priorità è sempre stata la persona.
Papa Leone XIV e i diritti LGBTQIA+
Sulle questioni LGBTQIA+ Prevost non si è mai espresso troppo, ma nel 2012, riporta il New York Times, criticò i media che esprimevano “simpatia per credenze e pratiche in contrasto con il Vangelo“, tra cui lo “stile di vita omosessuale” e le “famiglie alternative“, intese le famiglie arcobaleno. Negli ultimi anni ha espresso un moderato sostegno a Fiducia Supplicans. Politicamente parlando può essere definito un uomo di centro, con aperture su tematiche sociali, come l’ambiente, l’attenzione verso i poveri e i migranti. Le sue posizioni su temi come l’ordinazione delle donne e la benedizione delle coppie omosessuali hanno generato discussione.
Le polemiche sui presunti abusi insabbiati

Il sito Infovaticana.com ha pubblicato un dossier che ha accusato Prevost di aver coperto casi di abusi sessuali, nei primi anni ‘2000.
Tre donne puntarono il dito contro il neo Pontefice, a loro dire reo di avere coperto due preti tacciati di pedofilia ai loro danni, quando erano ancora minorenni. Accuse mai provate. In un dossier più recente il presidente dello Snap (Survivors Network of those Abused by Priests, rete dei sopravvissuti agli abusi da parte di preti) lo ha invece accusato di “azioni e omissioni volte a interferire o ad evitare un’inchiesta civile o canonica, amministrativa o penale, contro sacerdoti della diocesi di Chiclayo”.
Trump accoglie Leone XIV
“Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost. Un onore realizzare che è il primo papa americano“, il primo commento di Donald Trump sul suo social Truth. “Che emozione per il nostro Paese. Non vedo l’ora di incontrare Papa Leone XIV. Sarà un momento davvero significativo!”.
Un pontefice assai poco affine alle politiche del tycoon, che puntava su un altro cardinale papabile come l’arcivescovo di New York Timothy Michael Dolan. I 135 cardinali rimasti 24 ore in Conclave hanno invece optato per una strada moderata/progressista, in perfetto stile Papa Francesco, con tutte le sue contraddizioni. Poco amato dai repubblicani filo-trumpiani, Prevost ha in passato retwittato cinguettii polemici nei confronti del presidente USA e del suo vice JD Vance. In un tagliente post rilanciato da Prevost si leggeva: “Non c’è nulla di lontanamente cristiano, americano o moralmente difendibile in una politica che sottrae i bambini ai genitori e li rinchiude in delle gabbie. Questo viene fatto in nostro nome e la vergogna ricade su tutti noi”.
In un suo retweet più recente il neo Pontefice criticava anche il trattamento riservato dall’amministrazione USA ai migranti. “Non vedete la sofferenza? La vostra coscienza non è turbata? Come potete rimanere in silenzio?”, si leggeva nel cinguettio condiviso da “semplice” cardinale. Da primo Papa statunitense bisognerà ora capire come Leone XIV si comporterà, nel pieno della 2a amministrazione Trump-Vance.
Le prime parole di Papa Leone XIV
“La pace sia con tutti voi. Fratelli e sorelle carissimi. Questo è il primo saluto del Cristo risorto. Il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di Pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, a tutti i popoli, a tutta la Terra. La pace sia con voi. Questa è la pace di Cristo risorto, disarmata e disarmante. Umile e perseverante. Proviene da Dio, che ci ama tutti incondizionatamentre. Ancora conserviamo nelle nostre orecchie quella voce debole ma coraggiosa di Papa Francesco, che benediva Roma. Il Papa che benediva Roma dava la sua benedizione al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dar seguito a quella stessa benedizione. Dio ci vuole bene. Dio vi ama tutti. E il male non prevarrà. Siamo tutti nelle mani di Dio. Per tanto, senza paura, uniti, mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Ci precede, il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessità di lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche noi, gli uni con gli altri, a costruire i ponti. Con il dialogo, l’incontro, unendoci tutti, per essere un popolo, sempre in pace. Grazie a Papa Francesco. Voglio ringraziare tutti i confratelli cardinali che hanno scelto me per essere successore di Pietro e camminare insieme a voi come chiesa unita cercando la pace, la giustizia. Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto “con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria la quale Dio ci ha preparato. Alla Chiesa di Roma un saluto speciale. Dobbiamo cercare insieme come essere una chiesa missionaria, che costruisce ponti e dialogo, sempre aperta a ricevere come questa piazza. A tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, presenza, dialogo e amore”. “Vogliamo essere una chiesa sinodale, che cammina, che cerca sempre la pace, la carità, di essere vicina a coloro che soffrono”.




