Quando la Rai ha ufficializzato il nome di Stefano De Martino come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027, la reazione è stata immediata.
La voce circolava già da settimane, ma l’annuncio durante la finale dell’edizione 2026 ha trasformato l’indiscrezione in solida realtà.
Da quel momento sono arrivati applausi, ma anche tante critiche. Alcuni vedono nella scelta un segnale di rinnovamento per il Festival. Altri sostengono che De Martino non abbia il profilo giusto per guidare la manifestazione musicale più importante della televisione italiana.
La discussione però spesso si concentra su argomenti marginali, mentre la questione principale riguarda il ruolo che Sanremo ha assunto negli ultimi anni.

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Stefano De Martino a Sanremo 2027: la notizia che ha spaccato il pubblico
Il Festival resta una competizione musicale, ma negli ultimi anni è diventato molto di più. È uno spettacolo televisivo costruito su linguaggi diversi, dalla musica alla comicità, fino al racconto pop che attraversa social network e televisione.
Lo ha spiegato chiaramente anche il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai Williams Di Liberatore:
”Non parliamo solo di caratteristiche musicali. Ho insistito molto nel dire che nel Festival è cambiata notevolmente l’esposizione della musica e delle canzoni, Sanremo è uno show a 360 gradi. La musica è uno degli ingredienti principali ma non è l’unico, Sanremo non è più solo musica e canzoni”.
In questo contesto la figura del conduttore diventa centrale. Servono presenza scenica, ritmo televisivo, capacità di gestire imprevisti e dialogare con artisti, ospiti e pubblico.
Sono proprio queste qualità che negli ultimi anni hanno definito il percorso televisivo di Stefano De Martino.
Il pubblico ha conosciuto Stefano De Martino nel 2009 ad Amici di Maria De Filippi, dove si è classificato primo tra i ballerini. La sua formazione nasce dalla danza, dopo una borsa di studio al Broadway Dance Center di New York.
Da lì è iniziato un percorso televisivo che lo ha portato a ricoprire ruoli sempre più centrali. È stato inviato a L’Isola dei Famosi, mentore a Selfie – Le cose cambiano, poi conduttore di programmi come Made in Sud e del late show Bar Stella.
Dal 2019 guida Stasera tutto è possibile, comedy show di Rai 2 che negli anni ha consolidato ottimi risultati di ascolto. Nel cast compaiono spesso Francesco Paolantoni, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito e Biagio Izzo, mentre tra gli ospiti non mancano Brenda Lodigiani, Elettra Lamborghini e molti altri volti della comicità e dello spettacolo.
Questa squadra ha contribuito a rendere il programma uno degli appuntamenti più riconoscibili della rete. Un gruppo di lavoro affiatato che negli anni ha costruito un linguaggio televisivo molto preciso.
Per questo qualcuno immagina che parte di quella squadra possa comparire anche sul palco dell’Ariston. Non è una certezza, ma è il modo in cui molti conduttori costruiscono i propri progetti televisivi.
Stefano De Martino, il rapporto con la musica esiste ben prima di Sanremo
Una delle critiche più ripetute riguarda la presunta mancanza di competenze musicali. Stefano De Martino non è un critico musicale, questo lo sappiamo tutti.
La sua carriera però ha incrociato più volte il mondo musicale. Nel 2019 ha condotto su Rai Radio 2 The Voice of Radio 2 insieme ad Andrea Delogu, commentando il talent The Voice of Italy.
Ha partecipato al videoclip di Mal di testa, brano di Elodie, e ha guidato eventi musicali come La Notte della Taranta e Tim Summer Hits, programma televisivo dedicato alla musica pop italiana.
Nel Festival la direzione artistica non è mai un lavoro solitario. Anche Amadeus e Carlo Conti si sono sempre affidati a collaboratori e consulenti musicali.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la struttura che accompagnerà De Martino seguirà proprio questa logica. La parte televisiva sarà gestita dal conduttore e dal suo gruppo di autori, mentre la componente musicale verrà seguita da professionisti del settore.
Tra i nomi circolati c’è quello di Fabrizio Ferraguzzo, figura che ha lavorato anche con i Måneskin.
Le critiche personali e le polemiche sul titolo di studio
Alcuni commenti hanno preso una strada diversa. La critica musicale Marinella Venegoni ha ricordato sui social che De Martino avrebbe la terza media.
L’informazione non è corretta. Il conduttore ha conseguito un diploma al liceo artistico con indirizzo fotografico e grafico. In ogni caso il titolo di studio non è mai stato il criterio con cui si scelgono i conduttori del Festival.
Negli anni Sanremo è stato guidato da professionisti provenienti da percorsi molto diversi tra loro. La televisione, come molti altri mestieri creativi, misura il lavoro soprattutto attraverso l’esperienza sul campo.
La polemica sulle amicizie politiche
Un altro tema ricorrente riguarda la presunta vicinanza di De Martino ad ambienti politici legati al governo. In particolare è tornata a circolare la voce di un rapporto amichevole con Arianna Meloni.
Questo elemento è stato spesso utilizzato per mettere in discussione la sua nomina. Il collegamento tra amicizie personali e capacità professionali però resta tutto da dimostrare.
Nel mondo dello spettacolo le relazioni personali esistono da sempre. Non definiscono automaticamente il talento di un conduttore né la qualità di un progetto televisivo.
Perché la scelta Rai non è così sorprendente
Oggi Stefano De Martino è uno dei volti più popolari della televisione italiana. Ha 37 anni, un rapporto diretto con il pubblico e una presenza scenica costruita negli anni.
Questo non significa che Sanremo 2027 sarà semplice da gestire. Il Festival resta la macchina televisiva più complessa del Paese e ogni edizione porta con sé aspettative enormi.
Avere dubbi è legittimo. Le critiche però diventano più utili quando riguardano il progetto artistico e non aspetti personali o informazioni inesatte.
Il Festival è ancora lontano. Nei prossimi mesi si capirà quale forma prenderà il Sanremo di Stefano De Martino e quale squadra lo accompagnerà.
Nel frattempo (e totalmente a “fiuto”), siamo certi che farà bene e sarà in grado di costruire un bel Festival moderno e lontano (per fortuna!) dalle dinamiche “democristiane” di Carlo Conti.
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