Anna Wintour lascia la direzione di Vogue dopo 37 anni: il suo sostegno alla comunità LGBTQIA+

Anna Wintour dopo 37 anni leggendari dice addio alla direzione di Vogue.

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Anna Wintour lascia la direzione di Vogue dopo 37 anni
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Anna Wintour, la leggendaria giornalista ed editrice britannica, ha deciso di lasciare la direzione di Vogue America. Un incarico che ha ricoperto con polso fermo, occhiali scuri e una visione tagliente fin dal lontano 1988.

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Anna Wintour lascia la direzione di Vogue: la fine di un’era

Dopo 37 anni di onorato (e temuto) servizio, la donna che ha ispirato personaggi cinematografici come quello interpretato da Meryl Streep ne Il diavolo veste Prada, ha annunciato il grande cambiamento durante una riunione interna tenutasi giovedì 26 giugno 2025.

A diffondere la notizia è stata una fonte molto vicina a Condé Nast, riferendosi al New York Post.

“Il mio desiderio è aiutare la prossima generazione di redattori appassionati a irrompere sul campo con le proprie idee, sostenute da una visione nuova ed entusiasmante di ciò che può essere una grande azienda editoriale”, avrebbe detto Anna Wintour al suo team.

Anna Wintour compie 70 anni

Anna Wintour e la ricerca del nuovo volto per Vogue

Nella riunione privata con lo staff, Wintour ha dichiarato che è alla ricerca di un nuovo “responsabile dei contenuti editoriali” per Vogue America. Un passaggio di testimone importante, carico di aspettative e potenzialmente rivoluzionario per l’intero sistema moda.

Tuttavia, non è una vera uscita di scena. Anna Wintour, oggi 75enne, mantiene i suoi ruoli chiave a livello globale: sarà ancora Global Content Officer di Condé Nast e Direttore Editoriale Globale di Vogue.

“Continuerò a prestare attenzione all’industria della moda, a tracciare la rotta dei futuri Vogue Worlds e qualsiasi altra idea originale”, ha affermato, secondo quanto riportato dal New York Post.

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Il nuovo futuro di Vogue (e della moda)

La moda sta cambiando pelle e Anna Wintour lo sa bene. Il suo passo indietro operativo rappresenta un atto di fiducia nei confronti della nuova generazione di talenti, che dovranno reinventare il giornalismo di settore.

In un mondo sempre più visivo e digitale, il giornalismo tradizionale è chiamato a rinnovarsi senza snaturarsi. E chi meglio di Wintour per guidare questa metamorfosi da dietro le quinte?

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Una carriera iconica: chi è Anna Wintour

Nata a Londra nel 1949, Anna Wintour ha rivoluzionato il concetto stesso di rivista patinata. Conosciuta per il suo rigore e la sua riservatezza (oltre che per un guardaroba da sogno), ha diretto Vogue US per quasi quattro decenni, lanciando e consacrando intere generazioni di modelle, stilisti, fotografi e direttori creativi.

Sotto la sua guida, Vogue non è stato solo un magazine: è diventato un simbolo, una Bibbia per fashion lover, un vero specchio del gusto (e del potere) globale. Lady Gaga, Rihanna, Zendaya, Beyoncé: tutte hanno avuto il loro momento dorato sotto la sua lente.

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Il suo sostegno alla comunità LGBTQIA+

Anna Wintour ha dimostrato nel corso degli anni un impegno costante e crescente nei confronti dei diritti della comunità LGBTQIA+. Il suo coinvolgimento si è manifestato in diverse forme.

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Già nel 2011‑2013, in occasione delle battaglie per il matrimonio egualitario negli Stati Uniti, Wintour si è esposta pubblicamente con fermezza. Nel 2011 ha partecipato alla campagna “New Yorkers for Marriage Equality” per la Human Rights Campaign, affermando: “As far as I’m concerned, having the right to say ‘I Do’ is as fundamental as the right to vote”.

Nel giugno 2013, pochi giorni dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale la Defense of Marriage Act (DOMA) e ha aperto la strada al matrimonio tra persone dello stesso sesso, Wintour ha esordito su Twitter proprio per festeggiare il verdetto, definendolo “a big step forward for all Americans striving to achieve equality”.

Il supporto verso la comunità LGBTQIA+ si è manifestato anche dal punto di vista pratico e simbolico. Nel 2017 ha messo all’asta i suoi celebri occhiali da sole Chanel, devolvendo il ricavato a The Trevor Project, organizzazione statunitense che offre supporto psicologico e prevenzione del suicidio tra i giovani LGBTQ+.

Allo stesso tempo, nell’organizzazione del celebre tappeto rosso dei Tony Awards del 2019, Wintour ha incarnato lo spirito di Pride: come ha rivelato a Entertainment Tonight, “l’idea dell’arcobaleno è venuta da mia figlia”, ma lei ha saputo realizzarla con 22.000 rose colorate a mano, creando un potente simbolo visivo di inclusività e solidarietà con la comunità.

Nel 2019, in occasione del Met Gala – evento da lei diretto e di enorme visibilità – ha esplicitamente dichiarato che “supportare la comunità LGBT e combattere ogni forma di discriminazione” era una sua priorità, sottolineando come il mondo della moda da sempre accolga la libertà d’espressione e creatività tipica della comunità LGBTQ+ .

Durante un’intervista televisiva di Christiane Amanpour, ha ribadito il suo endorsement diretto, affermando con determinazione che, al di là dello stile, “è importante sostenerla e combattere contro ogni discriminazione”.

Oltre alle dichiarazioni e all’impegno simbolico, Anna Wintour ha favorito la creazione, all’interno di Condé Nast (la società editrice di Vogue), di contenuti editoriali e programmi che includono e valorizzano la diversità sessuale e di genere. 

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E ora che succede a Vogue?

Con il posto di direttore di Vogue America ufficialmente vacante, parte la caccia alla prossima grande firma. Sarà una scelta tradizionale o di rottura? Quel che è certo è che il successore dovrà avere visione, coraggio e carisma.

© Riproduzione riservata.

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