Quando Levante si espone, lo fa sempre con la dignità e la consapevolezza di chi ha sempre qualcosa da dire. Non solo nelle sue canzoni, ma anche quando decide di raccontarsi pubblicamente. Lo ha fatto in una lunga intervista al Corriere della Sera, in cui ha parlato del suo percorso artistico, della musica, del nuovo singolo “Maimai”, e anche – come accade spesso quando sei donna e famosa – della sua vita privata.
Eppure, proprio quel racconto, così generoso e umano, è stato ridotto a un titolo che punta tutto su due elementi: l’ex fidanzato Diodato e il padre scomparso.
Due eventi profondi e personali, certo, ma che con la promozione del suo nuovo lavoro non c’entrano nulla. Lo sfogo di Levante è stato pacato, rispettoso, ma fermo: “Dopo dodici anni di carriera ancora fare riferimento a certi eventi della mia vita significa… se voglio vederla male, sminuire un’artista”.
E ha ragione.
In questo articolo
Perché Levante ha ragione ad indignarsi per il titolo del Corriere
Vogliamo davvero ridurre un’artista incredibile come Levante solo all’”ex fidanzata di”? E/O alla figlia di? È un’autrice, una musicista, una scrittrice. Sei album, tre romanzi, un libro di poesie, tour in tutta Italia, palchi grandi e piccoli, testi che hanno toccato intere generazioni.
Levante è un’artista completa e coerente. Persino quando poteva cavalcare il gossip, ha scelto il silenzio, la discrezione, la profondità. “La verità la sappiamo io e Antonio”, ha detto con grande rispetto parlando della fine della relazione con Diodato. Eppure, anni dopo, i titoli continuano a trascinarla lì, dove non vuole stare.
L’intervento di un giornalista
A rincarare la dose ci ha pensato il giornalista Giuseppe Candela, che in un tweet ha liquidato lo sfogo della cantante così: “Levante fa addirittura tre stories contro il Corriere perché ha titolato sull’ex Diodato e sul padre. I social in mano a questi “artisti” sono pericolosi per la loro credibilità”.
Quelle virgolette utilizzate nella definizione di “artisti”, svelano il cuore del problema: il fastidio, neanche troppo velato, nei confronti di chi osa dire la propria opinione, per chi non accetta di genuflettersi (“Che il paradiso non mi spetta, che non mi sono genuflessa” – Levante – Gesù Cristo sono io) al pettegolezzo.
Levante fa addirittura tre stories contro il Corriere perché ha titolato sull’ex Diodato e sul padre. I social in mano a questi “artisti” sono pericolosi per la loro credibilità. La prossima volta il titolo glielo dice lei, così è contenta.
— Giuseppe Candela (@GiusCandela) June 17, 2025
Candela sbaglia, perché non solo sminuisce il diritto di commentare un trattamento che Levante ha reputato ingiusto, ma insinua anche che esprimere un’opinione pubblica sul proprio lavoro significhi essere considerati “pericolosi”.
Quando, in realtà, è proprio il contrario: oggi più che mai servono artisti che parlano chiaro, che rivendicano la complessità delle loro storie, che non accettano di essere ridotti ad un’intervista che strizza l’occhio ad un titolo clickbait.
Ma perché Levante sarebbe “antipatica”?
C’è anche un altro punto, che merita attenzione: perché sul web Levante viene definita “antipatica”? Cosa ha fatto, di preciso? Ha mai mancato di rispetto a qualcuno? Ha mai offeso? No. È semplicemente una donna libera che dice quello che pensa.
Levante che fa la storia per dire al corriere che è di Palagonia e non di Caltagirone…lei non ci prova neanche a non essere antipatica, è più forte di lei pic.twitter.com/rFbRFkafI6
— ok (@scomposto_) June 16, 2025
E se c’è una cosa che la storia della musica ci insegna, è che quando una donna dimostra il suo dissenso, viene etichettata come fredda, rigida, oppure snob. Ma Levante non è antipatica. È autentica.
Non si tratta di essere permalosi, né di decidere di propria volontà i titoli degli articoli. Si tratta di rispetto. Rispetto per chi, da dodici anni, ha costruito una carriera pulita, coerente, di sostanza. Chi racconta il dolore, la perdita, l’amore e la rinascita con canzoni che parlano a tutti noi.
E se il giornalismo non è in grado di valorizzare questo, allora – forse – ha perso di vista la sua vera missione. Levante ha ragione a prendersela. Ha ragione a rivendicare pubblicamente il suo pensiero (anche quando dissente).
Ha ragione a raccontarci che quel titolo non le è piaciuto e, probabilmente, ha “sporcato” una bella intervista.
Ha ragione a farci sapere che le ha provocato del dispiacere. Del resto, se stare dalla “parte” del gossip piuttosto che dell’arte è così difficile da “accettare”, il problema non è certamente di Levante.



