Francia, bimbo di 5 anni stuprato durante una festa chemsex: 10 uomini incriminati, il padre indagato si dichiara “vittima”

La procura di Lille, in Francia, indaga su una grave vicenda di violenza sessuale aggravata su un minore avvenuta durante una festa di chemsex. Dieci uomini incriminati, compreso il padre del bambino che si definisce una “vittima”.

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Stupro su un bambino di 5 anni in Francia durante party chemsex
Stupro su un bambino di 5 anni in Francia durante party chemsex
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Dieci uomini sono stati incriminati in Francia per lo stupro di un bambino di cinque anni avvenuto nel febbraio 2025 durante una festa chemsex a Lille. Tra gli indagati figura anche il padre del minore, accusato di aggressione sessuale incestuosa e di complicità in stupro e violenza sessuale aggravata ai danni del figlio. Attraverso il proprio avvocato, l’uomo sostiene però di essere a sua volta una “vittima” dei fatti, dichiarazione che ha spinto la procura a invitare alla massima cautela per non compromettere la delicata inchiesta ancora in corso.

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Orrore in Francia: violenza sessuale aggravata e sottomissione chimica su bimbo di 5 anni

Secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore della Repubblica di Lille, Samuel Finielz, e riportato dall’Agence France-Presse, durante una serata organizzata nel febbraio 2025 il bambino sarebbe stato “messo in contatto con adulti di sesso maschile dal proprio padre” e avrebbe subito violenza sessuale aggravata dall’uso di sostanze chimiche.

Per l’accusa, il padre del bambino avrebbe condotto consapevolmente il figlio a una festa di chemsex, un party tra adulti, durante il quale venivano assunte sostanze psicoattive per favorire le attività sessuali. In quel contesto, il minore sarebbe stato lasciato in balia di altri uomini che, sempre secondo l’ipotesi investigativa, gli avrebbero somministrato sostanze chimiche e successivamente lo avrebbero sottoposto a violenze sessuali.

L’inchiesta è stata avviata il 15 febbraio 2025, il giorno successivo alla serata, a seguito di una segnalazione pervenuta alle forze dell’ordine che ha dato il via agli accertamenti sull’organizzazione.

Le contestazioni della procura francese riguardano reati gravissimi: “stupro e violenza sessuale con somministrazione di una sostanza alla vittima, a sua insaputa, per alterare il suo giudizio o il controllo delle sue azioni”

Ma gli inquirenti stanno approfondendo anche altri profili di reato legati all’organizzazione del party. Nel dettaglio, l’indagine riguarda anche l’ipotesi di “stupro e violenza sessuale con tortura o atti di barbarie”, la “somministrazione a un minore di età inferiore ai 15 anni di sostanze atte ad alterarne il giudizio al fine di commettere violenza sessuale” e, in un filone separato, persino la contestazione di “violenza sessuale di gruppo su un animale domestico”.

Dieci uomini incriminati, nove in custodia cautelare

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Nel corso dell’inchiesta, tra il 23 febbraio 2025 e il 22 gennaio 2026, dieci uomini tra i 29 e i 50 anni (tra cui il padre del bambino) sono stati formalmente incriminati. Nove di loro sono stati posti in custodia cautelare. Uno dei principali indagati, come rivela CNews, si è tolto la vita il 21 giugno 2025 mentre si trovava in detenzione preventiva, un evento che ha ulteriormente complicato il quadro investigativo.

La pluralità degli indagati e la durata temporale dell’inchiesta restituiscono la complessità di un caso che intreccia responsabilità individuali, uso di sostanze e dinamiche di gruppo.

La posizione del padre: “Sono anche io una vittima”

Al centro dell’attenzione vi è la posizione del padre del bambino, incriminato per aggressione sessuale incestuosa e complicità in stupro e aggressione sessuale aggravata ai danni del figlio. L’uomo, inizialmente incarcerato e poi rilasciato in attesa di processo, sostiene però di essere stato a sua volta vittima di violenze.

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In un comunicato trasmesso all’AFP e ripreso da Le Parisien, il suo avvocato, Dylan Slim-Rey, afferma che il padre “contesta con forza tutte le accuse mosse contro di lui e rimane presunto innocente”. Secondo la difesa, l’uomo sarebbe stato “anche vittima di stupro e aggressione sessuale commessi con una sostanza chimica, nella stessa sera”.

Il legale sottolinea inoltre che il suo assistito si è costituito parte civile nel procedimento e denuncia la diffusione di “elementi frammentari, parziali ed errati” che, a suo dire, non restituirebbero correttamente la realtà dei fatti.

In un’intervista rilasciata al quotidiano regionale Les Dernières Nouvelles d’Alsace, il padre ha raccontato di essere stato drogato da una coppia di uomini che vive a Lille, presso la cui abitazione si sarebbe recato quella sera. L’uomo sostiene di non aver mai partecipato in precedenza ad attività sessuali di gruppo.

Descrivendo la serata come “un buco nero con dei flash”, afferma di non ricordare chiaramente quanto accaduto e di non aver mai toccato il figlio. Una versione che, allo stato attuale, resta al vaglio degli inquirenti e non modifica la qualificazione giuridica delle accuse contestate.

L’appello della procura: “Massima cautela”

Di fronte alla crescente attenzione mediatica, il procuratore della Repubblica di Lille, Samuel Finielz, ha invitato a “essere molto cauti su tutti questi elementi”. In un comunicato stampa, la procura ha ribadito la necessità di preservare le indagini in corso, “consentire l’emergere della verità” e garantire il rispetto della presunzione di innocenza.

La prudenza richiesta riguarda sia le dichiarazioni pubbliche sia la diffusione di dettagli che potrebbero interferire con il lavoro degli investigatori o con il futuro iter giudiziario.

Secondo quanto comunicato dalla procura, il bambino è stato intanto affidato alla madre, dalla quale il padre era già separato prima dei fatti. La potestà genitoriale del padre, così come i diritti di visita e di ospitalità, sono stati sospesi.

La protezione del minore rappresenta l’aspetto prioritario dell’intervento delle autorità, insieme all’attivazione di percorsi di supporto psicologico e sociale adeguati alla gravità delle violenze subite.

Cos’è il chemsex

Chemsex

Il chemsex è un termine che nasce dalla contrazione delle parole inglesi chemicals (sostanze chimiche) e sex e indica rapporti sessuali accompagnati dall’assunzione intenzionale di sostanze psicoattive, utilizzate per alterare lo stato di coscienza, ridurre le inibizioni, prolungare la durata degli incontri o intensificare le sensazioni fisiche ed emotive, con rischi significativi per la salute fisica e psicologica.

È fondamentale distinguere tra pratiche consensuali tra adulti, che rientrano nella sfera delle libertà individuali – ma non sono prive di conseguenze sul piano sanitario, relazionale e sociale – e situazioni in cui l’uso di droghe diventa strumento di coercizione, abuso o sottomissione chimica, configurando reati penali gravi.

In particolare, quando sono coinvolti minori o quando le sostanze vengono somministrate senza consenso, il chemsex esce completamente dall’ambito descrittivo del termine e rientra a pieno titolo nella violenza sessuale aggravata. Nel caso di Lille, gli inquirenti parlano esplicitamente di sottomissione chimica, un’aggravante che configura un uso criminale delle sostanze.

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