Come ogni anno, Pornhub ha diffuso le sue statistiche sulle ricerche di pornografia online, offrendo uno spaccato curioso non solo dei gusti sessuali degli utenti, ma anche delle dinamiche culturali che attraversano gli Stati Uniti. Al centro dell’analisi c’è un dato che continua a sorprendere: il porno gay spopola anche negli stati repubblicani e conservatori, proprio dove la politica e la cultura sembrerebbero ostacolare una piena libertà di espressione LGBTQ+.
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Pornhub, le statistiche e le categorie più cliccate
Quest’anno l’analisi è stata parzialmente limitata da un elemento politico. Ben 17 stati americani non compaiono più nelle classifiche a causa delle restrizioni introdotte durante la presidenza di Donald Trump e riprese da alcune amministrazioni locali, che hanno bloccato l’accesso alla piattaforma per controversie legate alla verifica dell’età degli utenti.
Nonostante questo, le preferenze emerse parlano chiaro: le categorie più popolari raccontano una geografia del desiderio inaspettata. Nei grandi centri del Midwest orientale e settentrionale, così come a Washington, in Georgia e in Nevada, la parola più cercata è “Black”, segno di un forte interesse verso performer afroamericani. In Alaska e in California, ma anche nel piccolo Vermont, nel New Hampshire e nel Rhode Island, domina invece la categoria “Big Dick”, che resta una delle più amate a livello globale.
Diversa la situazione in Colorado, Iowa e Louisiana, dove sono i cosiddetti “ragazzi etero” a catturare l’attenzione degli utenti, mentre in Ohio, Oregon, North Dakota, Arizona e New Mexico il primato spetta ai “Twink”, ovvero ragazzi giovani e dall’aspetto androgino.
Non mancano differenze ancora più specifiche: il Minnesota mostra una predilezione per la categoria “Bear”, mentre il North Dakota sembra orientarsi soprattutto sui contenuti “Daddy”. Questa varietà dimostra che il consumo di porno gay negli Stati Uniti è tutt’altro che uniforme e segue logiche culturali, ma anche desideri e fantasie personali che superano i confini politici e religiosi.
Stati repubblicani e porno gay: una contraddizione apparente
Il dato più sorprendente delle statistiche di Pornhub riguarda proprio gli stati repubblicani. In territori dove i diritti LGBTQ+ faticano ancora a essere riconosciuti pienamente e dove spesso prevalgono politiche conservatrici, il consumo di porno gay non solo è alto, ma in alcuni casi è persino superiore alla media nazionale. Il North Dakota, per esempio, registra il 43% in più di visualizzazioni rispetto alla media, mentre il Vermont arriva al +40% e il Rhode Island al +34%.
È una tendenza che si conferma anno dopo anno e che apre a riflessioni più ampie, dimostrando come il desiderio e la curiosità sessuale non si pieghino a logiche politiche: ciò che si consuma online è spesso diverso da ciò che si professa pubblicamente. Al tempo stesso, però, emerge anche una contraddizione profonda nella società americana, dove la spinta conservatrice coesiste con un interesse crescente per contenuti che mettono in scena proprio quelle identità che, sul piano politico, vengono marginalizzate.
Pornografia gay come specchio culturale
Oltre a registrare le categorie più viste, le statistiche di Pornhub offrono uno spaccato utile per capire i mutamenti culturali e sociali degli Stati Uniti. La pornografia, infatti, è un linguaggio che riflette desideri collettivi, fantasie e tabù.
Che negli stati repubblicani si consumi più porno gay non significa necessariamente che la popolazione sia più gay-friendly, ma racconta una realtà che sfugge alle narrative ufficiali. In contesti dove la sessualità queer è ancora stigmatizzata, l’anonimato del web diventa lo spazio in cui esplorare liberamente fantasie e desideri.
Non è un caso che le categorie più ricercate – dal “Daddy” al “Twink”, dai “ragazzi etero” ai performer neri – rispecchino spesso dinamiche di potere, ruoli stereotipati e contrasti generazionali. Sono tutti elementi che rivelano quanto la pornografia sia intrecciata con i discorsi culturali e politici che attraversano gli Stati Uniti.
Età e genere dei fruitori

Un ulteriore elemento interessante riguarda il profilo demografico degli spettatori. Nonostante il 53% del pubblico sia maschile, cresce anno dopo anno la quota femminile, che oggi rappresenta il 47%. In molti casi si tratta di donne interessate a contenuti “Solo Uomini”, spesso prodotti da performer gay e particolarmente popolari anche tra un pubblico eterosessuale.
Quanto alle fasce d’età, i giovani tra i 18 e i 24 anni sono i più numerosi, ma sono i più anziani, sopra i 65 anni, ad avere una probabilità maggiore di guardare porno gay rispetto ad altri gruppi. Un dato che ribalta i pregiudizi e che mostra come la sessualità queer non conosca limiti anagrafici.
Le statistiche di Pornhub rivelano un Paese complesso, dove l’identità politica non coincide necessariamente con la sfera privata e dove il porno gay diventa una lente utile per osservare contraddizioni e cambiamenti sociali. Che il North Dakota, stato saldamente repubblicano, sia tra i più affezionati spettatori di contenuti gay, racconta una verità scomoda: il desiderio non si lascia incasellare nelle logiche di partito.

