“Perché non dici che sei gay?”, la provocazione di Grose e la canzone di cui avevamo bisogno – Intervista

Grose, giovane e promettente artista campana, racconta il successo del suo singolo “Gay” e il bisogno di amore e inclusività nella musica italiana: la nostra intervista.

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Grose
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Nata in Campania, cresciuta a pane, parole e canzoni, Grose è una delle nuove voci più interessanti del panorama emergente italiano. Di lei online si sa ancora poco, ma bastano pochi secondi del suo ultimo singolo – dal titolo “Gay” – per capire che questa ragazza ha qualcosa da dire. E vuole dirlo fortissimo (e noi siamo prontə a sostenerla!).

Con oltre 100.000 ascolti su Spotify in meno di un mese, e un successo che si replica su YouTube e altre piattaforme, Gay è una canzone che racconta con delicatezza, ma senza filtri, la fatica e la bellezza di amarsi oltre i condizionamenti sociali.

Grose, per sua stessa ammissione, ci tiene a precisare che “alcune tracce presentano voci e produzione migliorate utilizzando l’ai, basate sulle registrazioni vocali originali dell’artista e sulla visione creativa”, così come si legge anche sul suo profilo ufficiale di Spotify.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lei per scoprire chi è, da dove viene e dove vuole arrivare. E, spoiler: ha le idee chiarissime.

Buona lettura!

Grose

“Gay” di Grose è la canzone di cui avevano bisogno: la nostra intervista

Ciao Grose! Partiamo dal titolo forte del tuo ultimo singolo: “Gay”. Ci racconti com’è nato questo pezzo e cosa significa per te?

“Gay”, come ogni mio brano, nasce da un’esigenza profonda e personale, quella di dare voce a una realtà spesso taciuta. Parlo della difficoltà che molte persone vivono nell’accogliere e dichiarare il proprio orientamento sessuale, in una società che ancora oggi è estremamente giudicante e ostile. 

L’intenzione di questo testo, infatti, non è puntare il dito contro chi non riesce a dichiararsi, ma piuttosto mettere in luce il motivo per cui ciò accade: una pressione sociale e spesso, ahimè, persino familiare così forte da impedire a molte persone di essere sé stesse causando enormi, quanto evitabili, sofferenze. 

Di fatto, la canzone non è unidirezionale, da una donna etero a un partner omosessuale, anzi! Potrebbe essere interpretata da chiunque, a prescindere dall’orientamento. È un messaggio d’amore e di comprensione verso chi lotta con la propria identità, per dire “sei degno d’amore esattamente come sei e se lo vuoi, io sono qui, prontə ad amarti oltre qualsiasi convenzione o aspettativa sociale”.

Ci racconti meglio il tuo percorso artistico e personale?

“Il mio percorso artistico è iniziato praticamente dal giorno in cui sono nata. Sono cresciuta ascoltando musica di ogni genere e ho sempre amato l’arte in tutte le sue forme. 

Ho avuto la fortuna di avere un nonno che mi ha insegnato a leggere e scrivere già all’età di tre anni e, crescendo, ho imparato a elaborare sentimenti, emozioni, pensieri e visioni del mondo attraverso la scrittura: prima con piccole storielle e filastrocche, poi con poesie, pensieri e racconti più complessi, fino ad arrivare ai brani musicali. 

Solo di recente ho capito che le mie canzoni possono effettivamente prendere vita, diventare reali, invece di restare nascoste in un cassetto”.

Hai superato i 100.000 ascolti su Spotify (e anche su YouTube) in meno di un mese: te l’aspettavi? Come stai vivendo questo momento di crescita così rapida?

“Gay” ha superato i 100.000 ascolti su Spotify in tre settimane, e a brevissimo accadrà anche su YouTube. Siamo a buon punto anche su tutte le altre piattaforme di streaming. Sarebbe davvero poco onesto dire che me lo aspettavo, perché no, non me lo aspettavo affatto. Quando un artista crea qualcosa, lo fa partendo da sé, ma non può prevedere se e come verrà accolto. 

Il successo non dipende dalle aspettative di chi ha scritto, ma da quanto quell’opera riesce a risuonare nelle persone. Io mi sto vivendo tutto questo come un regalo inaspettato. Prima di pubblicare il brano avevo paura di non essere capita, o peggio, di essere attaccata. E invece sto ricevendo tantissimi messaggi da persone che si ritrovano nelle mie parole. È una gioia immensa, e non lo nego, mi riempie il cuore”.

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Se dovessi descrivere la tua musica con tre parole (o tre stati d’animo), quali sceglieresti?

“Tre parole sarebbero sicuramente: amore, sofferenza, gioia”.

Quali sono le tue influenze musicali? C’è qualche artista, anche queer, che senti ti abbia ispirato o ti rappresenti?

Le mie influenze musicali sono principalmente quattro, ben bilanciate. Da un lato, due grandi icone e rappresentanti dell’energia femminile che per me sono state fondamentali: Mina e Raffaella Carrà. 

Dall’altro, due artisti che sento vicinissimi per il modo profondamente napoletano di vivere e raccontare l’amore, il dolore, la vita, lo struggimento, ovvero Gigi D’Alessio, artista immenso, e Pino Daniele, che per me, come per molti napoletani, è un vero e proprio padre. 

È stato lui, con la sua musica, a farmi capire, anzi, oserei dire proprio a insegnarmi cosa vuol dire essere napoletana e vivere questa vita con quella sensibilità e quei valori tutti nostri. Loro sono le mie quattro colonne portanti, ma oltre questo devo ammettere che mi lascio ispirare anche da tanti altri artisti, di ogni genere e nazionalità. 

Mi piace entrare intensamente nella musica e lasciarmi attraversare, senza pregiudizi o preconcetti, da tutto ciò che artisticamente mi tocca l’anima”.

La scena musicale italiana ha bisogno di più artistə come te. Cosa pensi manchi ancora nel mondo urban/pop italiano per essere davvero inclusivo?

“Guarda, ti ringrazio tantissimo, davvero, e anzi sono lusingata dal modo in cui mi hai posto questa domanda… ma io non penso affatto che la scena musicale italiana abbia bisogno di me. Semmai sono io che ho bisogno della musica italiana. Non sono una grande sostenitrice di questa narrazione secondo cui, in Italia, manchi qualcosa.

La verità è che la musica italiana è una delle più forti al mondo. Abbiamo artisti incredibili che fanno un lavoro eccezionale, e non a caso la nostra musica viene ascoltata, tradotta e apprezzata anche ben fuori dai confini del paese. Io non ho la pretesa di portare qualcosa di “necessario”.

Semplicemente, mi piacerebbe far parte, anche solo un po’, di questo grande movimento, di questa cosa meravigliosa che è la nostra cultura musicale. Per quanto riguarda l’inclusività, credo ci siano artisti che da sempre fanno tanto e continuano a farlo: da Tiziano Ferro a Marco Mengoni, passando per Elodie, fino a voci emergenti come, per esempio, la fortissima Jelecrois… e tanti, tanti altri!”.

 

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