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Monique evade: la fuga dalla violenza nel nuovo libro di Édouard Louis

Nel suo nuovo memoir, lo scrittore francese torna a raccontare la madre Monique e la sua seconda evasione da un uomo violento: una storia di classe, libertà negata e alleanza queer contro il potere patriarcale.

Monique evade: la fuga dalla violenza nel nuovo libro di Édouard Louis - Matteo B Bianchi101 - Gay.it
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Édouard Louis, Monique evade, La Nave di Teseo

Una donna che fugge; prende le sue cose, chiama un taxi, poi un aereo e si allontana da un uomo violento. È la seconda volta che scappa nella sua vita, è la sua seconda evasione. La prima, molti anni indietro, dal padre dei suoi figli. Dal padre, tra gli altri, di Édouard Louis, nato Eddy Belleguele, uno dei più importanti scrittori francesi contemporanei, che della madre ha sempre raccontato – appunto – le prigionie e i dileguamenti: quelli riusciti, certo, ma soprattutto quelli neanche immaginati, quelli che avrebbe dovuto accadere e che invece mai accaddero. Dopo Lotte e metamorfosi di una donna, Louis torna in libreria con un testo che indaga ancora una volta la biografia di sua madre: Monique evade è un libro fulmineo, lungo poco più di un centinaio di pagine, piccolo nel formato, come una foto di famiglia, eppure densissimo, punteggiato di squarci.

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Èdouard Louis e sua madre, protagonista di «Monique evade» (La Nave di Teseo)

Inizia con una chiamata: da un lato della cornetta, Monique. Dall’altro, suo figlio, Édouard. Lei gli dice di voler scappare dagli abusi del suo compagno. Sul serio questa volta. Édouard non ci crede, ma lo spera, perché non può esserci libertà senza affrancamento dalla violenza né senza l’opportunità di una rivincita. Édouard non ci crede, e sbaglia. Sua madre scapperà davvero, di nascosto e da sola: il figlio è lontano. Prenderà un taxi, si muoverà per la città come non lo ha mai fatto, si infilerà nell’appartamento di Édouard. Insieme, anche se distanti, al telefono ricostruiranno da capo un’esistenza, ancora una volta saranno agenti di una metamorfosi: quella di una donna che finalmente, forse una volta per tutte, sceglie la sua vita su quella degli altri.

Fino a quel momento, Monique, come molte donne della sua generazione, soprattutto se si guarda entro i confini della working class, ha vissuto per gli altri. Non un’esistenza per sé, non la sua vita, ma il contrario, tutto un susseguirsi di ore e di giorni, poi di mesi e di vite adoperate per gli altri. Prima una vita solo per gli altri, dove gli altri sono soprattutto i maschi: i mariti, gli affetti, i figli. Poi, invece, l’opportunità di poter dire io senza contemplare un noi. Prima l’abulia, poi la decisione della metamorfosi, appunto, guidata da un figlio, che prima di lei ha cambiato tutto, nome, volto, armadio e città, per essere altro da sé, dalla sua famiglia.

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Attraverso la sua storia e quella della sua famiglia, anche in Monique evade, raccontando il suo rapporto con la possibilità della fuga, Louis getta lo sguardo sempre oltre il perimetro biografico, fa dell’autobiografia un’autrebiografia, vale a dire un memoir altrui, una confessione collettiva. Insomma, trasforma (è tutto un fatto di trasformazioni, lo scrivere di Louis) il life-writing in racconto sociale. Come si può pensare a una fuga – si chiede Louis – se non si hanno altri posti dove andare? E come si può immaginare la libertà, anche solo sperare di poter raggiungerne l’orizzonte, se non si hanno gli strumenti minimi per costruirla. Essere liberi non è una questione simbolica né un’astrazione; la libertà, anzi, è un fatto pratico. Essere liberi, essere libere, soprattutto è avere soldi e una stanza tutta per sé. Lo diceva, più o meno, Virginia Woolf. Torna a dirlo Édouard Louis. Allora, immaginare la libertà, spesso, se si è donne e se si è povere, è una frustrazione, l’anticipazione di un fallimento e, soprattutto, un gesto catastrofico. Trasformarsi al punto di essere libere e cercare la libertà al punto di trasformare radicalmente la propria vita significa perdere tutto, ritrovarsi senza niente. Come Monique, come Édouard prima di lei. Una madre e un figlio queer alleati contro la tirannia dei padri.

 

 

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