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Come impariamo ad amare? Hamza Ashraf ce lo racconta nelle sue fotografie

Hamza Ashraf ci svela la sua odissea d’amore attraverso un diario fotografico presentato alla mostra Fotografia Europea di Reggio Emilia.

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We're Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf
We're Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf
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In una scena del film Dreams, terzo capitolo della trilogia norvegese di Dag Johan Haugerud, la protagonista dice che sa come si sente l’amore, ma non come appare”.

Hamza Ashraf, fotografo, filmaker, scrittore, e designer con base tra Londra e Leeds, ha cercato di fornire una risposta: la sua zine intitolata We’re Just Learning How To Love è un archivio di scatti che documenta le fasi di un innamoramento nel corso di tre anni. Lə protagonistə e modellə sono amicə di Ashraf, che hanno prestato il loro volto e le proprie storie alla macchina fotografica, fino all’ultimo capitolo del libro che ritrae lə stessə artista insieme al suo attuale fidanzato. Sono scatti così intimi e specifici che guardarli sembra quasi una violazione di privacy: sfogliando le pagine, entriamo nell’appartamento di Ashraf a Leeds, ci sdraiamo dentro il letto con lə amanti, e possiamo quasi sentirne il contatto con la pelle, gli odori, le lenzuola, e il respiro. Si abbracciano, accarezzano, dormono sui rispettivi corpi, e sussurrando qualcosa a vicenda. Le parole che non possiamo udire, prendono forma in note scritte a penna, sketch di pensieri e sensazioni, pagine di diario macchiate d’inchiostro.

Sin da quando aveva 12 anni, Ashraf ha sempre tenuto una fotocamera legata al collo e un taccuino nella tasca. Per ləi documentare il privato è un affare di famiglia. “Il fratello più piccolo di mio padre amava filmare, è stato lui a insegnarmi come usare la fotocamera.” racconta a gay.it “Dall’altra parte, il fratello più piccolo di mia madre era appassionato di musica e poesia. Entrambi hanno avuto una grande influenza su di me. Mi hanno incoraggiato a sfidare la mia creatività“. Ashraf ha iniziato a lavorare al suo primo libro lo stesso anno nel quale i suoi zii sono venuti a mancare. Ricorda di aver messo le mani nei loro scatoloni, e rinvenuto una valanga di foto, appunti, memorie di una vita vissuta fissate su carta, e qualcosa è scattato: “Già da piccolə, sapevo di volerlo fare anche io: catturare la vita in qualche modo, lasciare una documentazione” ci dice “Tutto è cominciato collezionando pagine di diario e di poesie che ho scritto durante l’università, perlopiù sulle mie esperienze nelle relazioni. Quando mi sono laureatə, ho realizzato che potevo effettivamente trasformarlo in qualcosa, e così il libro ha preso vita”.

Presentato nel 2022 presso il collettivo D&I, e rilasciato ufficialmente nel 2024, quest’anno il progetto è arrivato anche in Italia per la 20esima edizione della Mostra ‘Avere Vent’anni‘ di Fotografia Europea, dal 24 Aprile all’8 Giugno a Reggio Emilia. Nonostante l’entusiasmo di mostrare il proprio lavoro al resto del mondo, l’ultimo anno non è stato facile per Ashraf: queer e di origine musulmane, nel 2024 ha subito outing presso la sua città natale. Una brutta esperienza che l’ha portatə a perdere un pezzo di sé e sparire dalla circolazione. Solo negli ultimi sei mesi, Ashraf sta tornando sé stessə: “Sto imparando ad essere più gentile nei miei confronti, e creare un lavoro che sia reale, anche quando è doloroso e mette a disagio”.

Oggi è prontə condividere il suo viaggio insieme a noi, provando a fornire una risposta: come si impara ad amare?

 

Intervista con Hamza Ashraf

Cosa significa per te condividere questo progetto con il resto del mondo?

Mi ha aiutato a crescere in tanti modi, non solo creativamente ma anche sul lato personale. Mi ha spinto a scrivere storie più oneste e ruvide sulla mia esperienza come artista queer musulmanə, senza la sensazione di dover contenermi.

Come hai scelto il titolo?

Ironicamente, il titolo proviene in realtà dal verso di una canzone di Sabrina Claudio. Mi ricordo che stavo editando le foto con il suo album in sottofondo. La sua musica stava davvero contribuendo a dare forma all’assetto visivo del libro. Avevo ascoltato quella canzone (Hurt People) tante altre volte, ma in quel momento, mi ha colpito differentemente. Ho annotato subito quella frase perché on ci sarebbe potuto essere titolo migliore. Per me, capire come amare non è qualcosa di risolto. Non è una destinazione. Cambia di continuo. Sto ancora crescendo, sto ancora imparando, sto ancora amando in nuovi modi completamente diversi rispetto a quando ho composto il libro. Il titolo cattura quel senso di curiosità e ricerca emotiva che percorre l’intero progetto.

Quanto c’è di autobiografico?

È autobiografico in senso letterale. Molto è composto da mie pagine di diario. Le fotografie, per quanto alcune siano coreografate, sono riadattamenti visivi dei momenti di cui stavo scrivendo. L’ho percepito come un modo di rivisitare queste esperienze, non semplicemente raccontare una storia, ma reincarnarla di nuovo tramite l’immagine.

We're Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf
We’re Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf

Avere amicə che posano per te ha aiutato il processo di connessione e comunicazione sul set?

Sì, ma quello che ha aiutato  ancora di più è che conoscevano l’intera storia dietro le quinte. Sanno le ragioni di ogni inquadratura, posa, e l’intenzione di ogni scatto. Questo rende tutto più confortevole e collaborativo. Costruire qualcosa insieme con un senso di fiducia, rende l’intero processo più aperto e divertente.

Come si fa a creare uno spazio così intimo e personale sopra un set?

In un primo momento, erano proprio le macchine fotografiche stesse. Più piccola e semplice era l’impostazione, meno intimidatorio diventava per chiunque. Le persone potevano dimenticarsi delle fotocamere, soprattutto quando erano nude o condividevano un momento intimo con un altrə modellə. Ho capito che fosse proprio quello il mio approccio: guidare le persone, come creare uno spazio che le facesse sentire accolte nel processo. Scattare immagini erotiche di me stessə, mi ha insegnato quanto queste piccole cose contano. Mi ha sensibilizzato a capire cosa fa il corpo, su quanto puoi sentirti espostə, e quando è il momento di non scattare e semplicemente mettersi a parlare. È questo che ha definito il mood sul set. Non si tratta solo di azzeccare uno scatto, ma di costruire fiducia prima di tutto il resto.

 Anche la location ha giocato un ruolo importante. Maggior parte del mio lavoro al momento ha a che fare con l’amore, la perdita, la libido, e per me, tutto questo vive dentro la camera da letto. Per questo la camera è diventata il set. Perché è uno spazio personale che racchiude l’intimità, e aiuta chiunque a lasciarsi andare e sentirsi più al sicuro.

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In questo libro ci sono sia amanti che amicə, e noto che spesso nella vita la linea di demarcazione tra queste due non è definita. Pensi ci sia davvero una differenza? Non credi che a volte i nostri partner sono proprio i nostri migliori amici?

Il mio fidanzato, che appare anche nel libro, è il mo migliore amico. Solo che ci faccio sesso. Io non ho mai davvero diviso le due cose. Indipendentemente dall’intimità e dalle etichette che utilizziamo, penso che l’amore e la cura che provo verso le mie amicizie è quello che ha definito come comportarmi anche nelle relazioni romantiche. I miei amici sono sempre stati le mie anime gemelle e la mia famiglia scelta. Il profondo legame di nutrimento che ho con loro si è spontaneamente esteso anche alla relazione con il mio partner. Mi sento fortunatə ad averlo.

Ho notato che nella dating culture si va a degli appuntamenti e cerca subito di telecomandare la direzione di quell’incontro, ancora prima di conoscersi. Pensi sia possibile esplorare e conoscere gradualmente una persona senza un programma pre-stabilito?

Ad essere onesti, non sono andatə a tanti appuntamenti. Il mio attuale partner è il mio primo fidanzato. Prima di lui, mi trovavo in varie relazioni casuali, dove ero emotivamente più coinvoltə di quanto avrei dovuto.
Penso ci sia grande pressione nel definire tutto così velocemente per capire subito cosa vuoi, dove si sta andando, e cosa rappresenta questa persona per te. Ma una reale connessione non arriva sempre con un’etichetta pronta. Per me, le cose si sono fatte reali e durature quando ho smesso di rincorrere quella certezza e ho lasciato il rapporto evolversi gradualmente. 

Penso sia possibile e anche necessario creare spazio per una comprensione graduale. Lasciare le relazioni realizzarsi piano piano, ma anche lasciare sorprendersi dalle persone. Perché qualche volta le migliori sono quelle che non avresti mai immaginato.

Cinema, musica, e letteratura hanno sempre cercato di rappresentare l’innamoramento in mille forme diverse. Tu come lo descriveresti?

Spaventoso. Perché non avevo mai provato nulla di simile prima. Lasciare che qualcunə mi vedesse davvero e non scappare via, è un sentimento spaventoso. Faceva paura tuffarcisi dentro e fidarsi. Non fraintendermi! Avevo decisamente le farfalle nello stomaco. Il modo in cui scalciavo i piedi in aria pensando a quando ci saremmo rivistə era qualcosa di così bello e innocente. Ma la paura è qualcosa che non avevo previsto.

 Ora, un anno dopo, mi sento più calmə e a mio agio che mai. È un diverso tipo d’amore, più solido, morbido, e con i piedi per terra.

Uno dei miei passaggi preferiti del libro è “Please work through this with me, even if the ground where we once laid goes cold/ Per favore attraversa tutto questo con me, anche quando il terreno dove una volta eravamo sdraiati diventa freddo “.  Ti va di parlarmene?

Quelle parole risalgono ad un periodo in cui sentivo che l’altra persona aveva smesso di provarci. Non andavamo avanti, non litigavamo nemmeno.. rimanevamo solo su un terreno che sembrava ormai appassito. Ma tenevo ancora duro, chiedendo di salvare qualcosa. 

Era una supplica, davvero. Una supplica silenziosa, dove chiedevo: ti prego non arrenderti ancora. Anche se l’amore non era lo stesso, ero ancora dispostə ad impegnarmi. Quelle parole catturano il senso della poesia di cui fanno parte ‘Ocean Apart’: il dolore di amare qualcunə che è già uscito dalla porta, e sperare che magari, possa tornare indietro.

We're Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf
We’re Just Learning How To Be Love di Hamza Ashraf

C’è un altro capitolo intitolato ‘L’odissea dell’amante’. Cosa hai scoperto lungo il viaggio?

L’odissea dell’amante è sia il titolo della poesia che una frase che incapsula il viaggio che abbiamo percorso io e il mio partner. Parla di come l’amore si scopre nel tempo, layer dopo layer. C’è un verso che dice ‘Un amore mi ha mostrato che tutto è possibile’ e mi sembra così reale anche ora. Da quel momento ad oggi, siamo cresciutə ancora di più. Non solo attraverso i momenti felici, ma anche in quelli silenziosi e difficili. L’ho scritto quando sentivo di star ancora permettendo a me stessə di vivere l’amore come qualcosa di solido, qualcosa di radicato. Il mio partner non amava solo le parti belle di me, ma ha accolto anche il mio dolore, e mi ha insegnato tanto sulla fiducia e la vulnerabilità. Quel verso in particolare ha un significato importante perché dice che l’amore non riguarda solo quello che è semplice e comodo; riguarda la disposizione a crescere insieme. L’odissea riflette un amore che non ha una semplice destinazione. È un viaggio continuo, e con ogni passo, scopriamo qualcosa in più su di noi e l’altrə.

Cosa si sente a restare nello stesso letto con la persone che ami? Cosa si prova di così potente?

Conforto. Il tempo si ferma a tratti e sento che sono esattamente dove voglio essere. C’è quiete, un senso di pace che proviene dall’essere completamente vistə. Non si tratta solo di vicinanza fisica, ma di una silenziosa connessione. Non servono parole, esistiamo semplicemente insieme. C’è sicurezza, come essere avvoltə in qualcosa che non può essere portato via. È davvero potente: è un momento dove tutto il rumore svanisce e sei solidificatə nel presente.

Se volete acquistare il libro di Hamza Ashraf potete trovarlo qui.

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