Danny Cox, un pastore evangelico e il percorso d’accettazione di sua figlia trans

Una storia di conoscenza, perdono e amore paterno.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Danny Cox, un pastore evangelico e il percorso d'accettazione di sua figlia trans - Danny Cox un pastore evangelico e laccettazione di sua figlia trans - Gay.it
Danny Cox, un pastore evangelico e l'accettazione di sua figlia trans
3 min. di lettura

Danny Cox ricorda di aver guardato sua figlia, nel 2021 ventiduenne, e di aver provato una profonda confusione. Cresciuto nella Chiesa cattolica e poi diventato pastore evangelico, era fermo a ciò che diverse comunità religiose lo avevano spinto a credere sulle persone transgender: mentalmente disturbate, peccaminose e non create dal disegno di Dio.

Sei mesi prima sua figlia Beatrice aveva fatto coming out come donna trans. Danny non riusciva ad accettare la sua identità, rifiutandosi di chiamarla per nome o di usare i suoi pronomi. La loro storia è stata raccontata da UnclosetedMedia.

La storia di Danny Cox e sua figlia Beatrice

Pastore principale di una chiesa evangelica a Troy, nel Michigan, Danny non era pronto ad affrontare la tensione tra la sua fede e la sua famiglia. Oggi 58enne, l’uomo si sentiva spaesato dinanzi all’identità trans della figlia. “Ho guardato mia moglie e mi sono detto: ‘Cosa faccio? Perché non capisco questa cosa'”.

Fare coming out fu terrificante per Beatrice, che ha ora 26 anni, essendo cresciuta in una comunità religiosa. “Essere dichiarata significava perdere l’accesso a tutto ciò che contava“, ha confessato a Uncloseted Media e a ‘Gander Newsroom. Ma Beatrice temeva anche la reazione di suo padre. Sapeva che, in quanto pastore di una mega-chiesa evangelica, le conseguenze di avere una figlia trans sarebbero potute essere devastanti. “Sapevo che il fare coming out avrebbe messo a repentaglio la sua intera vita e la sua stabilità“. Prima di fare coming out come donna trans Beatrice aveva fatto coming out come uomo gay. Sebbene temesse di perdere la sua famiglia e la sua comunità, aveva ricevuto una reazione positiva da suo padre. “Non riuscivo a guardarlo negli occhi. Singhiozzavo“, ricorda Beatrice. “Ma mi diede la migliore reazione possibile, con un livello di tenerezza e vulnerabilità“.

Gay sì, trans no

Danny l’aveva accettato quel coming out, ma con un distinguo. “Potrebbe essere imbarazzante dirlo, ma sinceramente, ricordo di aver detto: ‘Signore, non c’è problema ad avere un figlio gay, bisessuale o lesbica. Posso fare la LGB, solo per favore non darmi la T. Per favore non darmi un figlio trans, perché niente di tutto ciò ha senso per me'”.

Pochi anni dopo i timori di Danny si sono avverati, con Beatrice che fatto coming out come donna trans.

La sua reazione fu contraddistinta dalla confusione“, ricorda Beatrice. Il supporto immediato che aveva ricevuto la prima volta che aveva fatto coming out era scomparso. “Per lui, il mio essere trans era insormontabile“. Danny non voleva riconoscere l’identità di Beatrice come donna. Temeva che fosse impossibile accettare la comunità LGBTQ senza violare i principi biblici. “Avevo difficoltà teologiche“, precisa oggi.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

La riconciliazione padre-figlia

Nell’anno successivo i rapporti tra padre e figlia si sono deteriorati. “Gli urlavo contro“, ricorda Beatrice, con suo padre Danny che a un certo punto scoppiò a piangere. “Mi dispiace Bea. Mi dispiace Bea. Mi dispiace Bea”. “Era la prima volta che pronunciava il mio nome“. Quel momento, tra le lacrime di entrambi, fu una svolta.

Ho tanta paura per te. Questo mondo non è bello“, disse Danny a Beatrice, scusandosi per il dolore che le aveva causato. Confidò a sua figlia che associava l’essere queer a una vita più dura, qualcosa che non voleva per lei. “La paura principale era per la sua sicurezza. E poi avevo le mie paure: cosa significa davvero questo?“, pensò Danny.

Ho capito che tutto quello che faceva era per paura e non per odio“, ha precisato Beatrice a Uncloseted Media e ‘Gander Newsroom, tra le lacrime. “In quel momento, tutte le illusioni, tutte le stronzate, sono semplicemente svanite. Siamo solo persone. E questo vale molto. Non molte persone ottengono questo con i propri genitori.”

Quando è arrivato quel momento, è stata una guarigione immediata perché anche Beatrice ha potuto abbassare la guardia“, ha aggiunto Danny. “Non appena ho detto ‘Bea’, è stato quasi come se il velo si fosse sollevato.”

Ora sono più alleati che mai

Da quel giorno Danny e Beatrice hanno lavorato per ricucire il loro rapporto. Danny ha lasciato la sua chiesa e ora sta per essere ordinato sacerdote nella Chiesa Episcopale, dove i fedeli gay godono di pari dignità da quasi 50 anni. Danny si riferisce con orgoglio a Beatrice come a sua figlia, usa i pronomi corretti e la chiama affettuosamente con il soprannome “Bea”.

Sebbene sia passato del tempo da quel duro anno di contrasti e lontananza emotiva, Danny si sente ancora in colpa. “Mi vergogno, me ne sono pentito“. Danny ha fondato un’organizzazione chiamata The Open Table Collective, che offre uno spazio in cui le persone possono confrontarsi sulle questioni di fede. Attraverso il collettivo, lui e Beatrice raccontano la loro storia in eventi pubblici e sul loro podcast, provando a dimostrare che la religione non deve essere un ostacolo all’accettazione delle identità queer. “Se qualcuno ha un briciolo di curiosità, c’è la speranza che l’amore possa prevalere e che la nostra esperienza umana possa avvicinarci“, ha precisato Danny.

“[È] un amico, un padre e un complice“, ha concluso Beatrice.

Fonte: UnclosetedMedia

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.