È una storia di resilienza e di scoperta di sè quella raccontata da LgbtqNation con protagonista Elle Melodises* , una donna di 77 anni che ha intrapreso il percorso di affermazione di genere solo cinque anni fa.
Un matrimonio per mettere a tacere il proprio vero io
Melodises (conosciuta come Melody), incontrò sua moglie Grace* a 29 anni e decise di sposarla dopo tre anni di frequentazione, convinta che l’avrebbe aiutata ad “essere un uomo“. Per alcuni anni funzionò, ma col tempo, per Melody, mantenere le apparenze iniziò a sembrare impossibile.
Dopo cinque o sei anni di matrimonio “tornò” alla sua abitudine di indossare occasionalmente biancheria intima femminile. Ogni volta che sua moglie Grace glielo chiedeva, Melody si rifiutava di parlarne. Nei successivi 10 anni Melody è andata incontro ad una profonda depressione. I rapporti sessuali tra loro divennero sempre più rari, fino ad essere inesistenti negli ultimi 10 anni prima della transizione.
Donna da sempre

Fin da bambina Melody sentiva che c’era qualcosa di diverso in lei. Intorno ai 4 anni, la governante di sua zia le disse: “Non sei un maschio. Sei una femmina“, e Melody non aveva idea del perché lo avesse detto. Ciononostante, quel commento le rimase impresso. Intorno ai 7 anni Melody indossò per la prima volta le calze di sua madre mentre giocava da sola e pensò che fossero “fantastiche“. Da quando ha memoria ha sempre desiderato il seno. A vent’anni iniziò a frequentare una modella, ma non era particolarmente interessata ad avere dei rapporti sessuali completi con lei: Melody voleva essere lei. Iniziò anche a indossare segretamente collant sotto i pantaloni, ogni giorno al lavoro. In privato si chiedeva cosa ci fosse che non andasse in lei.
“Ero così profondamente nascosta che non sapevo nemmeno di esserlo. Mi sentivo meglio vestita, e allo stesso tempo più vulnerabile perché c’era il rischio di essere scoperta“, ha confessato Melody a LGBTQ Nation. “Era sempre associata a quella sensazione di formicolio nel fare qualcosa di proibito, e allo stesso tempo… mi sembrava la cosa naturale da fare.”
Melody lottava contro l’idea di poter essere una “travestita”. Non si sentiva sessualmente eccitata dal travestitismo e non voleva essere un uomo vestito da donna. Lei era una donna.
L’accettazione di sè e la rinascita
Dopo 41 anni di matrimonio Grace minaccia Melody, perché se non avesse cambiato qualcosa avrebbero divorziato. Così Melody è andata in terapia. Non aveva ancora mai capito di essere una donna nel corpo di un uomo, finché a 72 anni, sua moglie e il suo terapeuta non le hanno suggerito che potesse soffrire di disforia di genere.
“Dissi al mio terapeuta: ‘No, non fa per me’. “In altre parole ero così dentro l’armadio che non mi rendevo nemmeno conto di esserlo… Ma più io, mia moglie e il mio terapeuta parlavamo… non solo una, ma l’intera serie di lampadine hanno iniziato ad accendersi nella mia testa. Per la prima volta ho capito cosa fosse la mia ‘stranezza’, perché prima sentivo… come se ci fosse qualcosa che non andava in me. Ma ho capito che ‘No, non c’è niente che non va in me’. In definitiva, sono nel corpo sbagliato. Dovrei essere in un corpo femminile”.
Dopo aver realizzato la propria identità transgender, Melody si è sentita al settimo cielo. Sua moglie Grace l’ha aiutata a fare shopping in modo tale da buttare via tutti i suoi abiti maschili, dandole consigli su trucco e differenze tra abiti che valorizzano e abiti che non valorizzano. Poi sono seguite la terapia ormonale sostitutiva e gli interventi di affermazione di genere, con l’arrivo delle tanto desiderate protesi mammarie: “Quando guardo in basso e le vedo, provo una scossa di estasi“. Ma ancora oggi Melody combatte con quella transfobia interiorizzata che non l’ha mai del tutto abbandonata, anche se circondata dall’amore di sua moglie.
“Di tanto in tanto mi dico: ‘Chi cerco di ingannare adesso? Non sono una donna. Faccio solo finta di esserlo'”. “Geneticamente, non sono una donna… [Ma] poi dici: ‘No, non è vero. Sì, forse i miei cromosomi dicono il contrario, ma ciò che sento è più importante’. Essere una donna non è necessariamente tette e figa. Sì, può essere una parte, ma l’altra parte è la tua mente: cosa sei, come ti senti e, di conseguenza, forse anche cosa proietti”.
Evoluzione di un matrimonio
Quando Melody ha iniziato il percorso di affermazione di genere, lei e Grace si sono come riconnesse, tornando ad un affiatamento che mancava da decenni. “Ho acquisito la mia identità, ma [mia moglie] ha perso l’uomo che aveva sposato e ha dovuto trovare un’identità che non cercava”. “Ci amiamo. Davvero, ma i 10 anni di totale abbandono emotivo nei suoi confronti da parte mia ci perseguitano ancora”.
Il mondo ha iniziato a vedere Grace come lesbica, perché ora sposata con una donna, seppur non si sia mai considerata tale. Ecco perché ora si definisce pansessuale. “La storia tra noi ci tormenta di tanto in tanto, perché, sì, per 40 anni ho mentito. Ho mentito per essere qualcosa che non sono”, ha confessato Melody. “Ero un’attrice molto brava, ho mentito in modo molto convincente”. “Ho mentito perché sapevo che quell’uomo non era ciò che ero. Non potevo dire chi fossi, ma sapevo chi non fossi. Mi sentivo obbligata a seguire un concetto, un costrutto sociale di mascolinità, per convincere gli altri che sono maschio. Quindi, per me, sì, era una bugia.”
“Non ci manca il sesso”, ha aggiunto Melody. “L’intimità fisica per noi è molto più del sesso, ed è molto più importante. Quando usciamo e ci teniamo per mano, per me è più significativo di quanto potrebbe mai esserlo un rapporto sessuale. Quest’anno festeggiamo il nostro 45° anniversario. E sì, è molto difficile per me immaginare una vita senza di lei. Ma per quanto difficile sia stato il mio percorso, sono consapevole che la parte di Grace sia stata molto più complicata. Io ho acquisito la mia identità, ma lei ha perso l’uomo che aveva sposato e ha dovuto trovare un’identità che non cercava. Troppo spesso, il ruolo emotivamente estremamente impegnativo dei partner delle persone transgender viene dimenticato”.
* Melodises e Grace sono pseudonimi, utilizzati per proteggere l’identità dell’intervistata e di sua moglie. Melody ha voluto mantenere segreta la propria identità perché non è cittadina statunitense e ha la green card.
Fonte: LGBTQNation
