Filippo Contri è in scena a teatro con “Brokeback Mountain”, in programma al Teatro Quirino di Roma dal 13 al 18 gennaio. L’attore interpreta Jack Twist, uno dei due protagonisti della celebre storia, un ruolo complesso e stratificato che segna un momento importante nel suo percorso artistico e personale.
Il percorso di Filippo Contri non è stato lineare. Dopo la laurea in Economia e un impiego stabile nel settore della consulenza, l’attore ha scelto di cambiare radicalmente direzione, ascoltando un’inquietudine che lo ha portato a rimettersi in gioco.
Una decisione rischiosa, passata anche attraverso l’esperienza del Grande Fratello, scelta che all’epoca ha diviso l’opinione pubblica, ma che per Contri ha rappresentato un’esposizione totale, un modo per affermare la propria identità e aprire nuove possibilità.
Da lì sono arrivati lo studio, la formazione attoriale e un percorso costruito passo dopo passo, tra teatro, cinema e televisione, fino alla popolarità ottenuta con “Vita da Carlo”, la serie di Carlo Verdone che lo ha fatto conoscere a un pubblico più ampio.
Il ruolo di Jack Twist in Brokeback Mountain ha avuto un impatto profondo su Contri. L’attore racconta come il personaggio lo abbia spinto a confrontarsi con parti di sé messe da parte nel tempo, lavorando sulla vulnerabilità, sull’emotività e sulla necessità di abbandonare il controllo.
Un lavoro che si intreccia anche con un’esperienza personale delicata come il lutto per la perdita del padre, figura centrale della sua vita, ancora presente nel suo racconto attraverso ricordi fatti di amore, conflitti, protezione e riconoscenza.
Nell’intervista rilasciata a Virgilio Notizie, Contri affronta temi come la crescita in una città complessa come Roma, il peso degli stereotipi, la difficoltà di liberarsi dalle etichette imposte dall’esterno.
Spazio anche alle riflessioni sull’amore, sul desiderio di costruire relazioni autentiche, sul dubbio legato alla paternità e sul significato della libertà, intesa non come assenza di legami ma come scelta consapevole e responsabile.
In questo articolo
- 1 Perché Filippo Contri ha detto sì a Jack Twist in Brokeback Mountain
- 2 Gli stereotipi, Roma e il peso delle etichette
- 3 Il rapporto con il padre e l’eredità emotiva
- 4 Cosa direbbe suo padre vedendolo in scena in Brokeback Mountain
- 5 Dall’omofobia di “Amici per caso” alla libertà di Jack Twist
- 6 Il Grande Fratello e l’incontro con Enrico Lucherini
Perché Filippo Contri ha detto sì a Jack Twist in Brokeback Mountain
Filippo Contri racconta cosa lo ha spinto ad accettare il ruolo di Jack in Brokeback Mountain:
“La sua fanciullezza. Jack ha una leggerezza autentica, un modo di stare al mondo da sognatore, curioso, sempre un po’ in controtendenza. Quella tensione adolescenziale alla ricerca di originalità, che noi sperimentiamo tra i 14 e i 20 anni, in lui non si è mai spenta.
È come se fosse rimasto aggrappato a quella fase, ma in modo sano. È rivoluzionario in maniera genuina, bella. Va alla ricerca di ciò che lo fa stare bene, con un atteggiamento edonistico ma non egoista, aperto, disponibile al gioco e alla scoperta. E questo suo lato mi ha toccato profondamente riscaldandomi il cuore”.
Gli stereotipi, Roma e il peso delle etichette
Per Filippo Contri è stato difficile liberarsi dagli stereotipi nella vita di tutti i giorni:
“Io ci sono nato dentro agli stereotipi. Sono incasellato dal posto in cui sono nato, da quando sono nato e da come sono nato. Già il fatto di essere biondo con gli occhi azzurri, romano, zona nord, diciamo pure Parioli (anche se a me non piace dirlo), mi ha messo un’etichetta addosso fin da subito. Avevo anche la macchinetta, perché mia madre non voleva che girassi in motorino. Quindi, sono sempre stato visto come ‘il bel ragazzetto biondo, occhi azzurri, con la macchinetta, dei Parioli’. È sempre stato tutto un susseguirsi di pregiudizi.
Già a quindici anni sapevo che, se uno avesse suonato il clacson per strada e visto uno come me alla guida, avrebbe pensato subito: ‘Ecco, un altro stronz* dei Parioli’. E questa consapevolezza mi ha ferito e fatto male.
Mi ha costretto a dover esibire una parte di me che, in realtà, nemmeno mi apparteneva. Dovevo essere ‘di più’, dovevo dimostrare che non ero quello che sembravo. E, come Jack Twist, mi sono sentito costretto ad essere over, a esagerare, per farmi rispettare”.
E ancora:
“Da ragazzino dovevo alzare le mani, impormi, per non farmi mettere sotto. Non sono mai stato un bullo, ma stavo sempre con i più grandi, i più prepotenti, i più maleducati. E, invece di entrarci in empatia o farci amicizia, mi ci scontravo: per me era l’unico modo per difendermi.
Col tempo ho capito che potevo approcciare le persone in modo diverso: se uno mi stava simpatico, anche se era un prepotente, potevo parlarci, entrarci in dialogo, provare a fargli capire che non condividevo il suo atteggiamento.
Ma ci ho messo tempo, appunto. Perché farsi accettare, soprattutto in una città come Roma e in un quartiere come il mio, dove comunque cresci in un certo tipo di realtà, è complicato.
Combatto ogni giorno contro le etichette. Ognuno si porta dietro delle ‘casacche’ che non si è messo da solo. E se sei uno che respira, che conta fino a dieci e se ne frega, magari riesci a conviverci. Ma io non ce la faccio.
Mi dà fastidio. A volte mi ritrovo a parlare da solo per strada, solo per far vedere che non sono quello che pensano. Non sopporto tutto ciò, sin dal giorno zero”.
Il rapporto con il padre e l’eredità emotiva
Filippo, parla in maniera deliziosa anche del padre:
“La persona più incredibile del mondo (la voce di Contri viene rotta dall’emozione, ndr). Quella che mi ha fatto sentire al sicuro per sempre. Mi ha dato dei valori profondi. Ma abbiamo avuto anche dei contrasti, eh. Tanti. Alcuni di quei contrasti avrei voluto risolverli, parlarne meglio, con più maturità, con una dialettica diversa.
Ma poi il tempo a disposizione finisce, l’età cambia le priorità e certe cose non si riescono più a dire. Con mia madre ci sono riuscito di più. Ho avuto anche con lei dei contrasti, ma meno forti. Però papà era… papà era unico”.
Cosa direbbe suo padre vedendolo in scena in Brokeback Mountain
A trasmetterle la passione per il cinema è stato proprio suo padre. Filippo, quindi, racconta cosa gli direbbe oggi se avesse la possibilità di verderlo sul palco in Brokeback Mountain:
“Si farebbe un sacco di risate. Mi prenderebbe in giro, direbbe battute stereotipate, maschiliste da padre di famiglia etero basico. Figuriamoci, poi, cosa direbbe con gli amici o al lavoro… Però, sarebbero le battute più dolci del mondo.
Perché mio padre era anche la persona più libera che io abbia mai conosciuto. Sarebbe felice di avere un figlio che si può permettere di baciare un ragazzo per 24 ore al giorno, per 90 giorni di fila, perché entra nei panni di una persona che ama”.
Dall’omofobia di “Amici per caso” alla libertà di Jack Twist
Filippo Contri, in passato, aveva interpretato un personaggio omofobo nel film “Amici per caso”, adesso invece, il personaggio di Jack è differente:
“In Amici per caso interpretavo un omofobo, mica un personaggio omosessuale. Forse per quello poi ho sentito il bisogno di riequilibrare le cose (ride, ndr)! Ma tempo fa ho portato in scena anche Sexual Fluidity, una specie di Brokeback Mountain moderno ambientato in un appartamento nel 2030, scritto da Silvano Spada, un testo molto forte.
Dopo quello spettacolo, in tanti mi chiedevano se fossi ‘fluido’ per davvero. Ma ho ricordato che ho scelto questo mestiere proprio perché mi permette di vivere tutte le vite che non vivrò mai nella realtà.
Voglio essere il criminale tormentato, il santo, l’amante appassionato, il filantropo, quello che cammina scalzo o bacia chiunque, se serve alla storia. Per me non conta l’etichetta: conta raccontare bene una storia, in questo caso sull’amore e sul coraggio.
Poi se davanti hai Edoardo Purgatori, che è un attore con cui c’è confidenza e fiducia vera, tutto diventa più facile. È una questione di ascolto”.
Il Grande Fratello e l’incontro con Enrico Lucherini
Filippo Contri non rinnega affatto il Grande Fratello ed anzi, racconta pure un episodio curioso:
“Il giorno che sono uscito dal Grande Fratello, mi trovai a cena con Barbara D’Urso, la conduttrice di quell’edizione, ed Enrico Lucherini, il mitico ufficio stampa. E con Enrico fu surreale: aveva 88 anni, ancora vispo come un’ape, e mi guardò dritto negli occhi, si alzò e mi disse che avrei dovuto fare l’attore. Sul momento, non diedi nemmeno peso alle sue parole e lo ascoltavo come si farebbe con un nonno, nonostante lui fosse molto serio.
Fu Barbara che mi invitò a prestargli ascolto, a chiedergli il numero e a segnarmi ogni cosa. E il giorno dopo andai nel suo ufficio. Non è che Enrico mi abbia poi spalancato chissà quali porte, ma mi diede tre consigli semplici che mi hanno aiutato: ‘Allontanati dalla televisione, trovati un corso di recitazione e trovati un agente’. Tutto come se fosse la cosa più normale del mondo”.
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