Annalisa a Gay.it: “Dirmi brava? Accade molto di rado” – Intervista

Annalisa ci ha presentato “Ma io sono fuoco”, il nuovo album in uscita il 10 ottobre: un viaggio tra empatia, nuove consapevolezze e inarrestabili trasformazioni.

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Annalisa Capitolo I foto
Due sorprese da Annalisa: le date dei concerti 2025 e una versione speciale dell'ultimo album.
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Venerdì 3 ottobre 2025 abbiamo incontrato Annalisa nella sede milanese di Warner Music.

Artista dei record, unica donna con 19 brani nella classifica FIMI, in fermento per l’uscita del nuovo album “Ma io sono fuoco“. L’ammirazione era tanta – lo sapete, l’ho sempre seguita sin dai tempi diAmici, l’attesa pure. Ma quel fuoco, stavolta, non ci ha travolti – o forse non del tutto.

Ormai mi conoscete: avrei voluto regalarvi un’intervista intima, qualcosa di più rispetto al già noto, invece ciò che segue è frutto di una chiacchierata di gruppo – condivisa con una decina di colleghi – in cui ognuno di noi ha avuto a disposizione una sola domanda (io, per onor del vero, due).

Il topic principale è stato di fatto il nuovo album, ma ciò che è mancato – come spesso accade in quelle che in gergo si chiamano round – è stata la pancia di Annalisa. Sì, abbiamo avuto modo di apprezzarla in tutta la sua bellezza e compostezza nel rispondere, ma abbiamo avuto poco spazio per approfondire le sue emozioni recondite e le sue sensazioni più pure.

E la colpa, se così vogliamo dire, è stata tutta di noi giornalistə che forse abbiamo disimparato a fare le domande giuste: siamo passati dal chiederci perché ci sia una tigre in copertina al perché ci sia il fuoco come elemento predominante dell’album – spoiler: tutte domande che avevano già trovato risposta nei comunicati stampa.

Al contrario Annalisa si era seduta lì accanto a noi con la generosità di chi sa che gli costa fatica, ma allo stesso tempo vuole aprirsi per raccontare un po’ di sé. Quello che dico si evince da alcuni passaggi dell’intervista dove Nali ha abbassato le proprie difese per ammettere che talvolta si sente inadeguata nel raccontare in musica la complessità dei giorni che stiamo vivendo e di come sia incapace di tirare fuori gli artigli anche quando vorrebbe, facendo emergere una fragilità che la rende estremamente umana.

Un’umanità che si ritrova anche nei suoi gesti.

Nei 38 minuti trascorsi insieme – eravamo seduti l’uno accanto all’altra, con l’unica fortuna di essere entrato per ultimo nella stanza -, infatti, non ho potuto fare a meno di notare le sue dita sfiorarsi in un leggero massaggio, come a volersi dare inconsciamente sostegno, gli anelli d’argento usati come anti stress e i contingentati, ma sinceri sorrisi che ogni tanto apparivano sul suo volto – l’ultimo, il più eclatante, quando Annalisa ha ammesso di non essere capace di farsi i complimenti.

E allora buon viaggio alla scoperta di “Ma io sono fuoco“, un nuovo inizio per Annalisa che speriamo di incontrare presto in un’intervista one to one per poter approfondire quei lati di sé che forse fa ancora troppa fatica a raccontare, ma che la rendono la donna luminosa che è oggi!

Annalisa, il nuovo album: "Ma io sono fuoco"
Annalisa, il nuovo album: “Ma io sono fuoco”

Annalisa, il nuovo tour nei Palasport: «”Capitolo I” è il mio nuovo inizio»

Annalisa, dopo il successo del suo show nei Palasport e nelle Arene di tutta Italia con oltre 250 mila biglietti venduti solo nel 2024, tornerà live dal 15 novembre 2025 nei principali palasport italiani con il “CAPITOLO I” del suo nuovo viaggio. E così il primo tema affrontato nella nostra round è stato proprio questo… e c’è stato anche qualche spoiler!

Il tour si chiama “Capitolo I“. Perché questa scelta?

«Non è un titolo, ma un modo per scandire ciò che accadrà. La verità è che si ricomincia sempre da capo: il lavoro fatto resta, ma ogni volta si riparte. Il viaggio ricomincia da capo e in questo caso ricomincia da questo tour nei Palasport che è la prima cosa che succede. Poi ci saranno altri capitoli, ma non so ancora quali: non devono per forza essere dei concerti. Magari sì o magari saranno delle cose speciali, delle cose nuove… chissà!»

Come ti stai preparando al nuovo tour?

«Diciamo che questo tour nei palasport sta richiedendo un sacco di lavoro. Noi stiamo già lavorando da un po’ agli arrangiamenti live, che tra l’altro è una delle cose che mi piace di più fare in assoluto: mi diverto moltissimo. Non sono ancora entrata in sala prove per costruire tutto con i musicisti, però abbiamo fatto diverse giornate in studio per lavorare sugli arrangiamenti».

Quanto durerà lo show?

«Sarà uno spettacolo intenso, abbastanza lungo, ma non troppo: parliamo di una trentina di canzoni, quindi circa due ore complessive. Ho fatto molta fatica a rinunciare a qualche brano, infatti, alla fine sono rimasti una trentina di pezzi, perché ci tenevo a mantenerne molti. So che anche il pubblico ci tiene, soprattutto ad alcune canzoni che magari non sono state singoli in radio, ma che per me – e per loro – rappresentano momenti importanti».

Il palcoscenico come sarà?

«Ci sarà un bel palco, particolare, che non vedo l’ora di far vedere a tutti. Poi visual, ballerini, tante cose: sarà uno show in cui ci sarà modo sia di divertirsi che di emozionarsi».

Annalisa e gli stereotipi di genere
Annalisa e gli stereotipi di genere, intervista a Grazia: foto di Maha Haider & Riccardo Apostolico aka Definitely Extra

Annalisa, il nuovo album: “Ma io sono fuoco”

Se lo show è ancora in fase di definizione, il nuovo album “Ma io sono fuoco” è ufficialmente pronto per diventare la colonna sonora delle nostre vite. Così, durante la nostra intervista corale del 3 ottobre, abbiamo provato a farci raccontare meglio qual è il filo rosso che lega gli 11 brani presenti nel disco e quali sono le nuove personalità che hanno trovato spazio in questo nuovo progetto, nato nel 2024.

Con il disco precedente ci avevi mostrato diverse personalità. Con “Ma io sono fuoco” cosa dobbiamo aspettarci?

«Non c’è un unico personaggio, ma tanti proprio perché parliamo di trasformazione e di incanalare in qualche modo i sentimenti in modo che si trasformino. L’album parte con la rabbia di “Dipende”, che poi diventa malinconia in “Piazza San Marco”, ironia in “Emanuela” o in “Esibizionista”, e torna rabbia in “Avvelenata”, ma più distaccata, quasi prendendosi in giro. Alla fine resta il bisogno di un’amica a cui confidare tutte queste emozioni».

Cosa c’è di nuovo in questo disco rispetto alle tue produzioni precedenti?

«Più che novità, direi che ho affinato alcune cose. Da qualche anno dedico molta attenzione all’uso delle parole: mi piace scrivere come si parla, perché trovo sia più onesto, più rappresentativo di me, e i concetti arrivano in maniera più diretta. In questo disco sono stata ancora più dritta, a volte pungente rispetto al passato. Ho sempre usato molto l’ironia e qui si è accentuata, diventando in certi casi anche provocazione. Mi piace esercitarmi in questo senso e forse il fatto di crescere mi fa sentire sempre di più la necessità di fare questo tipo di lavoro».

Ci parli del brano “Esibizionista”? Che cosa rappresenta per te?

«È il pezzo preferito di mia mamma. Anche a me piace molto, anche se io faccio più fatica a scegliere un pezzo preferito. È un brano divertente, ironico, in cui pungo un po’ parlando del giudizio. Spesso, quando sei una ragazza “per bene”, capita di essere presa in giro. E allora ho colto l’occasione per parlare di cliché e di quanto cerchiamo di difenderci da essi, ma alla fine ci caschiamo sempre. Il senso è un po’ questo».

In questo disco ritroviamo un forte sound anni ’80. Come mai hai preso questa direzione?

«Perché mi piace, mi è sempre piaciuto: è il mondo sonoro che preferisco. In generale amo l’elettro-pop e trovo che sia quello che mi rappresenta meglio, sia nella parte emotiva che in quella più divertente. L’avevo già fatto con “E poi siamo finiti nel vortice”, che era molto anni ’80, forse ancora di più di questo nuovo disco, che invece aggiunge tanto di suonato, tanta umanità e più calore. Si sentono proprio le dita sugli strumenti, c’è una dimensione più fisica».

Hai avuto anni intensissimi: come trovi il tempo per scrivere nuove canzoni?

«Ho iniziato a lavorare a questo album nella primavera 2024, mentre provavo per il tour nei palasport. Lì ho cominciato a buttare giù cose, poi durante il tour ci siamo presi una pausa e, finito tutto, sono tornata in studio in modo più quotidiano. È vero, si accavalla sempre tutto. Io sono una persona molto metodica: anche se ho mille cose insieme, cerco di affrontarne una alla volta, velocemente, ma una alla volta. Altrimenti non riesco. Tutto corre sempre più veloce, questo sì».

Le canzoni sembrano delle polaroid: immagini nitide, storie chiuse in sé. Era voluto?

«È stato tutto istintivo, non c’è costruzione. Le canzoni sono arrivate senza pensarci troppo. Di solito mi appunto delle cose: un’idea, un tema, un’esperienza che voglio raccontare. Poi in studio decido la strada da prendere, in base anche a quello che sento quel giorno. Per me la musica nasce perché ne hai bisogno. Le canzoni nascono perché ne hai bisogno. Facendo pop cerchi di raccontare la realtà con semplicità, perché arrivi il più lontano possibile. Il filo rosso l’ho trovato dopo, quando c’erano più o meno tutte le canzoni».

A proposito di filo rosso: il titolo, il fuoco, la tigre in copertina…

«Il fuoco rappresenta la trasformazione, la capacità di reagire alle cose che accadono. Il “ma” del titolo mette l’attenzione proprio sulla reazione: qualcosa può non essere positivo, ma io posso trasformarlo in un’opportunità. Magari mi ha fatto male, ma posso cambiare, trasformarmi senza perdere l’essenza. Alla fine penso che questo sia l’unico modo per conservarsi, riuscire a trasformarsi insieme alle cose che si trasformano».

Annalisa, il nuovo album: "Ma io sono fuoco"
Annalisa, il nuovo album: “Ma io sono fuoco” | Foto: Instagram @naliannalisa

Annalisa: «Dopo il mio primo Forum ero veramente contenta e mi sono detta “brava!”»

Come anticipato nell’introduzione, la round si è soffermata parecchio attorno all’iconografia della copertina e ai messaggi nascosti nei brani presenti in “Ma io sono fuoco”. Non sono mancati, però, nemmeno momenti di riflessione e di ammissione rispetto alla difficoltà che ognuno di noi fa – e, lasciatemelo dire, forse Annalisa un po’ di più – a complimentarsi con sé stesso per il proprio operato.

Com’è nata la copertina dell’album?

«Volevo raccontare visivamente tutto quello che c’è dentro il disco: la trasformazione, il fuoco, la voglia di reagire. Mi sono ispirata a un passo di Borges sulla circolarità del tempo: il tempo è un fiume che ti trascina, ma io sono quel fiume; il tempo è una tigre che mi rincorre, ma io sono quella tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono quel fuoco. In copertina ci sono tutti questi simboli e io indosso un abito che ricorda un’armatura, poetica più che aggressiva, che rappresenta questo concetto».

In questo album ci sono versi provocatori sul ruolo delle donne nei rapporti con gli uomini. Tu vivi una relazione felice: cosa hai voluto raccontare?

«Parlo di cose successe a me, ad altri, e altre ancora me le sono inventate o romanzate. Una canzone difficilmente racconta un episodio solo: spesso è un mix di sensazioni ed esperienze provate di recente, ieri, 15 anni fa. Ci tenevo a parlare del giudizio, che condiziona la vita di tutti, delle donne ma non solo. A volte basta un dettaglio per giudicare qualcuno come “sbagliato” o, subito dopo, “perfetto”. È un frutto dei tempi. Ho voluto parlarne con ironia, mettendo l’accento su quanto manchi empatia».

Com’è nata la collaborazione con Marco Mengoni?

«Appena è nata la canzone, circa un anno fa, ho pensato a lui. Però ho aspettato per avere le idee più chiare sul progetto. Poi l’ho chiamato ed è stato tutto naturale, facilissimo. La mia idea era ricreare un film in bianco e nero, emotivo e romantico. “Piazza San Marco” è lo sfondo malinconico di questa storia che condivido con chi mi ascolta, l’unica persona che alla fine resta. Questo è un tema importante del disco: i rapporti che durano nel tempo».

Con quale donna ti piacerebbe collaborare?

«Ce ne sono tante, di tutte le generazioni. Non è tanto difficile per volontà, quanto per incastrare i progetti e trovare la canzone giusta. Io però voglio che sia una cosa forte, una bomba, un singolo che butta giù i muri. Mi interessa anche sperimentare con artiste più giovani o lontane dal mio mondo. Bisogna solo aspettare il momento e la canzone giusta».

Tornando alla copertina: in quali momenti ti sei sentita fuoco o tigre, tirando fuori gli artigli?

«Faccio molta fatica a tirare fuori gli artigli, ma comunque cerco di farlo a modo mio, con aplomb. Alla fine ho capito che sono fatta così. Ognuno può recriminarsi quel che vuole, ma io ho bisogno del mio ritmo anche in questo e faccio un po’ di fatica a mettere gli altri a disagio. Non mi piace, sono esagerata, perché a volte non si può non fare. E così, quello che faccio, è scrivere delle mie fragilità nelle canzoni per provare a migliorare».

Stai pensando a un percorso internazionale?

«Onestamente no, quando scrivo non penso a questo. Cerco solo di fare canzoni che mi rappresentino. Poi vediamo cosa succede: non avrei mai pensato di trovarmi a Los Angeles premiata davanti a Katy Perry e Karol G, eppure è successo. Quindi mai dire mai».

Ci parli di “Amica”?

«È forse il brano che racchiude tutto l’album: la voglia di provocare, di andare dritta al punto, ma anche di ammettere errori e fragilità. Alla fine siamo umani ed è giusto che vengano fuori questa umanità e garbo. “Amica” racconta la necessità di avere qualcuno che empatizza con te, che ti ascolti senza giudicare. Poi c’è la coda, “Una tigre sul letto continua a parlarmi”: i pensieri che non ti fanno dormire la notte, che però alimentano la mia creatività».

Tu riesci a dormire oppure anche per te quello è il momento in cui dai sfogo alla tua creatività?

«No, io non dormo. Sto tutta la notte là a pensare e quello mi sembra quasi l’unico momento in cui riesco a capire certe cose e riesco a metterle in ordine».

Nell’ultima traccia si percepisce una sospensione. Era voluta?

«Sì, sempre. Mi piace chiudere i dischi con un senso di sospensione, come avevo fatto anche con “Indaco Violento”. E dunque l’ho fatto anche stavolta, perché comunque io tendenzialmente penso sempre al passo successivo».

A proposito di questa tua tendenza a guardare sempre al futuro, riesci mai a fermarti e dirti “Brava Annalisa!”?

«Molto difficile. Accade molto di rado. Una volta che ricordo bene è stato dopo il mio primo Forum. Ero veramente contenta e mi sono detta “brava!”. E l’ho detto anche a tutti quelli che hanno lavorato con me perché abbiamo fatto davvero una bellissima cosa: c’era tantissima gente, tutti felici di essere lì per me. Non avevo neanche un ospite, ero da sola. Il primo forum è stato davvero bellissimo. Poi il giorno dopo ero già pronta a criticarmi e a pensare a cosa cambiare. Però quella sera sì, ero davvero felice».

Annalisa, il nuovo album: "Ma io sono fuoco"
Annalisa, il nuovo album: “Ma io sono fuoco”

Annalisa su Gaza: «Mi sento sempre in difficoltà davanti a temi così enormi»

In conclusione, con Annalisa abbiamo provato a capire come mai la musica pop attuale faccia fatica a raccontare la contemporaneità più dura – la domanda è nata dalle manifestazioni pro Palestina che si svolgevano proprio in quelle ore in molte città italiane e a pochi passi da noi a Milano. E anche in questo caso, ciò che è emerso, sono state una grande umanità e una forte commozione trattenuta da Nali con estrema professionalità.

Nei tuoi testi parli spesso di ciò che accade intorno a te. Ti viene mai lo spunto di raccontare anche la contemporaneità più dura?

«A modo mio, magari non in maniera esplicita, ma con provocazioni velate. Ho iniziato a farlo da qualche tempo a questa parte e mi piace farlo anche se, se penso ai giorni che stiamo vivendo, credo non sia facile parlare di temi così grandi e brutti in canzoni apparentemente leggere. Devo dire, però, che questi giorni mi hanno toccata molto: prima tristezza, poi tanta emozione nel vedere così tante persone scendere in strada, unite. Magari, con molta umiltà, scriverò qualche appunto, anche se mi sento in difficoltà nel toccare temi così grandi».

La colonna sonora delle proteste spesso attinge al passato…

«Vero. E c’è un aspetto che mi ha colpito molto: non contano più le opinioni o le appartenenze politiche. Qui si parla di persone, di bambini, di mamme senza casa, senza niente, di persone uccise. Non c’è spazio per altro. Ecco, volevo dirlo».

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