Dopo aver incassato quasi 5.3 miliardi di dollari e strappato 13 nomination agli Oscar vincendone 4 con i primi due capitoli di Avatar, ad oggi rispettivamente 1° e 3° maggior incasso worldwide di sempre della Storia del Cinema, il 17 dicembre il “re del mondo” James Cameron torna nelle sale d’Italia con Avatar: Fuoco e Cenere, 3a parte di una saga che ha riscritto la moderna Settima Arte.
Un kolossal sempre più spettacolare e visivamente parlando travolgente, quello scritto e diretto dal regista di Titanic, che ci riporta nel mondo di Pandora in una nuova e coinvolgente avventura con il marine diventato leader Na’vi Jake Sully (Sam Worthington), la guerriera Na’vi Neytiri (Zoe Saldaña) e la famiglia Sully al centro di una battaglia mai tanto intimista ed emozionante, in grado di scandagliare l’animo dei suoi protagonisti.
Avatar: Fuoco e Cenere, la trama
La storia inizia qualche settimana dopo gli eventi narrati in Avatar 2. La famiglia Sully vive ancora tra i membri del clan Metkayina, nelle pittoresche barriere coralline di Pandora, con il lutto di Neteyam (Jamie Flatters), ucciso in un brutale scontro con il “Popolo del Cielo” della RDA (Resources Development Administration), ancora non del tutto elaborato. Jake (Sam Worthington), Neytiri (Zoe Saldaña), Lo’ak (Britain Dalton), Tuk (Trinity Bliss), Spider (Jack Champion) e Kiri (Sigourney Weaver) affrontano la perdita a modo loro. Mentre Spider si è completamente adattato alla vita con il popolo della barriera corallina, la famiglia Sully è preoccupata per la sua sicurezza e si rende conto che non può più rimanere con loro, avendo continuamente bisogno di maschere d’ossigeno per sopravvivere. Dopo essere stati introdotti al Clan Tlalim, noto anche come i Commercianti del Vento, un pacifico clan nomade che solca i cieli, il loro capo, Peylak (David Thewlis), accetta di riportare Spider all’Accampamento, la roccaforte degli Omatikaya, tra gli umani. L’intera famiglia Sully decide di accompagnare Spider nel viaggio, perché i Sully non si dividono, mai, e Spider è ormai considerato come un figlio, un fratello.
Ma il viaggio viene interrotto dall’attacco del Clan Mangkwan, alias il Popolo della Cenere, tribù indigena di Pandora. Guidati da Varang (Oona Chaplin), il Popolo della Cenere è composto da Na’vi la cui cultura e il cui stile di vita sono stati drasticamente alterati dalla devastazione della loro casa ad opera di un vulcano. Incolpano Eywa (Madre di Pandora) del disastro. Nel frattempo, la RDA è in difficoltà, dopo la devastante sconfitta per mano di Jake Sully e del Clan Metkayina, e si sta riorganizzando. Pianificando il suo prossimo devastante attacco…
La Famiglia di James Cameron

Questa la trama di Avatar: Fuoco e Cenere, 3° capitolo che abbraccia la complessità della famiglia moderna, ormai non più ancorata a legami di sangue, spaziando tra nuovi ambienti immersivi, nuove creature mozzafiato e nuovi affascinanti clan. Come in tutti i film di James Cameron, anche Avatar 3 alterna action, spettacolo e personaggi indimenticabili chiamati a creare legami profondi, intrecciando temi universali che abbattono barriere, perché condivisi in tutti i Paesi e le culture di tutto il mondo.

Il lutto che aveva travolto i Sully alla fine di Avatar 2 diventa qui punto di partenza per una profonda riflessione filiale e genitoriale. C’è Jake Sully, Toruk Makto ed ex marine chiamato a superare la perdita del figlio maggiore Neteyam, guidando i clan in una guerra che sembra non finire mai mentre si specchia negli occhi del figlio minore Lo’ak, da proteggere e al tempo stesso formare, in modo tale che possa sopravvivere in un mondo che è una polveriera a cielo aperto. È lui la voce narrante del film. Lo’ak è convinto che suo fratello sia morto per colpa sua, mentre battaglia con tutti i problemi dell’essere un giovane quindicenne all’interno di una famiglia composta da eroi.

C’è poi la guerriera Na’vi Neytiri, moglie di Jake, distrutta dalla morte di suo figlio e chiamata a gestire una famiglia allargata che include Kiri e Spider, figli non biologici che sono oramai diventati Sully a pieno titolo. Neytiri fatica a superare la scomparsa di Neteyam, morto nel tentativo di salvare Spider dalla RDA nella battaglia finale di Avatar 2, tanto dal non riuscire a gestire i propri sentimenti verso “l’uomo scimmia”, che ora vive sotto le cure della sua famiglia. Spider, dal canto suo, pur essendo figlio biologico di Quaritch si sente a tutti gli effetti figlio di Jake e Neytiri, fratello di Lo’ak, Tuk e Kiri, nata dall’avatar di Grace in un modo inspiegabile e indissolubilmente legata a Eywa, Madre Natura di Pandora.

Il rapporto tra genitori e figli è al centro di un’opera di oltre 3 ore che guarda alla famiglia affettiva come punto fermo di una società che dovrebbe imparare ad essere più accogliente, inclusiva, ricostruendo fondamenta d’amore, in grado di andare ben oltre i semplici legami di sangue. In Avatar: Fuoco e Cenere assistiamo al parto di una donna Na’vi morente che affida la propria neonata ad un’altra donna, chiedendole di crescerla, proteggerla ed accudirla come se fosse sua, a voler ribadire quanto sia genitore chi cresce un figlio, e non necessariamente chi lo mette al mondo.
Un kolossal ambientalista per la perfetta chiusura di una trilogia

Tra una sbalorditiva battaglia e l’altra James Cameron rilancia il suo grido d’allarme ambientalista, con la razza umana pronta a sbarcare su Pandora dopo aver devastato la Terra, Pianeta morente dove l’aria è diventata tossica. Per riuscirci gli umani devono però sbarazzarsi dei Na’vi e della loro millenaria cultura, di Eywa e dei giganteschi Tulkun. Un Paradiso terrestre agognato da chi ne ha già distrutto uno, preparandosi ad un bis che appare inevitabile.
Al 3° Avatar James Cameron guarda oltre il “pericolo umano” mostrando per la prima volta dei Na’vi villain, guidati dalla furente Varang (interpretata dall’attrice spagnola Oona Chaplin), giovane Regina chiamata Spettro della Notte considerata salvatrice dal suo popolo, immersa in un baratro di angoscia dove tutto è ricoperto di cenere, dove tutto ha iniziato a morire a causa di un vulcano che eruttando ha spazzato via la loro Terra e dove tutti hanno completamente perso il senno, perché disperati. Varang vuole solo vendetta e non si dedica ad altro, trovando in Quaritch immancabile alleato.

Oltre l’action e i soliti mirabolanti effetti speciali, James Cameron ha scritto e diretto un film sul dolore, sulla rabbia e sulla pace interiore, una spettacolare ed emozionante elaborazione sull’oggi, al cospetto di un Pianeta Terra sull’orlo del baratro ambientale e di una 3a guerra mondiale. Un’opera mastodontica che di fatto chiude una trilogia indimenticabile, con la possibilità di tornare a Pandora per due ultimi capitoli, con Avatar 4 e 5, e James Cameron eventualmente ancora al timone.



























