L’inchiesta firmata da Selvaggia Lucarelli e pubblicata su Il Fatto Quotidiano, poi ripresa in forma ridotta nella sua newsletter “Vale tutto”, raccoglie numerose testimonianze attribuite a lavoratori ed ex lavoratori dell’azienda guidata da Brunello Cucinelli e il quadro, non è esattamente idilliaco.
Nel lavoro giornalistico, Lucarelli racconta di aver ricevuto in pochi giorni una grande quantità di messaggi, mail e WhatsApp da persone che volevano condividere la propria esperienza professionale nell’azienda.
Tra questi, ex dipendenti arrabbiati o delusi, ma anche dipendenti attualmente in servizio che, secondo quanto riportato, resterebbero solo per necessità economica.
Secondo quanto emerge dall’inchiesta, le testimonianze arrivano da maglieriste, personale di magazzino, dipendenti degli uffici, lavoratori dei negozi e anche figure con ruoli di responsabilità.

In questo articolo
- 1 Brunello Cucinelli non è quello che sembra? L’inchiesta di Selvaggia Lucarelli
- 2 Il modello del “capitalismo umanistico” e il racconto pubblico dell’imprenditore
- 3 Il progetto Solomeo e il controllo estetico del territorio di Brunello Cucinelli
- 4 Il tema dell’assenza del sindacato
- 5 Rapporti interni e gestione gerarchica
- 6 Pausa pranzo e organizzazione del lavoro
- 7 Controllo degli orari e flessibilità
- 8 Dress code, estetica e clima interno: orari e “sabati solidali”
- 9 Clima aziendale, salute mentale e mansioni extra
- 10 Il tema della svalutazione dello studio
- 11 La mancata replica dell’azienda di Brunello Cucinelli
Brunello Cucinelli non è quello che sembra? L’inchiesta di Selvaggia Lucarelli
Tra gli episodi citati compare il racconto della giornalista Antonella Ciocca, che secondo quanto riportato avrebbe vissuto un momento di forte imbarazzo durante un evento pubblico.
Nel testo viene riportato il suo racconto:
“Cucinelli aveva chiesto di iniziare alle 8,30 e tutti eravamo lì puntuali. Lui è arrivato con un’ora di ritardo, nervoso. A un certo punto ho citato un dato economico relativo a un suo investimento e lui mi ha aggredita dicendo che era sbagliato, che se le sue segretarie fossero state come me sarebbe fallito.
Mi ha dato praticamente della cretina, tanto che poi si è girato di schiena e non mi ha più rivolto la parola. Ho provato a difendermi, dall’umiliazione mi si è rotta la voce, stavo per piangere. Quando è finito tutti i dermatologi mi hanno fatto cerchio intorno mortificati, per consolarmi”.
Il modello del “capitalismo umanistico” e il racconto pubblico dell’imprenditore
Nel racconto pubblico, Brunello Cucinelli ha costruito la propria immagine attorno all’idea di capitalismo etico e centrato sulla persona.
Durante il G20, evento a cui fu invitato dall’allora premier Mario Draghi, l’imprenditore dichiarò:
“Da ragazzo vidi gli occhi lucidi di mio padre umiliato e offeso sul lavoro, e ancora oggi non capisco perché si debba umiliare ed offendere, ma ispirato dal dolore che lessi in quegli occhi decisi che il sogno della mia vita sarebbe stato quello di vivere e lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano. Volevo un’impresa che facesse sani profitti, ma lo facesse con etica, dignità e morale”.
Secondo quanto riportato nell’inchiesta, proprio questa distanza tra immagine pubblica e racconti interni rappresenterebbe il nodo principale delle testimonianze raccolte.
Il progetto Solomeo e il controllo estetico del territorio di Brunello Cucinelli
Lucarelli racconta anche il ruolo centrale del borgo umbro di Solomeo, sede dell’azienda e simbolo del progetto imprenditoriale e culturale di Brunello Cucinelli.
Secondo alcune testimonianze riportate, il paese sarebbe stato soprannominato “Solomio”, con riferimenti a una forte presenza dell’imprenditore nella gestione estetica e urbanistica del territorio.
Nell’inchiesta si parla anche di sistemi di vigilanza e telecamere.
Una fonte locale racconta:
“Ti rifà il paese che è un gioiellino tipo Disney ma se hai una casa “brutta” la compra e la butta giù. Ha anche la vigilanza privata che controlla il paese”.
Il tema dell’assenza del sindacato
L’inchiesta riporta anche elementi legati all’assenza di rappresentanza sindacale interna.
Viene citata una dichiarazione del segretario CGIL dell’epoca, Sgalla:
“Sappiamo che qualche giorno prima il proprietario dell’azienda, il signor Cucinelli, ha convocato tutti i lavoratori ad un incontro in fabbrica e questi, naturalmente in maniera libera, hanno partecipato e ascoltato quello che il loro datore di lavoro aveva da dire, comprese le sue opinioni sui sindacati, sulla loro utilità e sulla loro contemporaneità”.
Rapporti interni e gestione gerarchica
Secondo diversi racconti riportati, esisterebbe una consuetudine non scritta per cui l’imprenditore non gradirebbe essere salutato dai dipendenti, salvo casi specifici.
Tra le testimonianze:
“Non ama essere salutato ed è una delle prime cose di cui vieni informata quando vieni assunta”.
Pausa pranzo e organizzazione del lavoro
La pausa pranzo di un’ora e mezza, spesso citata come punto di forza del modello aziendale, secondo alcune testimonianze rappresenterebbe un limite organizzativo per chi vive lontano dalla sede.
Una dipendente racconta:
“Chi invece abita un po’ più lontano è costretto ad aspettare del tempo infinito a girarsi i pollici nella campagna perugina”.
Controllo degli orari e flessibilità
Sempre secondo l’inchiesta, l’assenza del cartellino non coinciderebbe necessariamente con maggiore libertà lavorativa.
Tra i racconti:
“Non esiste il cartellino per le timbrature e te la raccontano come un “non abbiamo bisogno di controllare i dipendenti””.
Dress code, estetica e clima interno: orari e “sabati solidali”
Molte testimonianze descrivono un forte controllo sull’estetica personale e sull’ambiente lavorativo.
Tra i racconti:
“Dovevamo vestirci tutti di beige o bianco”.
Alcune testimonianze mettono in discussione il racconto pubblico sugli orari:
“È vero alle 17.30 si esce, ma nessuno menziona i sabati “solidali””.
Clima aziendale, salute mentale e mansioni extra
L’inchiesta riporta racconti legati a burnout e pressione psicologica:
“Lavorare con Brunello è stato un incubo travestito da sogno”.
Alcune testimonianze riferiscono che solo le donne avrebbero svolto attività di servizio interno:
“Solo noi donne dovevamo portargli la merenda e a richiesta il caffè”.
Il tema della svalutazione dello studio
Secondo quanto riportato, l’imprenditore avrebbe espresso più volte posizioni critiche verso il valore degli studi universitari.
Una testimonianza riporta:
“Alle lauree triennali disse agli studenti che avevano buttato via tre anni di vita”.
La mancata replica dell’azienda di Brunello Cucinelli
Secondo quanto scritto da Lucarelli, l’ufficio stampa dell’azienda di Brunello Cucinelli avrebbe risposto:
“Gentile Selvaggia Lucarelli, da parte nostra non c’è volontà di approfondire ulteriormente. Grazie e buon lavoro”.
Messaggio che, secondo quanto riportato nell’inchiesta, sarebbe stato inviato alle 19.30.
L’articolo di Selvaggia Lucarelli raccoglie testimonianze che, allo stato attuale, restano attribuite alle fonti intervistate e al lavoro giornalistico dell’autrice. Non risultano repliche di merito da parte dell’azienda o dell’imprenditore sui singoli episodi citati.
L’inchiesta, però, riapre un fortissimo dibattito sui modelli aziendali e lo storytelling imprenditoriale.
L’enorme distanza tra comunicazione pubblica e percezione interna dei lavoratori rappresenta un nodo molto opaco del sistema imprenditoriale di Brunello Cucinelli trincerato dietro un silenzio che, da oggi, incomincia a fare decisamente rumore.
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Il Greenwashing organizzativo è pratica di tutte le aziende. La narrazione nasconde sempre un ambiente moco meritocratico e orientato al mantenimento del controllo. Almeno Cuccinelli lo fa nella sua azienda. Molti lo fanno in contesti poco trasparenti: fondazioni, banche locali etc etc....
Come Giordano Bruno, v'é il coraggio d'esser non conformi necessariamente a chi 'si sforza' di non esser reazionario.
Quindi, conservare un posfo di lavoro é ad oggi, deludente. Quindi, se il Titolare d'una Azienda non é d'accordo coi dati di una consulente é da padre padrone. Quindi, se acquista una casa diroccata é immorale. Quindi, se un Imprenditore decide una linea di modello organizzativo é detestabile. Quindi, se un Imprenditore decide ruoli, secondo un proprio criterio é perseguibile. Quindi, se un Imprenditore non ricorre all'uso del cartellino é ipocrisia. Quindi, se un riorganizzatore ambientale, decide di sorvegliare le aree sanate a sue spese é invasivo. Insomma, vorrei destare un poco la coscienza di chi vive nel presente, contribuendo in ruoli come quello di dipendente. Pensate che sian poi cosí diffusi, ambienti di lavoro, ove la gerarchia non sia presente? Persino il prete, l'insegnante, il medico, devono render conto a un superiore. Esso, non é mai scelto da chi é subaltermo, anzi, spesso é persino detestato da chi deve render conto. Ora, se ci tenete ad infamar esempi cui dovremmo anche orientarci, fate pure; ma per l'amor del cielo, siate obiettivi, oppure il tutto avrá l'aspetto d'un complotto macchinoso. Se lo vogliamo smitizzare un poco, non potrá che fargli bene, ma costoro, rappresentano comunque un buon esempio da lodare. Sputar nel piatto, ove si mangia é un sacrilegio, specie di questi tempi. (paroladigio)
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