Katharine Hepburn, una vecchia intervista rilancia le speculazioni sulla sua disforia di genere: “Il mondo non era pronto” (VIDEO)

"Aveva un corpo da donna, ma sentiva nel cuore e nell'anima di essere un uomo", ha confermato il suo biografo.

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Katharine Hepburn in Sylvia Scarlett
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Deceduta nel 2003 all’età di 96 anni, Katharine Hepburn è stata una delle più grandi icone di Hollywood, ancora oggi unica attrice di sempre ad aver vinto quattro Premio Oscar. Nel 1934, nel 1968, nel 1969 e nel 1982, con altre otto nomination in 5 decenni. In oltre sessant’anni Katharine Hepburn ha spaziato nei generi come nessun’altra prima di lei, scrivendo indelebili pagine di Cinema.

L’intervista virale dopo 34 anni

@ieshaedits “I have not lived as a woman. I have lived as a man. I’ve just done what I damn well wanted to, and I’ve made enough money to support myself, and ain’t afraid of being alone.” // Sylvia Scarlett (1935), Little Women (1933), Holiday (1938), Christopher Strong (1933), Woman of The Year (1942), The Rainmaker (1956) #katharinehepburn #oldhollywood #oldhollywoodedit #edit #editsfyp #movies #films #movieedit #fypedits ♬ original sound – Iesha

Ebbene nella giornata di ieri, quando Hepburn avrebbe compiuto 118 anni, è diventata virale su TikTok una sua vecchia intervista con NBC News, in cui Katharine si definisce un ‘maschiaccio’ e parla indirettamente della propria identità di genere.

Al cospetto di Katie Couric, era il 1991, Hepburn spiegò: “Mi chiamavano Jimmy e odiavo essere una ragazza. Lo odiavo davvero. Mi rasai la testa e pensai: ‘Sono un ragazzo‘”. Katharine rivelò che i suoi genitori approvarono, scherzando sul fatto che rasandosi la testa non avrebbero più dovuto spazzolarle i capelli “o lavarli”.

Nel corso della propria carriera Hepburn ha interpretato alcuni ruoli gender-bending, basti pensare a Il diavolo è femmina (Sylvia Scarlett) in cui si disegnava dei baffi finti sul viso e si tagliava i lunghi capelli perché costretta a fingere di essere un ragazzo, andando incontro a critiche taglienti, pochi incassi e al boicottaggio della Legion of Decency, con molti utenti sui social che hanno iniziato ad ipotizzare una presunta disforia di genere all’epoca mai rilevata. “Il mondo non era pronto per te, Jimmy, mi dispiace”, ha scritto un utente. “Spero che sia in un’altra linea temporale a vivere nei panni del ragazzo che non è mai riuscita a essere“, ha aggiunto un altro.

Parla il suo biografo: “sentiva nel cuore e nell’anima di essere un uomo”

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Sebbene circolassero voci sulla sua omosessualità o bisessualità fin dagli anni ’30, l’attrice non ha mai confermato e/o smentito di essere LGBTQ+. Ma riscrisse certamente i canoni di bellezza dell’epoca, indossando spesso pantaloni negli anni ’30, quando per le donne era considerato uno “scandalo”. Gli studios a quel tempo le nascondevano i pantaloni per impedirle di indossarli. Il biografo di Hepburn, Bill Mann, dichiarò ad Advocate nel 2006 che non esiste termine migliore di “transgender” per comprendere pienamente Katharine Hepburn.

In qualche modo sapeva di non essere una donna come una donna dovrebbe essere. Aveva un corpo da donna, ma sentiva nel cuore e nell’anima di essere un uomo. Tutti dicono: ‘Oh, lo sappiamo già: era una donna libera che si ribellava ai ruoli tradizionali delle donne!’. Ma io credo che bisognasse andare più a fondo”. “Ho deliberatamente evitato di usare la parola transgender nel libro [la biografia del 2006 Kate: The Woman Who Was Hepburn], perché implica qualcosa di troppo contemporaneo. Ma allo stesso tempo, penso che sia l’unico modo per comprenderla”. “Penso che, se fosse vissuta in un’altra epoca… avrebbe potuto essere aperta a quella discussione“.

Sposato nel 1928 l’uomo d’affari Ludlow Ogden Smith, poi lasciato nel 1934, Katharine Hepburn non ebbe mai figli (“Sarei stata una madre terribile, sono troppo egoista“). Tra le varie relazioni sentimentali si ricordano quelle con Spencer Tracy, Leland Hayward, Howard Hughes e John Ford. Nel 1934 Katharine Hepburn vinse anche la Coppa Volpi a Venezia per la miglior interpretazione femminile in Piccole donne.

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