Concerto di Capodanno di Vienna 2026, il bacio del direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin al marito durante la Marcia di Radetzky

Il bacio del direttore d'orchestra Yannick Nézet-Séguin al marito nel momento più rituale del Concerto di Capodanno di Vienna 2026.

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Il direttore d'orchestra Yannick Nézet-Séguin, bacia il marito e violinista
Il direttore d'orchestra Yannick Nézet-Séguin, bacia il marito e violinista
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Il gesto è arrivato nel momento più rituale e osservato del Concerto di Capodanno di Vienna: durante la Marcia di Radetzky, quando la platea batte le mani e la tradizione sembra immutabile. Yannick Nézet-Séguin, direttore d’orchestra apertamente gay, si è chinato e ha baciato sulla nuca il marito, il violinista Pierre Tourville. Un momento che ha raggiunto milioni di spettatori in tutto il mondo.

Yannick Nézet-Séguin

Il bacio di Yannick Nézet-Séguin al marito durante la Marcia di Radetzky

Il Concerto di Capodanno 2026 dei Wiener Philharmoniker, seguito in oltre 150 Paesi e da decenni simbolo di una tradizione che raramente ammette scarti, è destinato a restare nella storia non solo per le scelte musicali, ma per una “rivoluzione gentile” che ha attraversato uno dei palcoscenici più tradizionali della musica classica.

Proprio il gesto di Nézet-Séguin ha avuto un peso specifico che va oltre il privato. Durante l’esecuzione della Marcia di Radetzky, quando il direttore d’orchestra è sceso tra il pubblico – altra rottura rispetto alla liturgia consueta – il bacio al violinista e marito (sono uniti civilmente dal 2021) è apparso come una naturale estensione di quel movimento: portare il corpo, gli affetti e la vita reale dentro lo spazio più sorvegliato della musica classica.

Nessuna enfasi, nessun rallentamento della musica. L’orchestra ha continuato a suonare, il pubblico a battere le mani. Ed è proprio in questa normalità che il gesto ha trovato la sua forza.

Chi è Yannick Nézet-Séguin: visibilità senza retorica

Cinquantenne, canadese, alla guida del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, Nézet-Séguin è da anni uno dei direttori più influenti della scena internazionale. È anche gay dichiarato, ma la sua identità non è mai stata usata come leva comunicativa o elemento spettacolare.

Al Musikverein di Vienna, il suo approccio è stato coerente con questa postura. Il bacio a Pierre Tourville – violinista e suo compagno nella vita – non ha cercato l’applauso né lo scandalo. Ha semplicemente occupato uno spazio che, storicamente, non era pensato per accogliere gesti d’amore tra persone dello stesso sesso.

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Il gesto di Nézet-Séguin si inserisce in un’edizione che, fin dall’impostazione musicale, ha scelto di allargare il canone senza rinnegare la tradizione. La Sala d’Oro del Musikverein – decorata come sempre con fiori freschi dei giardini cittadini – è rimasta il cuore simbolico dell’evento, ma il messaggio è cambiato.

Accanto ai valzer e alle polke della dinastia Strauss, il programma ha incluso compositori spesso marginalizzati dalla storia ufficiale della musica viennese, come Joseph Lanner e Carl Michael Ziehrer, e soprattutto due compositrici: Josephine Weinlich e Florence Price.

Il “Rainbow Waltz” e il filo che lega musica e gesto

Tra i brani più commentati dell’edizione 2026 c’è stato il Rainbow Waltz di Florence Price, composto nel 1939. Price, compositrice afroamericana vissuta in un contesto segnato da discriminazioni razziali e di genere, è stata a lungo esclusa dai grandi circuiti concertistici.

La scelta di inserire questo valzer – uno dei momenti simbolici del concerto – ha creato un filo evidente con il gesto finale del direttore: inclusione non come slogan, ma come pratica concreta.

Nézet-Séguin lo aveva spiegato prima del concerto, parlando di musica come spazio capace di unire perché “viviamo sullo stesso pianeta”, augurando pace “nei cuori e tra tutte le nazioni del mondo”, come riporta RTVE. Un’affermazione che, alla luce del bacio finale, assume un significato meno astratto e più incarnato.

La tradizione che cambia

Il Concerto di Capodanno 2026 ha mostrato diverse fratture rispetto al passato: l’orchestra che canta, il pubblico che applaude dove solitamente è vietato, il direttore che dirige dalla platea. Tutti segnali di un cambio generazionale che non passa dalla rottamazione, ma dalla trasformazione graduale.

In questo quadro, il bacio al compagno non è un elemento isolato, ma parte di una ridefinizione dei confini tra palco e vita, tra ruolo pubblico e identità personale. È la dimostrazione che anche i luoghi più codificati possono accogliere nuovi gesti senza perdere autorevolezza.

Che lo si voglia o no, rendere visibile un amore gay in un contesto come quello del Concerto di Capodanno di Vienna è un atto politico. Non perché porti con sé uno slogan, ma perché normalizza ciò che per secoli è stato rimosso.

Nel mondo della musica classica – storicamente attraversato da identità queer, ma raramente disposto a riconoscerle pubblicamente – il gesto di Nézet-Séguin rompe una consuetudine di silenzio.

© Riproduzione riservata.

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