Per una vita giocatore di football arrivato fino alla Big Ten Conference, ovvero la più antica associazione sportiva universitaria di tutto il panorama sportivo statunitense, Jake Eldridge ha a lungo faticosamente taciuto la propria omosessualità, tanto da finire in ospedale per lo stress e la paura che i suoi compagni di squadra lo scoprissero.
Fin da piccolo Jake sapeva di essere gay, ma da subito “il football è diventato ciò che in un certo senso ha messo da parte tutto il resto“, ha raccontato in esclusiva a People.
Dopo che la sua famiglia si è trasferita dalla California al Texas, i genitori di Eldridge lo hanno iscritto al football americano. Quella che era iniziata come un’attività extracurricolare è diventata rapidamente la sua identità. Eccelleva, viaggiando in tutto il paese per partecipare a campus d’élite. La seconda verità, la sua sessualità, è qualcosa che ha imparato a tenere nascosta.
Jake Eldridge e il peso della repressione
Al terzo anno di liceo tutto quell’impegno ha dato i suoi frutti. Eldridge è stato reclutato alla IMG Academy, il prestigioso college preparatorio nonché centro di allenamento sportivo di Bradenton, in Florida, canale di accesso ai più grandi programmi di football universitario. In apparenza era un’opportunità da sogno. In privato ha segnato l’inizio di quello che Eldridge chiama oggi, “vivere due vite“.
“È stato come vivere in questa falsa identità per un anno“, ha confessato Jake, ora 21enne. “Mi ha davvero confuso. Ho iniziato a pensare: ‘Oh, forse è solo questo che devo essere. Forse il football è tutta la mia vita‘”. Quel senso di conflitto si è aggravato quando è stato reclutato per giocare a football universitario nella Big 10 alla Rutgers University. “Sebbene sentissi che tutto ciò per cui avevo lavorato si stesse finalmente avverando, allo stesso tempo mi sentivo come in prigione, come se questa fosse la mia vita e non avessi altra scelta“. Dopo essersi diplomato con un semestre di anticipo, Eldridge si è iscritto alla Rutgers e ha iniziato a giocare al primo anno. Esteriormente sembrava volare, ma dentro si sentiva sempre più in prigione, soprattutto quando iniziarono a circolare voci sulla sua omosessualità.
“Il mio compagno di stanza tornava a casa e mi diceva che la gente mi chiedeva se fossi gay”. “La mia più grande paura non era solo che la gente lo sapesse, ma che lo sapessero prima che io fossi pronto”.
Il ricovero e la rinascita dopo il coming out
Almeno a casa Jake si sentiva al sicuro. Eldridge ha fatto coming out con i suoi genitori mentre era ancora alla IMG Academy, con la loro positiva reazione che gli è stata enormemente d’aiuto. “Sono stati molto comprensivi”. “Mi hanno supportato per tutto il percorso“.
Ma sul campo di football alla Rutgers quella certezza non esisteva. La prima volta che Jake ha pensato di fare coming out con la squadra è stato come “buttarsi da un trampolino”. Ed è così rimasto in silenzio. “Non sai se sarà un atterraggio morbido o se finirai per terra”. “Mi toglieranno la borsa di studio? Giocherò ancora? Verrò preso di mira al punto da non voler più stare qui? È stato terrificante“.
Le sue giornate iniziavano prima delle 6 del mattino e si prolungavano fino a tarda sera, tra allenamenti, riunioni e lezioni. “Una volta tornato a casa potevo finalmente chiudere la porta ed essere me stesso per qualche ora prima di andare a dormire e ricominciare tutto da capo”. “Fingi costantemente. Non hai nemmeno il tempo di sapere chi sei o cosa ti piace veramente.”
A novembre, verso la fine della sua stagione da matricola, la pressione divenne insopportabile. Eldridge è stato ricoverato in ospedale per colite ulcerosa, una malattia autoimmune, per tre giorni. Secondo i medici la causa scatenante fu proprio lo stress. “È stato lo stress nel provare a non essere gay, di andare a letto ogni giorno e fingere di essere chi fossi per anni e anni”. “Per anni ho ripetuto: ‘Questo mi sta facendo stare male”. E poi il mio corpo finalmente lo ha dimostrato“.
Il ricovero in ospedale è diventato un punto di svolta. Il suo allenatore gli ha offerto due opzioni: trasferirsi e continuare a giocare a football, oppure ritirarsi per motivi di salute mantenendo la borsa di studio. “Non ho esitato“, precisa Eldridge. “Era finita“. Jake ha abbandonato lo sport che lo aveva definito per quasi un decennio e si è trasferito a New York. Andarsene è stato disorientante, perché il football era la sua vera identità, ma anche liberatorio. “Per otto anni è stata l’unica cosa che abbia mai detto alla gente, era quello che facevo”. “Quando me ne sono andato, ho dovuto capire chi fossi senza il football”. “Quando fai coming out ti senti come se avessi sprecato tempo. Tempo che avresti potuto dedicare a ciò che amavi veramente.”
Da sportivo professionista a influencer
Da allora Eldridge ha scoperto la sua passione per la cucina, la bellezza e il fitness, condividendo il suo percorso con migliaia di follower su TikTok, Instagram e YouTube. Con la crescita della sua piattaforma ha iniziato a considerare di parlare apertamente della propria omosessualità. Poi nel 2024, in occasione del National Coming Out Day, Eldridge ha deciso di renderla pubblica: “Il punto di svolta è stato quando online ogni giorno mi chiedevano: ‘Sappiamo che sei gay, dillo e basta'”. “Quella è stata una delle parti più difficili. Le persone all’interno della comunità ti costringono quasi a fare coming out. Ma in un certo senso mi hanno portato a dire: ‘Ecco qua. Questo sono io. Accettatelo o no'”. E le risposte sono state più che positive.
“Ricordo di averlo pubblicato mentre decollavo da Los Angeles”. “Quando sono atterrato i miei commenti erano pieni di cuori. Ho pianto. Non mi aspettavo che così tante persone si interessassero a me, figuriamoci che mi sostenessero”.
Quasi ogni giorno Jake riceve messaggi da persone che gli raccontano la loro storia. “Questa è la parte più significativa”. “Rendermi conto di aver aiutato più persone di quanto avrei mai pensato”.
Vivere apertamente ha anche cambiato il suo rapporto con il corpo e la salute. “Mi sento molto più leggero”. “Prima non riuscivo a gestire lo stress. Ora, anche quando le cose si fanno più frenetiche, faccio ciò che amo e quel peso non c’è più.”
Adesso Eldridge si augura che la propria storia possa raggiungere altri atleti che hanno paura di fare coming out.
“Fallo quando vuoi”. “Non vivere la tua vita per gli altri. Una volta che inizi a vivere per te stesso, è una delle cose più gratificanti che ci siano.”
Fonte: People


