Corpi, desideri e tentacoli: la cena queer di Giampaolo Sgura per CARNALE – VIDEO

Sotto il tavolo mani frugano, gambe si allargano, bocche bisbigliano voglie troppo crude per la luce delle candele. È qui, in questo non-detto, che La Grande Bouffe di Sgura esplode dove nessuno guarda, e tutto accade.

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Gay.it Giampaolo Sgura CARNALE maggio 2025
La Grande Bouffe, Giampaolo Sgura firma un banchetto queer per il magazine CARNALE
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Una cena che sfugge al galateo e diventa istinto, un banchetto che si trasforma in teatro erotico. Con La Grande Bouffe, Giampaolo Sgura firma per il magazine CARNALE un racconto visivo potente, provocatorio, profondamente queer. In mostra a Milano, le fotografie inscenano un universo dove l’appetito non è solo fame, ma desiderio che straripa, si fa carne, posa e gesto.

La serie fotografica si muove tra estetica barocca, glamour anni ’90 e pornografia reinventata, ribaltando l’immaginario della moda e del corpo perfetto. A tavola, infatti, non ci sono modelle levigate o giovanili corpi da copertina. Ci sono corpi maturi, eccessivi, ibridi. I soggetti delle foto – uomini e donne transgender, anziani, persone queer dalle espressioni libere e seducenti – incarnano un erotismo fuori norma, lontano da ogni retorica binaria o patinata.

“Il rituale della cena si trasforma in un palcoscenico per l’indulgenza, e il corpo diventa insieme il commensale e la pietanza”

Così recita il testo esposto in mostra. E in effetti ogni scatto è una messa in scena che fonde piacere e provocazione, gusto e trasgressione.

Giampaolo Sgura CARNALE maggio 2025
Giampaolo Sgura CARNALE maggio 2025

Gli ospiti – elegantemente vestiti, ma sempre sul punto di spogliarsi o divorarsi – recitano un rituale dove sotto il tavolo accade tutto ciò che sopra si finge di ignorare: mani che si cercano, sguardi che alludono, fantasie che esplodono.

Il fotografo usa qui la macchina fotografica come lente di amplificazione sul desiderio queer, senza mai cadere nel didascalico. Al contrario, La Grande Bouffe è ambigua, ambiziosa, volutamente eccessiva. «La vera scena si consuma là dove nessuno posa lo sguardo», conclude il testo curatoriale: un invito a guardare altrove, più in profondità.

Nel cuore della notte, tra un tentacolo di polpo e una camicia slacciata, Sgura firma un’ode visiva alla libertà del corpo queer, alla sensualità non conforme, all’indecenza necessaria.

 

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Crediti delle foto di Giampaolo Sgura:

Art direction @augusto.arduini
Styling by @marcforne

hair @ezio_diaferia_
Makeup @juryschiavi
Manicure @annarelinnocentefurina
Video ed editing @fraparrella
Casting @simobartcasting
Scenografie @ilariagerli
Performers: @aniltoncabralofficial @federicoaldave  @dimitris_kokonakis  @ellablach  @_samisaba_  @balboablonde  @maikhofstra  @phenriquefpinto  @ssoofybellu__

 

Testo del video di Gay.it

In una stanza rossa di voglie e rituali, Giampaolo Sgura imbandisce il corpo come banchetto. Il fotografo italiano firma per il magazine CARNALE una serie di scatti intensi, orgiastici, teatrali: La Grande Bouffe è una cena che implode, una liturgia carnale che si consuma tra eleganza e decadenza, tra posate d’argento e tentacoli d’octopus.

Gli ospiti – androgini, invecchiati con grazia, scolpiti nella loro singolarità – non sono lì per mangiare. Sono lì per divorarsi. Quello che CARNALE mette in scena è un immaginario sfrontato dove l’appetito – alimentare, sessuale, identitario – si scrolla di dosso il pudore e si esibisce in tutto il suo splendore impudico.

Sgura – da sempre maestro della composizione glamour – qui sovverte tutto. La bellezza non è levigata, ma sporcata dalla vita e dal desiderio. I corpi non sono standardizzati, ma eccentrici. Vecchie glorie, gioventù pulsanti, seni in carne, seni in silicone, capelli grigi e bocche affamate: ognuno incarna un desiderio, ognuno ne è preda.

“Il rituale della cena si trasforma in un palcoscenico per l’indulgenza, e il corpo diventa insieme il commensale e la pietanza.”

Sotto il tavolo mani frugano, gambe si allargano, bocche bisbigliano voglie troppo crude per la luce delle candele. È qui, in questo non-detto, che La Grande Bouffe di Sgura esplode dove nessuno guarda, e tutto accade.

Sgura e CARNALE alzano il sipario su un erotismo queer che è performance, provocazione, eucarestia profana. Nessuno si salva. Nessuno vuole salvarsi. L’invito è uno solo: prendere posto. Ma con una premessa chiara: Il gesto più sincero si consuma là dove nessuno posa lo sguardo.

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