Quel bacio di Budapest nel giorno della liberazione

Lo scatto di Péter Varga da Budapest nei giorni della sconfitta del regime di Orban, dopo 16 anni di umiliazioni per la democrazia e per le persone LGBTIAQ+.

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Budapest - Foto Peter Varga
Budapest - Foto Peter Varga
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Due ragazzi si baciano.

Davanti al Parlamento di Budapest.

Quello stesso Parlamento che per sedici anni ha ospitato le leggi più crudeli d’Europa contro i corpi e i cuori delle persone LGBTIQ+.

Sedici anni di umiliazioni. Di leggi scritte per cancellare le persone trans dai documenti. Di divieti al Pride. Di telecamere con riconoscimento facciale puntate sui manifestanti. Di bambini cresciuti senza poter nominare quello che sentivano.

Sedici anni in cui Orbán ha usato i nostri corpi come arma politica. Come carburante per la sua macchina del potere. Come nemico da agitare davanti a un elettorato spaventato.

Domenica notte quella macchina si è fermata.
L’Ungheria ha scelto. Ha scelto l’Europa. Ha scelto la democrazia. Ha scelto di smettere di avere paura.

Ieri erail Kissing Day. La giornata internazionale del bacio. E questo scatto di Péter Varga vale più di mille discorsi.

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Un bacio è un atto politico. Sempre. Quando ti baciano dicono che esisti. Quando ti vietano di baciarti dicono che non dovresti.

A Budapest, davanti a quel Parlamento, due ragazzi si sono baciati per celebrare la propria libertà in faccia al potere di ieri e a quello di oggi.

Questo è il nostro momento. Non solo ungherese. Europeo. Globale. Trump, Orbán, Meloni, Putin vogliono invisibilizzare le persone LGBTIAQ+ e cancellare le nostre vite dallo spazio pubblico.

Vogliono le nostre democrazie in ginocchio.

Vogliono i nostri baci proibiti.

Non accadrà.

Incrociamo le dita. Incrociamo i pugni. Incrociamo le lingue.

Non ci fermeremo. Non ci fermeranno.

Ungheria Legge anti lgbt udienza Unione Europea Orban Meloni

© Riproduzione riservata.

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